Donna con Secchielli, da Carosello Moplen,
1966 (Fotogramma
dall’Archivio Nazionale Cinema d'Impresa Fondo
Edison)

L’Italia di ieri ne La Zuppa del Demonio di Davide Ferrario, quella di oggi nell’esperimento Italy In a Day di Gabriele Salvatores

Donna con Secchielli, da Carosello Moplen, 1966 (Fotogramma dall’Archivio Nazionale Cinema d'Impresa Fondo Edison)

L’Italia di ieri e di oggi, passato e presente, la fabbrica e gli smartphone: com’eravamo e come siamo. Saranno presentati oggi, Fuori Concorso e uno dopo l’altro, due lavori estremamente interessante, entrambi specchio di una società che cambia, viaggiando a velocità supersonica.

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Cominciamo da La Zuppa del Demonio, un documentario nato da un’idea di Sergio Toffetti e diretto da Davide Ferrario. Un film che ragiona sul senso del cinema industriale, realizzato attingendo dal meraviglioso materiale custodito a Ivrea, città della storica Olivetti. Il tema centrale è il progresso: l’idea di un futuro migliore, che oggi sembra drammaticamente lontana, ma che ha prodotto un immaginario capace di segnare l’immaginario di un intero secolo. Vengono trattati i grandi temi che hanno caratterizzato lo sviluppo industriale del XX secolo: dalle grandi opere degli anni ’10 fino al più recente pionierismo nel campo dell’informatica.

ENI, Basilicata, metà anni Cinquanta. Pozzi perforazione in Val Basento (Foto dall’Archivio Storico Eni)

ENI, Basilicata, metà anni Cinquanta. Pozzi
perforazione in Val
Basento (Foto dall’Archivio Storico
Eni)

La Zuppa del Demonio” è il termine usato da Dino Buzzati nel commento a un documentario industriale del 1964, Il Pianeta Acciaio, per descrivere le lavorazioni nell’altoforno. Cinquant’anni dopo, quella definizione è per Ferrariouna formidabile immagine per descrivere l’ambigua natura dell’utopia del progresso che ha accompagnato tutto il secolo scorso. È questo il tema del nostro film: l’idea positiva che per gran parte del Novecento (almeno fino alla crisi petrolifera del 1973-74) ha accompagnato lo sviluppo industriale e tecnologico. Perché è facile oggi inorridire davanti alle immagini (proprio de Il pianeta acciaio) che mostrano le ruspe fare piazza pulita degli olivi centenari per costruire il tubificio di Taranto che oggi porta il brand dell’ILVA: eppure per lungo tempo l’idea che la tecnica, il progresso, l’industrializzazione avrebbero reso il mondo migliore ha accompagnato soprattutto la mia generazione, quella nata durante il miracolo economico italiano“.

Motore Fiat L 758 1929 – Motore a 8 cilindri di 750 mm di diametro, 4500 HP a 100 giri/1’ (Foto dal Centro Storico e Museo Fiat)

Motore Fiat L 758 1929 – Motore a 8 cilindri di 750 mm di diametro, 4500 HP a 100 giri/1’ (Foto dal Centro Storico e Museo Fiat)

Per raccontare questa eccentrica epopea – continua il regista – abbiamo deciso di evitare commenti di storici, interviste ad esperti e didatticismi vari. Abbiamo preferito andare alla sorgente, usando i bellissimi materiali dell’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea, dove sono raccolti cento anni di documentari industriali di tutte le più importanti aziende italiane. Abbiamo fatto parlare il film con le loro voci e le loro immagini, riservando al montaggio il compito di esprimere il nostro punto di vista di narratori”.

Nel film si susseguono citazioni  di grandi autori letterari e cinematografici (Olmi, Pasolini, Calvino, Marinetti, Gadda, Bocca, Buzzati, Blasetti, Camerini e tanti altri): “quello che più ci interessava, non era svolgere un discorso storico, politico o sociologico: ma provare a restituire il senso di energia, talvolta irresponsabile ma meravigliosamente spencolata verso il futuro, che è proprio ciò di cui sentiamo la mancanza oggi. Non per macerarsi in una mal riposta nostalgia: ma per capire come siamo arrivati dove stiamo ora”.

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Italy in a Day – Un Giorno da Italiani è invece l’edizione italiana di un progetto di Ridley Scott, curato e diretto da Gabriele Salvatores che aveva, nello scorso autunno, invitato tutti gli italiani a filmare un momento della loro vita nell’intera giornata di sabato 26 ottobre 2013. Per riprendersi andavano bene telecamere, smartphones e fotocamere. Desideri, sogni, paure, riflessioni, qualsiasi cosa considerata importante che accadeva quel giorno o anche, semplicemente, quello che si vedeva dalla finestra di casa. Italy in a Day è 44.197 video ricevuti, oltre 2200 ore di immagini, 632 video montati, una squadra di 40 selezionatori coordinati da Massimo Fiocchi e Chiara Griziotti.

Gabriele Salvatores

Gabriele Salvatores

Il risultato è un diario emotivo, un censimento delle emozioni e dei pensieri degli italiani, una confessione laica, la voglia di condividere i propri sentimenti attraverso le immagini, un collettivo psicodramma italiano, di volta in volta tenero, arrabbiato, divertente o disperato. Nell’epoca della comunicazione digitale, della condivisione istantanea, dello strapotere delle immagini è il primo esperimento italiano di film collettivo, un social movie che Salvatores ha trovato “molto emozionante, istruttivo e interessante, soprattutto perché è stato realizzabile solo oggi con i media di cui disponiamo: sono stato quello a cui migliaia di persone affidavano il loro message in a bottle“. Al regista il compito di mettere il tutto insieme in un unico testo: “ci voleva rispetto, attenzione ed anche la coscienza del proprio ruolo. Raccontare la tua storia, anche se con le parole degli altri. Oggi, sommersi da qualsiasi tipo di immagine, non è forse il montaggio e quindi il racconto, la vera anima di un film?”.

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