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Mine, l’Uomo tra salvezza e distruzione

Da oggi è visibile al cinema Mine, il primo film scritto e diretto dai registi milanesi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro. Un thriller psicologico ad alta tensione che vede protagonista un militare – interpretato da Armie Hammer – che si trova all’improvviso su una mina antiuomo. Se si sposta, muore.


Ogni venti minuti qualcuno nel mondo mette un piede su una mina. Le mine possono rimanere attive fino a cinquant’anni. L’esplosione avviene appena il peso si solleva dalla mina, determinando una sensibile variazione di pressione sulla stessa. Una volta che il peso attiva la mina, non c’è modo di disinnescarla.

In Mine, un soldato (Armie Hammer) sta tornando al campo base dopo una missione, ma inavvertitamente poggia il piede su una mina antiuomo. Non può più muoversi, altrimenti salterà in aria. In attesa di soccorsi per due giorni e due notti, dovrà sopravvivere non solo ai pericoli del deserto ma anche alla terribile pressione psicologica della tutt’altro che semplice situazione.

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Mine è, secondo i registi, “un one-man show”, un uomo bloccato in una condizione di sopravvivenza al limite, impossibilitato a proseguire nel suo percorso. Per Guaglione e Resinaro, questo film rappresenta una metafora della condizione umana: “a ognuno di noi è capitato di ritrovarsi in una situazione di stallo, un momento della vita in cui ci sembra di essere bloccati: andare avanti’ sembra impossibile, significherebbe rinunciare a tutto quello che abbiamo e in cui ci identifichiamo”.

Nel film viene esplorata questa condizione mentale con un viaggio che si muove sempre di più dalle circostanze esterne di un ambiente ostile verso l’interno del personaggio, il suo subconscio: “nell’ultima parte del film abbiamo posto l’attenzione sul conflitto interiore del personaggio di Armie Hammer, il conflitto che dà il senso ultimo al film, che narra molto di più della storia di un soldato bloccato su una mina”.

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In questo senso, l’approccio dei due registi è quasi esoterico, nel senso originale del termine: “cerchiamo sempre di affrontare una storia come un’indagine sulla natura interna dell’Uomo, che porta, attraverso l’introspezione, alla riscoperta del nostro ‘io’ più profondo, alla conoscenza della nostra natura interna, e quindi, della Verità”.

Un’indagine che fa ricorso a una conoscenza inter-disciplinarevolta a spiegare l’Uomo all’interno dell’universo e viceversa, attingendo a materie che vanno dal simbolismo alla fisica quantistica”. In quest’ottica, Mine è stato concepito, scritto e girato facendo molta attenzione all’uso dei simboli, poiché sono loro e soltanto loro che riescono a comunicare attraverso l’inconscio con gli spettatori, in ogni tipo di storia.

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Ecco allora che ogni elemento della storia assume un duplice significato: il soldato, la mina, il deserto, la linea tra cielo e terra, la sabbia, il giocattolo, l’uniforme, la missione, il pozzo, le creature nella notte. È un uso psicomagico della narrazione, che cerca così di raggiungere lo spettatore nel suo profondo, oltre al primo livello di lettura del film che sta guardando. A una prima lettura, Mike è un soldato freddo e meticoloso che ha abbandonato qualcosa di importante e di valore, per compiere il suo dovere.

Si trova catapultato in una condizione di sopravvivenza estrema e farà affidamento al suo addestramento e alle sue qualità per sopravvivere ma, mano a mano che la storia prosegue, le prove a cui lo sottopone il deserto lo costringono a spogliarsi della sua veste rigorosa e a mettere in dubbio non solo la sua attitudine mentale, bensì tutta la sua storia, tutto quello che lo ha condotto fino alla mina, fino a quello che è solo uno dei diversi passi falsi della sua vita. Il suo percorso di vita assume quindi un senso proprio in virtù di quest’ultimo passo, che potrebbe essergli fatale.

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Parlando di simboli, ad esempio, lo “spogliarsi” delle vecchie convinzioni in virtù dell’addentrarsi sempre di più nella propria anima, visivamente diventa il processo che porta il soldato a disfarsi progressivamente della sua uniforme e dei suoi attrezzi. Da apparenti mezzi essenziali alla sopravvivenza, man mano che il tempo passa, sembrano diventare solo un’ingombrante e pesante corazza di cui il cavaliere si vuole liberare una volta per tutte.

“Stiamo con Mike sulla mina e sempre di più anche nella sua mente, in quegli episodi che la fatica del deserto e la paura della bomba sotto il suo piede stanno facendo riaffiorare dal suo inconscio, in un vero e proprio collasso di probabilità tra passato, presente e futuro. Tutto diventa Qui e Ora”.

Fabio Guaglione, Fabio Resinaro