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Joyeux Noel, una verità dimenticata dalla Storia: quando l’Uomo ragiona col cuore si rivela più lucido

Un secolo fa lo scempio della Prima Guerra Mondiale era iniziato da qualche mese e si sarebbe protratto ancora per lungo tempo, senza concludersi in quel “lampo” promesso. Un secolo fa nelle Fiandre, la zona nei pressi di Ypres era teatro di scontri e battaglie sanguinose tra l’esercito tedesco e quello degli alleati francesi e britannici. Un luogo in cui, nella battaglia autunnale di Ypres, perirono migliaia di giovani soldati, ricchi di entusiasmo ma privi di esperienza. Una carneficina che fu ribattezzata “la strage degli innocenti”. Senza distinzione di divisa, solo ragazzi che cadevano colpiti da proiettili e atterravano con la faccia nella melma. Un secolo fa accadde qualcosa di incredibile e di unico. Qualcosa che si avvicina ad un miracolo. Una autentica verità dimenticata dalla Storia.

"Joyeux Noel"

“Joyeux Noel”

Una storia che è tornata a vivere grazie al cinema e a Joyeux Noel, film francese del 2005 scritto e diretto da Christian Carion che fu presentato Fuori Concorso a Cannes e fu candidato ai Golden Globe e agli Oscar. È la notte della Vigilia di Natale del 1914 e le due trincee nemiche (tedeschi contro francesi e scozzesi) si contrappongono parallele circa a 100 metri di distanza l’una dall’altra. Gli uomini di entrambi gli schieramenti sono provati dai combattimenti dei giorni precedenti. Nella terra di mezzo giacciono, martoriati, i corpi dei caduti. È una guerra di posizione, un guerra di logoramento. Inoltre fa molto freddo e nevica. Un gelo che pervade anche i cuori dei soldati, che sentono lontane le proprie famiglie e che con commozione aprono i regali recapitati loro: lettere, foto, bottiglie di vino, sigarette.

Nello schieramento tedesco, comandato da Horstmayer (Daniel Brühl), sono giunti anche dei piccoli pini natalizi, addobbati e illuminati da candele. Sul posto arriva il soldato semplice Sprink (Benno Fürmann) che è un tenore. Si è da poco esibito in Germania per il Principe ereditario Guglielmo di Prussia insieme alla sua compagna e soprano danese Anna (Diane Krueger) che ha deciso di seguirlo al fronte per la notte di Natale, ben lontani dal lusso in cui vivono i generali presso le loro sedi. Sprink è tornato per cantare per i suoi compagni.

Padre Palmer suona la cornamusa

Padre Palmer suona la cornamusa

Dalla parte opposta, gli allineati schieramenti dei francesi e degli scozzesi. Questi ultimi iniziano a cantare le canzoni tradizionali di Natale (I’m Dreaming of Home), accompagnate da cornamuse. Sprink, dall’altra parte, inizia invece a intonare nella prima linea tedesca Silent Night. La sua voce si sente nitida e dopo poco viene accompagnato da un suonatore di cornamusa della prima linea scozzese. Così Sprink risponde al suonatore ed esce, senza alcun timore, dalla sua trincea con un piccolo albero di Natale cantando Adeste Fideles, ancora una volta spinto dalle cornamuse del “nemico”. A quel punto, seguendo l’esempio di Sprink, gli ufficiali francesi, tedeschi e scozzesi si incontrano nella terra di nessuno e si accordano per una notte di tregua: “questa guerra non si deciderà stanotte”.

La magia della musica, la bravura del cantante e la suggestione dello spirito natalizio evocato da quei canti inducono gli scozzesi a suonare, a loro volta la cornamusa uscendo allo scoperto senza curarsi più del pericolo di essere colpiti ed uccisi dalla fucileria nemica. Spontaneamente i due schieramenti iniziano ad intonare e suonare la stessa musica dolce e struggente del Natale. Uomini che si riconoscono uguali dinnanzi all’orrore spaventoso della Guerra e che si scambiano gli auguri, cioccolato, champagne, whisky, sigarette e le fotografie dei propri cari: si tratta di una delle sequenze più belle viste al cinema. Quando l’Uomo ragione con il cuore si rivela più lucido.

