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Normal di Adele Tulli, una nuova prospettiva su genere e stereotipi

Dopo la prima mondiale al Festival di Berlino 2019, il 2 maggio arriva in sala Normal, il documentario scritto e diretto da Adele Tulli. un viaggio e un atlante inaspettato nelle norme, gli stereotipi, le convenzioni di genere nell’Italia di oggi. Un cammino lungo quei confini che chiamiamo maschile e femminile. Un racconto per immagini delle complesse dinamiche attraverso cui costruiamo e abitiamo le nostre identità di genere.

Il film 

Normal è un documentario fuori dagli schemi, originale e visivamente audace che riflette su come il genere definisca il nostro agire quotidiano, influenzandone gesti, desideri, comportamenti e aspirazioni. Un viaggio tra le dinamiche di genere nell’Italia di oggi, raccontate attraverso un mosaico di scene di vita quotidiana, dall’infanzia all’età adulta. In palestra come in spiaggia, in discoteca, in chiesa, in un parco giochi o al centro estetico: il documentario osserva le coreografie dei corpi, i rituali sociali per ognuno dei generi nei contesti più ordinari e familiari.

Un caleidoscopio di situazioni di volta in volta curiose, tenere, grottesche, misteriose, legate dal racconto di quella che siamo soliti chiamare normalità, mostrata però da angoli e visuali spiazzanti. Con uno sguardo insieme intimo ed estraniante, il film esplora la messa in scena collettiva dell’universo maschile e femminile, proponendo una riflessione – lucida, e provvista di ironia – sull’impatto che ha sulle nostre vite la costruzione sociale dei generi. Per cercare un nuovo significato a quella che ogni giorno e spesso senza troppo pensiero (e cuore) definiamo normalità.

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Adele Tulli racconta…

Il genere oggi è un campo di battaglia: mentre il popolo del ‘Family Day’ affolla le piazze contro lo spettro del ‘gender’, violenze, discriminazioni e disuguaglianze sulla base di genere e orientamento sessuale riempiono drammaticamente le statistiche e i giornali. E la normatività dei ruoli di genere esercita ancora un enorme potere sull’espressione individuale delle persone e sulle loro interazioni e relazioni”.

Questo progetto nasce con l’intenzione di riflettere su come le norme di genere siano pratiche sociali implicite, regole non dette che permeano le nostre vite, spesso in modo così sottile e radicato dentro di noi da non essere problematizzate, ma al contrario normalizzate. In questo lavoro mi sono concentrata su ciò che viene considerato convenzionale, normativo, normale. L’idea è quella di innescare accostamenti e associazioni che riescano a provocare un senso di straniamento e di sorpresa davanti allo spettacolo della “normalissima” realtà di tutti i giorni e di raccontare il genere come un atto performativo collettivo, una cerimonia sociale che dà forma ai nostri corpi e influenza i nostri desideri”.

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Con Normal ho sentito la necessità creativa di confrontarmi con un linguaggio espressivo diverso, che riuscisse a dare corpo al mondo invisibile e complesso delle idee. Un linguaggio che, pensando per immagini, favorisse una modalità immersiva, evocativa, meno centrata sulla narrativa lineare propria del documentario convenzionale. Normal quindi tenta di riprodurre il procedere incerto, ibrido e fluido del ragionamento, in cui la realtà può essere interpretata, problematizzata e immaginata nuovamente, per stimolare una riflessione aperta sulla natura performativa delle nostre identità sociali”.