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VENEZIA 71 – La riflessione del piccione sulla nostra esistenza con il genio di Roy Andersson. Shinya Tsukamoto riflette sull’assurdità della Guerra

Sono due le pellicole, entrambe provocatorie, che verranno proiettate oggi alla Mostra in laguna. Il primo ad andare in scena, quasi nel vero senso della parola, sarà l’impronunciabile En Duva Satt På En Gren Och Funderade På Tillvaron, tradotto nell’inglese A Pigeon Sat On a Branch Reflecting on Existence (Un Piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza), opera nata dal genio di Roy Andersson.

"A Pigeon sat on a Branch reflecting on Existence"

“A Pigeon sat on a Branch reflecting on Existence”

In un non precisato paesaggio occidentale, un venditore e un ritardato mentale intraprendono un viaggio. Un percorso fatto di incontri e situazioni inaspettate, che diventano strumento per offrire un punto di vista originale sulla società attuale, caratterizzata dalla supremazia della vanità. Il film è stato descritto dall’autore stesso come un mix di tre romanzi classici: Don Chisciotte di Cervantes, Uomini e Topi di John Steinbeck e Delitto e Castigo di Dostoevskij. È considerato l’ultimo di una trilogia insieme ai precedenti del regista Sånger från andra våningen (Songs from the Second Floor, 2000) e Du Levande (You, the Living, 2007).

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L’estroso regista ha spiegato che questo film consiste in una serie di storie quotidiane e fuori del comune che ritraggono “la nostra esistenza nella sua grandiosità e nella sua meschinità, nella bellezza e nella tragedia, nell’esagerazione e nella tristezza: in una prospettiva aerea, come raccontate da un uccello che rifletta sulla condizione umana“. Il piccione gioca così un ruolo importante, quello di osservatore che “rimane stupito dagli uomini: dalle loro attività, dalle follie, dall’orgoglio e dall’agitazione, cui cerca di dare un senso e che tenta di capire“.

Roy Andersson

Roy Andersson

Con questa Trilogia vivente, di cui En duva satt på en gren och funderade på tillvaron costituisce il terzo capitolo, Andersson mira a “creare una tensione fra il banale e l’essenziale, fra il comico e il tragico, per illustrare la natura dialettica e dinamica dell’esistenza dando forma all’idea che l’umanità si stia potenzialmente dirigendo verso l’apocalisse, ma anche che il risultato finale è nelle nostre mani“.

"Nobi (Fires on a Plain)"

“Nobi (Fires on the Plain)”

A chiudere la giornata sarà invece Nobi (Fires On the Plain) di Shinya Tsukamoto, già vincitore a Venezia di un Premio della Giuria nel 2002 con A Snake of June e della categoria Orizzonti 2011 con Kotoko. Questa volta il regista che si ispira a David Cronemberg, racconta una storia ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, con l’esercito giapponese che, dopo aver invaso un’isola delle Filippine, si scontra con una feroce controffensiva di locali e forze alleate. È solo questione di tempo prima che i pochi sopravvissuti siano spazzati via. Protagonista è il soldato Tamura che soffre di tubercolosi e che viene abbandonato sia dal suo plotone che dall’ospedale mobile. Sarà costretto ad affrontare una serie di vicissitudini per cercare di restare in vita, tra disperazione e speranza, calato in un mondo in cui non ci sono amici, nemici o Dio.

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Ho realizzato film su uomini intrappolati nella città” – ha dichiarato Tsukamoto – e con questo film, voglio mostrare agli abitanti delle città che la città non è il mondo. Che è solo una barca senza timone che galleggia nel mare della natura. Mostrando persone coinvolte nella follia della guerra, mi chiedo perché scegliamo di fare la guerra. Se combattere è un istinto primordiale, voglio indagare se l’intelligenza ha la sua parte. Non credo nei film propaganda. Quello che prendete dal mio film, lo decidete voi. Riesco a percepire l’orrore e le grida di settant’anni fa, di coloro che sono marciti nella giungla. Li avverto con un radar collegato alla colonna vertebrale e inietto quelle sensazioni in ogni fotogramma. Se ne sentirete l’odore, vuol dire che sono riuscito nel mio intento“.