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Una volta concordato il cessate il fuoco, quella striscia fangosa che si va ricoprendo di neve, diventa improvvisamente una terra di Pace, da terra di nessuno a terra di tutti. Insieme. La Notte Santa è magica, e gli uomini che prima erano carnefici gli uni degli altri si avvicinano, si parlano e fraternizzano, raccontando la propria vita privata da civili e dandosi improbabili futuri appuntamenti nelle loro città una volta finito il conflitto. Improvvisamente amici, fratelli, figli di uno stesso Dio che li guarda dall’alto.

Lontani e liberi dagli ordini dei loro superiori, felici di poter vivere ancora, almeno per una notte. Carichi di una vita che li fa brindare ed esultare come bambini durante una ricreazione a scuola. Al suonar della mezzanotte è Natale e tutti si riuniscono per una messa tenuta dallo scozzese Padre Palmer (Gary Lewis). Anna canta Ave Maria, gli uomini la ascoltano con commozione.

Anna canta "Ave Maria"

Anna canta “Ave Maria”

Per non farci dimenticare la terribile e tragica realtà dello scontro, si inserisce la vicenda del giovane soldato scozzese intento a cercare, in quella spianata di fango e di morte, il corpo del suo giovane fratello ucciso poco prima della tregua proprio in quel punto sotto il fuoco nemico. Riesce a trovarlo con gran pena ed infinito rimpianto per non essere riuscito prima a salvarlo da quella fine atroce.

Il mattino del 25 dicembre, gli ufficiali prendono un caffè insieme e consentono che entrambi i contendenti possano recuperare i corpi dei caduti per dare loro pietosa sepoltura “nel giorno in cui Cristo è nato”. Le croci sono tantissime e la terra scura mossa sulla candida neve si vede. In seguito, giocano una partita di calcio l’uno contro l’altro. Il giorno seguente, i comandanti decidono che è giunto il momento per tutti loro di andare per la loro strada. Tutti i militari sanno che dovranno affrontare le inevitabili conseguenze dai propri superiori.

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Così un generale francese, padre del giovane luogotenente Audeberte (Guillaume Canet) assegnato a quella trincea, si mostra indignato e scandalizzato per quell’evento inaudito che lui non può che considerare alto tradimento e gravissima insoburdinazione. Al suo stesso figlio esprime la sua rabbiosa irritazione anticipandogli che lui sarebbe stato al più presto inviato a Verdun, destinato ad ancor più dure battaglie e scontri. Allo stesso modo Padre Palmer riceve l’ordine di tornare alla sua parrocchia, e il vescovo che lo rimprovera recita un sermone anti-tedesco. Lo schieramento tedesco viene spedito a combattere sul fronte Russo (i soldati nel vagone intonano un carol scozzese). Infine Sprink e Anna, per stare insieme, si fanno fare prigionieri dai francesi.

Torna dunque a rappresentarsi la teoria dei governanti e degli Stati Maggiori accaniti nel volere la Guerra come unico mezzo di relazione tra le nazioni e di concepire un solo ossessivo scopo finale: vincere senza curarsi delle conseguenze e dei costi anche in termini di vite umane. Il soldato inviato in guerra deve solo combattere, odiare e uccidere il nemico, senza dare spazio ad alcunché d’altro e di diverso. Per questo motivo entrambi gli schieramenti in conflitto a quel tempo oscurarono e censurarono quell’episodio temporaneo di tregue proprio perché troppo vergognoso e destabilizzante. I popoli non dovevano dubitare che il loro esercito non fosse pronto, motivato e bellicoso ed ancor prima che i loro governanti non fossero forti, saggi e capaci di condurre a vincere la guerra che gli stessi avevano deciso di scatenare come unico modo di risolvere i problemi fra le nazioni.

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Il film sembra suggerire una morale di fiducioso ottimismo sull’uomo che anche in guerra può recuperare virtù e dignità che altri (sempre uomini però!) avevano cercato di estirpare dalla sua anima. La Storia però (anche quella di oggi) non sembra insegnare che possa essere autorizzato eccessivo ottimismo e che le esperienze passate abbiano potuto eliminare il metodo della violenza e dell’aggressione per risolvere qualsiasi tipo di conflitto.

“Joyeux Noël” – “Frohe Weihnachten” – “Merry Christmas”

G.F.A.