Angel Face 0

Marion Cotillard madre che abbandona la figlia in Angel Face di Vanessa Filho

Presentato al 71° Festival del cinema di Cannes, nella sezione Un Cartain Regard, il prossimo 25 ottobre esce in sala Angel Face, il film scritto e diretto da Vanessa Filho con protagoniste Marion Cotillard e l’esordiente Ayline Aksoy-Etaix nei panni, rispettivamente, di madre e figlia.


Il film

Elli (Ayline Aksoy-Etaix) di 8 anni e sua madre, Marlène (Marion Cotillard), vivono in una piccola città della Costa Azzurra, si comportano in modo strano per alleviare la noia e nascondersi dai servizi sociali. Quando Marlène cede a un’altra notte di eccessi, sceglie di lasciare Elli per un uomo che ha appena incontrato. La bambina deve affrontare i demoni di sua madre per riaverla con sé.

La regia visiva di Vanessa Filho

Vi presentiamo un estratto dell’intervista rilasciata da Vanessa Filho.

Come è andato il processo di scrittura?

Quando mi sono venuti in mente questi personaggi e questa storia, tutto è diventato assolutamente essenziale nella mia testa. Ho avuto una sensazione di urgenza. Ho lasciato cadere tutto, rinnovato la mia vita e mi sono rinchiusa in questi personaggi per diverse settimane per scrivere la prima versione della scaletta. La mia scrittura è visiva; vedo i miei personaggi prima di sentire le loro voci. In un certo qual modo, non li ho mai lasciati fuori dalla mia vista.

Elli e Marlène

Elli e Marlène

Qual è stato il punto di partenza di Angel Face?

Era l’urgente necessità di dover la raccontare dipendenza, la mancanza di amore e sentimenti di insicurezza. Volevo rappresentare e filmare la solitudine di Elli, il fatto che lei non abbia punti di riferimento e il suo, anche troppo prematuro, imbattersi con l’alcol. È un film che parla dell’amore e di tutti i sentimenti che lo influenzano e rende la mia eroina dipendente. Ma è anche un film sul rinnovamento. Perché nonostante questa terribile prova che sta attraversando, che la mette nella più grande insicurezza, si dimostra capace di resistere, di essere piena di risorse e di trovare la capacità di recupero. Ciò che mi tocca con Elli è la sua capacità di riconciliare simultaneamente il suo dolore con il suo eccezionale desiderio di vivere. E ciò che mi emoziona profondamente di Marlène è la sua impotenza, la sua fragilità, la sua mancanza di orientamento e di speranza. È un essere umano sopraffatto dal caos e dal dolore, che non riesce a trovare il suo posto in questo mondo e non si ama abbastanza per essere aperta alla felicità e ad amare meglio sua figlia. Era quindi necessario rendere palpabili queste emozioni. Come ho già detto, questa storia è soprattutto finzione, ma le emozioni sono molto reali per me: ho dovuto lottare contro una paura irrazionale di essere abbandonata per un tempo molto lungo. È un film sugli anni formativi, sui riti di passaggio, un film che parla del destino.

Hai condotto ricerche sui bambini alcolizzati?

La storia non viene da una notizia specifica. Una volta scritta la prima scaletta del film, volevo arricchire la mia storia con altre esperienze: ho incontrato persone che lavoravano in assistenza sanitaria, psicologi ed ex alcolizzati, membri AA, che mi hanno raccontato frammenti delle loro storie. Eppure, sentivo che era importante non fare un film che sarebbe stato un’analisi medico-sociale: in particolar modo, Angel Face è una storia fittizia. Sfortunatamente ci sono storie di vita vere vicino a ciò che è rappresentato nel film, ma questo riguarda Elli. Ed Elli è unica; lei è unica nel suo genere. Volevo trattare la sua dipendenza all’alool come sintomo della sua angoscia e della sua negligenza emotiva.

Ayline Aksoy-Etaix

Ayline Aksoy-Etaix

Come sei riuscita a mantenere la “giusta distanza” dai personaggi, né eccessivamente empatici, né senza allontanarti troppo?

Ho cercato di essere il più possibile in sintonia con i miei personaggi, che amo profondamente. Ciò che mi interessava era tradurre il loro punto di vista. Di conseguenza, è la loro prospettiva che guida la mia, e la giusta distanza è avvenuta naturalmente. Volevo essere in “tempo reale” con le emozioni provate dai miei personaggi. È il loro ritmo emotivo che ha guidato il film.

Marion Cotillard è Marlène

Ci teniamo a presentarvi anche due risposte interessanti di Marion Cotillard, qui impegnato in un ruolo non facile da interpretare.

Come si è avvicinata a questo personaggio che finisce per abbandonare sua figlia?

Sebbene sembri inconcepibile, posso capire che i tumulti della vita, sia i disordini esterni che quelli interiori, possono spingere una donna a partire, e quindi abbandonare suo figlio. Ciò che è più difficile per me capire, d’altra parte, è che si può partire e non tornare indietro. La vita viene letteralmente sconvolta dall’arrivo di un bambino – le responsabilità sono così enormi – e si intuisce che la libertà assume un altro significato; posso capire che una madre possa reagire bruscamente e sentire la necessità di scappare.

Marion Cotillard

Marion Cotillard

Marlène non è pienamente consapevole di quello che sta facendo…

Quando se ne va, crede che sua figlia sia abbastanza grande da poter gestirsi da sola …Non si rende conto che nella sua sete di autorealizzazione, libertà e il profondo desiderio di realizzare qualcosa per se stessa, sta abbandonando una bambina che non è abbastanza grande per crescere, svilupparsi e costruirsi da sola, anche se è in grado di sopravvivere e funzionare autonomamente nelle sue attività quotidiane. Quando hai 8 anni, hai bisogno di guida e amore – che ti dicano di andare a letto la sera e di essere coccolato. Marlène non è consapevole del fatto che sta danneggiando o ferendo su figlia – malgrado lei ami sua figlia, la ama nel suo strano modo.