(foto  Philippe Antonello)

Il tempo non è mai passato ne La Rivincita di Natale di Pupi Avati

(foto Philippe Antonello)

Se l’anno scorso, a trent’anni dalla sua uscita, avevamo celebrato lo straordinario Regalo di Natale di Pupi Avati, quest’anno parleremo dell’altrettanto brillante sequel uscito ben diciotto anni più tardi, nel 2004, ovvero La Rivincita di Natale. Protagonisti ancora loro cinque: Diego Abatantuono, Gianni Cavina, Alessandro Haber, Carlo Delle Piane e George Eastman. Tutti cambiati, tutti uguali. Nuovamente pronti a tornare a sfidarsi, senza esclusioni di colpi, su quel tavolo verde. Ancora una volta a Bologna, ancora una durante la notte di Natale.

Franco Mattioli (Diego Abatantuono) uscì distrutto dalla partita del 1986, truffato dall’Avvocato Santelia e dal suo ex migliore amico Ugo (Gianni Cavina). Eppure Franco cadde in piedi, salvato dal suocero, e ora (2004), è un ricco imprenditore proprietario di un importante catena di cinema in Lombardia: dalle salette di trent’anni prima alle multisale, davvero un bel salto. Eppure la ricchezza non gli basta, dormiente nel suo profondo è la sete di rivincita di quella notte. Così, ad una festa nella sua sfarzosa dimora, conosce il dottor Renato Delai (Osvaldo Ruggieri), oncologo, che si mostra molto appassionato al gioco d’azzardo e in particolare della storica partita, di cui conosce quasi tutti i dettagli. Delai rivela a Franco di esserne stato messo al corrente da un suo paziente malato di cancro, Lele Bagnoli (Alessandro Haber). “Lei è ancora il suo eroe” dice Delai a Franco il quale, durante la festa, inizia a scambiare occhiate inequivocabili con la splendida moglie di lui, Elisa (Petra Khruz).

Franco decide così di recarsi subito a Bologna per incontrare Lele (ormai ex giornalista cinematografico, è addetto dal comune a presidiare un archivio di vecchi film), stralunato e ormai rassegnato a morire nel giro di poco tempo (chiede a Franco di comprargli una tomba negli USA, nel cimitero dove c’è il suo idolo, il regista John Huston). Franco, come sempre apparentemente cinico, gli dice che vuole organizzare la rivincita della partita. Per questo subito dopo raggiunge Ugo, cameriere in un ristorante che entra ed esce dal carcere. Gli “molla” una bella cifra d’anticipo e gli chiede di giocare con lui contro l’Avvocato Santelia (Carlo Delle Piane). Per questo Franco chiede ad Ugo di andare a convincerlo di persona in Calabria. Il viaggio sarà proficuo: l’Avvocato, dopo un’iniziale titubanza (sagacissimo, prevede già tutte le mosse di Franco), accetta. Così non resta che sentire Stefano (George Eastman), che convive con un ricco mercante d’arte e che ancora una volta metterà a disposizione la villa per la partita.

La Rivincita di Natale 1

Franco intanto cerca di istruire Lele, sempre più confuso ed insicuro, a fare la parte del “baro”. Per lui, Franco prova pena, soprattutto quando incontrando il Professor Delai fuori dall’ospedale, ha la conferma che la malattia potrebbe presto portarlo via. Nel frattempo Elisa raggiunge Franco a Bologna e i due passano diverse notti insieme. La ragazza è preoccupata per l’eventualità che il marito scopra il tradimento, così Franco, per la lunga notte della partita, decide di affittarle una camera d’albergo, con la promessa che tornerà a riprenderla la mattina seguente. La vigilia arriva. Il tavolo da gioco è ancora più professionale, così come le carte, così come lo splendido (e tecnologico) albero di Natale che fa nuovamente da sfondo. Franco, Ugo, Lele, Santelia e Stefano: rieccoli seduti in cerchio, pronti a giocare. In tutti i sensi.

