Halloween

Jamie Lee Curtis e John Carpenter, è ancora Halloween!

Dopo aver rivisto al cinema La Notte delle Streghe, in Halloween – nelle sale dal 25 ottobre – Jamie Lee Curtis torna a interpretare il suo iconico ruolo di Laurie Strode che si trova al confronto finale con Michael Myers, la figura mascherata che l’ha perseguitata sin da quando è a malapena sfuggita alla sua follia omicida in una notte di Halloween di quarant’anni fa. Il Maestro dell’horror John Carpenter è il produttore esecutivo e anche il consulente creativo di questo nuovo film diretto da David Gordon Green.

Torna il mostro di Carpenter

Riflettendo su quello a cui aveva dato vita con la co-sceneggiatrice Debra Hill, John Carpenter si rese conto del perché il pubblico continuasse ad essere terrorizzato da questo tipo di incarnazione della paura: “Michael Myers, con la sua maschera e l’uniforme da benzinaio, è un personaggio che sta a cavallo tra l’essere umano e il soprannaturale. È l’incarnazione del male, è spietato e non c’è alcuna argomentazione o preghiera a Dio che ti possa salvare. Ha un unico scopo: ucciderti. Michael Myers è una forza implacabile della natura, sta arrivando e devi toglierti dalla sua strada”.

Sceneggiatura a sei mani

Per questo sequel, gli sceneggiatori Jeff Fradley, Danny McBride e David Gordon Green, sono partiti da una premessa incredibilmente semplice, ma geniale: hanno immaginato cosa sarebbe successo se Michael Myers fosse stato catturato alla fine di Halloween – La Notte delle Streghe e se Laurie e Michael non fossero stati effettivamente fratello e sorella, ma piuttosto due estranei il cui incontro casuale avrebbe cambiato l’arco delle loro vite? Cosa ne sarebbe stato della storia iniziata alla fine degli anni ‘70 e come sarebbe cambiata la prospettiva narrativa dell’eroina e del suo antagonista?

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Una svolta decisa

McBride afferma che lui e i suoi amici scrittori non avevano alcun interesse nel rifare Halloween – La Notte delle Streghe, ma piuttosto erano attratti nello spostare la storia in una direzione mai considerata prima: “abbiamo pensato che Laurie Strode fosse un modo interessante per farlo, quindi perché non trovare una nuova linea temporale che potesse connettersi al primo film ed esplorare un percorso diverso. Sapevamo che se avessimo intrapreso una svolta così decisa, avremmo dovuto cambiare le cose in modo da non finire per ripercorre il sentiero già imboccato da altri prima di noi”.

John Carpenter accetta la sfida

Con lo script in mano e madidi di sudore, gli amici avevano finalmente la possibilità di portare la loro storia direttamente al Maestro dell’Orrore, che era stato consulente creativo sugli altri capitoli di Halloween, ma che da allora non aveva più diretto nessun un altro film della serie. Era fondamentale per i tre uomini che Carpenter fosse dei loro: “se volevamo continuare a essere autentici e rispettare il film di John del 1978, come ci eravamo prefissati, dovevamo avere la sua benedizione e avremmo dovuto baciare le mani del padrino – riassume David Gordon Green – l’incontro andò alla grande e lui espose anche alcune idee e alcune preoccupazioni e come in ogni sana conversazione creativa, ne discutemmo”.

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Torna Jamie Lee Curtis

Per oltre due terzi della sua vita, Jamie Lee Curtis ha vestito il mantello del protettore e guardiano di Laurie Strode. Verso la fine degli anni ‘70, l’eroina a cui la Curtis aveva dato vita, ha realizzato ciò che poche altre donne sullo schermo prima di lei, a lungo relegate nel ruolo delle damigelle in difficoltà, avrebbero considerato come una probabilità o una concreta possibilità in un film horror: è sopravvissuta. Armata solo di un gruccia, un ferro da calza e la volontà di sopravvivere, l’adolescente ha combattuto contro una maligna creatura senza volto che aveva violato il suo mondo e ucciso i suoi amici. Rifiutandosi di essere una vittima, la fantastica Jamie Lee Curtis ha creato insieme a Carpenter e alla sua collaboratrice Debra Hill, qualcosa che cambiò istantaneamente il modo di narrare le storie sul grande schermo. Le donne potevano, anzi, dovevano reagire e nessun maschio o uomo nero gli impedirà di combattere fino alla morte.

Dopo essere apparsa in altri tre film del ciclo di Halloween dall’originale del 1978, l’attrice, scrittrice nonché attivista, pensava di aver detto definitivamente addio al suo personaggio quasi 16 anni fa. Quando però poi ha parlato per la prima volta con il regista Green, ha capito che tutto sarebbe cambiato. Il fatto che la sceneggiatura di questo nuovo film abbia abbracciato e sostenuto ciò in cui ha sempre creduto è stata la molla che ha convinto la Curtis ad entrare in questa produzione non solo come protagonista, ma anche come produttore esecutivo: “questo è un film con una sua storia, ma legata al passato, praticamente quella stessa storia, ma 40 anni dopo – racconta la Curtis – i due film, fianco a fianco, sono due perfetti reggilibri ideali che sostengono la stessa storia per due generazioni diverse, l’uno rivolgendosi ai ragazzi di oggi nello stesso modo, semplice, chiaro e iconico in cui lo aveva fatto Halloween – La Notte delle Streghe a suo tempo”.

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Laurie, 40 anni dopo

Indubbiamente la Curtis si è affezionata a Laurie per molto tempo e per questo comprende come anche le altre persone siano così legate a quella fatidica notte. Parlando del suo primo ruolo cinematografico ricorda: “Laurie Strode era una studentessa del liceo, intelligente, che si affacciava alla vita. Probabilmente stava studiando per i test universitari, scegliendosi il college, quando Michael Myers si è palesato. La sua vita è stata sconvolta in un paio di secondi senza che potesse farci nulla. Cosa è successo dopo viene raccontato in questo film; quaranta anni dopo, questa donna capisce che Michael Myers tornerà, e che lei, e la sua famiglia, devono essere preparati: ma nessuno le crede”.

La Curtis è stata attratta dall’idea che gli sceneggiatori hanno avuto di una donna che ha passato la sua intera vita, 365 giorni all’anno, a prepararsi al ritorno del mostro che aveva violato il suo mondo. Ha deciso scientemente di rifiutarsi di essere una semplice vittima di Michael Myers, e ne ha fatto una ragione di vita: “ogni giorno Laurie guida verso il sanatorio e chiama gli agenti di polizia per verificare che ci sia una guardia armata a sorvegliare l’area – rivela l’attrice – è metodica nel suo obiettivo, e in questo senso per lei tutto il resto non conta nulla. L’infanzia le è stata strappata via, gli amici, il divertimento, qualsiasi scopo di vita, è stato rimosso nel suo intento di assicurarsi che Michael Myers rimanga dietro le sbarre dell’istituto psichiatrico, o che venga trasferito in un penitenziario di massima sicurezza”.

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Myers è il Male

Jamie Lee Curtis ci parla proprio di ciò che rende il Mostro così terrificante, considerando che Michael Myers in quella maschera è un po’ come un test di Rorschach per tutti noi, perché tendiamo a vederci ciò di cui abbiamo più paura: “la cosa straordinaria sulla creazione di questo personaggio, e sul motivo della sua longevità, è che non ha una definizione, nessuna logica , nessuna analisi, nessuna motivazione profonda. Non c’è nulla e lui stesso è nulla. In quello stato privo di tutto, questo vuoto può essere o pura felicità o puro male. Ovviamente, nel suo caso, è puro male”.