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Joel e Clementine, il vero Amore eternamente risorge

È la mattina del giorno di San Valentino. Joel Barish si sveglia nervoso, malinconico. Triste e svuotato. Decide di disertare il lavoro e di prendere invece un treno per Montauk. Raggiunge la spiaggia, bagnata dalla gelida acqua dell’Oceano Atlantico. In riva, scorge in lontananza una ragazza. Sembra essere il riflesso di se stesso, anche lei scruta l’orizzonte, smarrita, nostalgica. Si chiama Clementine. I due poco dopo si ritrovano alla stazione, si presentano, si innamorano. O meglio, sono sempre stati innamorati.

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Inizia così The Eternal Sunshine of the Spotless Mind, il film fanta-romantico diretto nel 2004 da Michel Gondry nel 2004 nato dal profondo genio di Charlie Kaufman. La sua sceneggiatura, originale, venne premiata con l’Oscar nel 2005. “Quando scelsi il titolo Eternal Sunshine of the Spotless Mind – racconta Kaufman – tutti mi dissero che non se lo sarebbe ricordato nessuno. Ma la cosa fantastica è che ora lo ricordano tutti senza difficoltà. Chiunque abbia visto il film conosce il titolo”. Un titolo (tratto da un verso di Alexander Pope in Eloisa to Abelard, 1717) che in Italia venne tradotto con il più banale (e avvilente) Se Mi Lasci Ti Cancello. Ma quello che a noi interessa è il contenuto di una pellicola che, anno dopo anno, entra sempre di più nel cuore della gente. Un fenomeno che accade quando il Cinema riesce a raccontare l’Amore attraverso schemi non convenzionali, fregandosene di cliché e formule vincenti viste e riviste all’infinito.

Kaufman è riuscito a dipingere un quadro che non smette di emozionare e sorprenderci. Sempre più – come solo le grandi menti riescono a fare – a passo con lo stato d’animo del nostro tempo, così vicino eppure così lontano da un quindicennio fa. E quando una pellicola diventa “di culto”, i suoi effetti la portano fuori dal solo campo dell’Arte. Ogni suo frammento visivo, ogni dettaglio, appaga l’anima e diventa una medicina per lo spirito. The Eternal Sunshine of the Spotless Mind è così una delle più grandi storie d’amore di sempre. Una storia capace sia di celebrare che, se possibile, di salvare, l’amore. O meglio ancora: di definirlo. L’Amore come qualcosa di congenito, di inevitabile, anche quando vogliamo disfarcene, anche quando vogliamo cancellarlo, anche fisicamente, dalla nostra testa. Ma il motore delle nostre azioni, si trova solo in un posto, nel cuore. Quel muscolo (così diverso dalla forma rossa stra-abusata di oggi in emoticon, grafiche e gesti con le mani che sempre più sostituiscono il verbo) che si agita e batte più forte quando pensiamo alla persona che ci completa.

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I protagonisti di questa storia sono Joel e Clementine, interpretati dai superbi, ispirati e affiatati Jim Carrey (qui devastante, in positivo, anche come attore più drammatico) e Kate Winslet. Quando li vediamo sdraiati sul lago ghiacciato, immagine simbolo della locandina del film, vediamo il momento sublime della coppia, quello in cui “non ci manca niente per essere più felici di così”. Eppure Joel e Clementine ne hanno passate e ne passeranno di turbolenze. Quelle potenti, capaci di infrangere e distruggere tutto. L’inizio del film che ho descritto sopra è in realtà l’antipasto del finale. I due infatti si erano già conosciuti, frequentati e amati fortemente. La loro è stata una relazione che nel tempo ha iniziato progressivamente a sgretolarsi. Sfiancata e lentamente spenta dalla routine, dai loro rispettivi difetti, dal fatto di essersi appiattiti perdendo per strada sogni e obiettivi (anche di coppia) che un tempo sapevano muoverli.

