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Mi Hanno Sputato Nel Milkshake, i quasi adulti spaesati di Carolina Cavalli

Mi Hanno Sputato Nel Milkshake, il pilota vincitore della prima edizione del Premio Solinas Experimenta Serie, andrà in onda in prima visione il 27 dicembre su Rai 3 in seconda serata e on line su Rai Play. La serie, scritta da Carolina Cavalli (che l’ha anche diretta insieme a Beppe Tufarulo) è il racconto di personaggi stralunati alle prese con le proprie ossessioni e il proprio spaesamento, dominati da paure generazionali, inadeguati alla realtà e perennemente a disagio nei rapporti sociali, siano amorosi o amicali. Una commedia su quasi-trentenni che non sanno dove andare e ultra-cinquantenni che hanno deciso di non crescere. Soprattutto, parla di donne che si sentono scomode nel mondo.

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La serie

Siri (Aurora Ruffino), 27 anni, è convinta che il barista le abbia sputato nel milkshake e, da quel giorno, gli appare ovunque. Forse sono solo allucinazioni, forse è colpa dello stress. In effetti, da quando il suo cane Canotto è morto e da quando si è lasciata con il suo ragazzo ossessionato dal cinema e da se stesso, Siri si sente un po’ confusa. E persa. Lavora come illustratrice per una rivista di videogames, intrappolata in contratti anomali e sottopagati. Ha un collega geek, Martino, e un capo, Capo (Giampiero Judica), egocentrico e maschilista. Siri ha l’impressione che il suo lavoro non venga apprezzato e, nonostante accetti continuamente straordinari nessuno sembra accorgersi del suo impegno. La nota positiva nella vita di Siri sono le sue migliori amiche: Tea (Francesca Agostini), depressa cronica, emo da prima che si sapesse cosa vuol dire esserlo (dottoranda con una tesi sull’architettura cimiteriale) e Momo (Sara Mondello), forte, generosa, sconclusionata e proprietaria di uno studio di tatuaggi con lista d’attesa. Mentre Tea è impegnata nella riscoperta dei suoi desideri e Momo vuole riavvicinarsi alla famiglia, Siri cerca di prendere in mano la sua vita seguendo i consigli della sua eccentrica psicologa e cercando di evitare (senza successo) sua madre, ex-ballerina classica trasferitasi in città dopo l’ennesima crisi esistenziale. Per Siri è arrivato il momento di diventare un’illustratrice di successo, di gettarsi alle spalle il ricordo dell’ultimo amore finito e trovare il suo posto nel mondo.

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Carolina Cavalli racconta…

Questa è una storia generazionale e in particolare di una ragazza che di quella generazione è parte. Come me, come le persone intorno a me, vive come se la vita fosse sempre altrove. Sono affascinata da questo periodo della mia vita, i quasi trent’anni, sospesi in un perenne non luogo. Un tempo in cui ci si sente sempre in ritardo, ma non si sa ancora per cosa. Un posto dove lo spaesamento comanda ogni emozione, un’adolescenza irrisolta, con le responsabilità che reclama ogni vita adulta, la nostalgia di chi è cresciuto, ma sa che, in fondo, forse non tanto. La mia generazione di quasi trentenni, nati negli anni ’90, cresciuti nei 2000, si rinchiude in un costante luna park di ironia e nostalgia. Il mondo dell’infanzia sembra ancora più cristallizzato, meraviglioso, sacro, lontano dal wifi, protetto nei ricordi e nelle camerette. E poi il presente che appare come un nonsense rumoroso, spaventoso nella sua vastità, declinato in un’ironia post-cinica, post-ironica, in cui niente è strano, tutto può essere, il caos riorganizzato in meme e gifs e, così, giustificato, condiviso se non altro. Le relazioni sono gifs, brevi, ripetitive, che promettono, ma poi tornano indietro. La serie parla di questo: la quotidianità in una quasi metropoli occidentale, popolata di quasi adulti, che quasi vivono e cercano di risolvere quello strano fastidio che li accompagna in ogni momento, quel rumore di sottofondo che li disturba, angosciante nella solitudine, divertente se insieme; a tratti cercano di risolverlo, altri invece di dimenticarsene“.