Franco è già sotto di diverse migliaia di euro quando, dopo una telefonata del vero professor Delai, rintracciato dall’amico Pietro, ha la conferma di quanto già sospettava: il falso Delai non è altro che un finanziatore di bische clandestine e che Lele ha finto la malattia per incastrarlo. Franco rivela ad Ugo quanto scoperto; questi lo invita ad andarsene e a rinunciare alla rivincita. Franco non desiste e smaschera Lele, il quale chiede però ben 100 poste per giocare (un milione di euro), a quel punto lo stesso Ugo è costretto a rivelarsi: anche lui era d’accordo con Lele ed il finanziatore. Può iniziare così la vera partita con Ugo e Lele che stavolta possono giocare pesante. Lele, anche con l’aiuto di Ugo, riesce a vincere più volte e Franco appare ormai sfiduciato e poco lucido per via della vodka che ha bevuto.

La Rivincita di Natale 2

Prima dell’ultima mano, quando mancano ormai solo 8 minuti alla fine delle 4 ore di gioco prefissate, Franco chiede ben 150 poste, lasciando sgomento Stefano che cerca inutilmente di dissuaderlo. L’avvocato fa le carte e serve un full di jack a Ugo ed un poker di donne a Lele; lui stesso e Stefano abbandonano la mano mentre Franco cambia 4 carte e rilancia per un milione di euro, Stefano, per evitare che perda tutto, cerca invano di far annullare la mano. Ugo, Lele e Franco si giocano tutto e, rivelati i punti, Lele è ormai convinto di aver vinto senza neanche aver visto le carte di Franco, che lo lascia di stucco con 4 assi.

Infatti Franco era d’accordo con l’avvocato (che gli ha servito i 4 assi) e con Stefano (il cui tentativo di annullare la mano era solo un modo per sottolineare l’apparente stato d’alterazione di Franco). Ugo e Lele se ne vanno sconfitti dopo aver perso tutto, mentre Franco, dopo aver diviso la vincita con Stefano e l’avvocato, spiega che in realtà fin dall’inizio aveva avuto dei sospetti sull’invito a riprendere la vecchia partita per due motivi: primo, il dottore non era convincente, secondo, la ragazza era troppo bella: (“una così non si sarebbe mai innamorata di me a prima vista, nemmeno se avessi avuto vent’anni”). Infatti quando Franco torna nella camera della pensione dove aveva accompagnato Elisa, la trova naturalmente vuota.

La Rivincita di Natale 3

Rispetto al primo Regalo di Natale, questa Rivincita, pur avendo un intreccio più fitto e misterioso, perde qualcosa nell’atmosfera. Un’inezia, perché le prove sempre maiuscole dei protagonisti giganteggiano ancora una volta. Se nel primo film i flashback erano rivolti al passato da amici inseparabili (separati solo da una donna) di Franco e Ugo, in questo sequel i ricordi tornano alla partita del 1986, con continui rimandi, fino all’ultima inquadratura. Anche se il tempo è passato, antichi rancori non si sono ancora sopiti. Crudeltà e desiderio di vendetta sono ai massimi livelli, nuovamente, in un teatrino di finta amicizia, di non convincente e solo apparente buonismo. Reale è invece la sete di danaro di predominazione, come se quelle carte fossero simbolo e mezzo di autoaffermazione dopo fallimenti e umiliazioni. Una brama che annebbia le coscienze e che gioca in squadra con la psiche: sono i più furbi e intelligenti (oltre che ricchi) a vincere. Ai miseri Ugo e Lele non restano neanche le briciole.

Dal Regalo alla Rivincita, non ci stanca mai di vedere questi due film di Pupi Avati. Il tempo tra i due è solo relativo e si riesce a decifrare solo dal look. Sempre, e ancor di più, attuali sono l’egoismo e la cattiveria dell’Uomo di questi tempi: un sorriso di facciata che nasconde, come un animale feroce, un coltello dietro la schiena.

Giacomo Aricò