Joel e Clementine, così simili e così diversi. Lui più compassato, troppo educato e rispettoso, eccessivamente timido. Eppure così buono, dolce e romantico. Lei più istintiva, sempre bisognosa di cambiamenti (come la tinta dei suoi capelli) e di “caos”, terrorizzata dalla noia. Eppure così passionale e travolgente, una di quelle ragazze che fanno più rumore quando non ci sono rispetto a quando ti rintronano con la loro voce che parla di tutto. È stata proprio lei a decidere di cancellarlo quando si è sentita arrivata al capolinea. Si è affidata ad una clinica specializzata chiamata Lacuna e ha deciso di liberarsene per sempre. Una volta venuto a conoscenza di questa cosa, anche Joel decide di affidarsi allo stesso trattamento: eliminare tutto quello che la ricorda e farsela letteralmente togliere dalla testa (ed è questo l’aspetto fantascientifico della storia) da elettrodi collegati ad un computer.

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Qualsiasi cosa mi ricorda Clementine”, Dice Joel, riluttante all’idea di perderla per sempre. Quando butterà via ogni traccia di lei, di loro, volonteroso di cancellarla per non soffrire, sarà il suo fortissimo cuore a combattere la mente. La rimozione sarà difficilissima, lei continua a invadere i suoi ricordi. Come quando giocavano sul divano come bambini, o come quando lei ricorda dei suoi complessi da piccola che si sentiva brutta (e lui le dice “sei bella”). Ogni ricordo, come quello – in uno dei momenti più poetici del film – in cui lui è bambino e dalla finestra osserva la sua bicicletta sotto un diluvio torrenziale, uno di quei giorni in cui non si poteva uscire fuori a giocare. Anche in quel ricordo, lei è al suo fianco, mentre nella stanza piove. Una volta consapevoli di ciò che hanno fatto, i due cercheranno, attraverso i ricordi, di scappare via insieme dalla procedura. “Ci vediamo a Montauk” gli sussurra lei all’orecchio.

La spiaggia di Montauk, una grande casa sulla riva. È lì che si erano conosciuti la prima volta, l’inizio di tutto. Anche quella volta il destino aveva intersecato i loro percorsi. Traiettorie figlie delle loro vite, delle gioie e dei traumi, di tutto ciò che li ha portati ad essere così. Come hanno iniziato a parlare, hanno capito di essere liberi, semplicemente se stessi, un feeling innato. Non era un caso che si incontrassero lì all’inizio della loro storia e non è un caso che si rincontrano lì dopo essersi cancellati verso la fine del film. L’Amore sfugge alla mente, è qualcosa che non si può né controllare, né manipolare. Fonte totale di felicità e dolore, perché è questo che ci regala la persona che amiamo. Come scrisse Natalia Ginzburg nel racconto I Rapporti Umani: “la persona giusta mentre cammina accanto a noi con il suo passo diverso dal nostro, col suo severo profilo, possiede un’infinita facoltà di farci tutto il bene e tutto il male. Eppure noi siamo infinitamente tranquilli”.

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Joel e Clementine così si ri-trovano, si ri-conoscono e si ri-presentano dove tutto era iniziato. Quando però trovano le tracce di quello che hanno fatto (una ex dipendente della Lacuna, invia loro le cassette delle loro registrazioni prima del trattamento) non possono che rimanere storditi. Lui ascolta una registrazione di lei che lo insulta e così decide di scaricarla, sentendosi preso in giro. Poi lei lo raggiunge e lo vede tenere in mano un disegno di loro due che non aveva consegnato alla clinica. Un’altra registrazione, questa volta di lui che insulta lei, fa da sottofondo. Sembra che questa storia sia impossibile, destinata a spegnersi un’altra volta. “Non c’è niente che non va in te” dice Joel. “Ma nel tempo lo vedrai, lo vedrai, e poi so già che io con te mi stuferò e mi sentirò in trappola perché è così che mi succede” risponde lei. A questo punto Joel sorride e dice: “Ok!”. Clementine, colma di lacrime e gioia, risponde “Ok!”. I due ridono perché in fondo si sono ritrovati. Ancora insieme, con i loro pregi e difetti, virtù e debolezze. Con l’intento di migliorarsi, di crescere ancora. Consapevoli di non poter fare a meno l’uno dell’altra. 

Prima dei titoli di coda, li vediamo correre insieme, ancora una volta, sulla spiaggia innevata di Montauk. Mossi da quel vero amore che a tutto dà un senso.     

 «How happy is the blameless vestal’s lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray’r accepted, and each wish resign’d».
                                 ————
«Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio».

Eloisa to Abelard (1717) – Alexander Pope