One on One

One On One il nuovo capolavoro di Kim Ki Duk scuote Venezia

La Mostra del Cinema di Venezia parte con il botto: sarà infatti presentato oggi – Fuori Concorso – il film One On One, quello che è già stato considerato l’ultimo capolavoro di Kim Ki Duk, già vincitore del Leone d’Oro per il Miglior Film nel 2012 con Pieta. Protagonisti saranno Don Lee, Kim Young-min, Lee Yi-kyung, Cho Dong-in, Yoo Teo, Ahn Ji-hye, Jo Jae-ryong, Kim Joong-ki. Il film uscirà nelle sale domain, giovedì 28 agosto.

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“Questo film parla della Corea, dove vivo ora. Ho scritto la sceneggiatura confessando che ‘io sono troppo vigliacco’. Vivendo qui, sono scioccato ogni giorno. In caso di successo, la corruzione viene considerata capacità e potere in questa società. Ho cercato di odiarlo, disprezzarlo, perdonarlo e dimenticarlo”.

Così si è espresso Kim Ki Duk lo scorso aprile parlando di One On One che comincia con OH Min-ju (Oh Democrazia tradotto), una giovane studentessa liceale, che viene brutalmente assassinata. Uno dei suoi sette assassini viene rapito da alcuni soldati altamente addestrati mentre torna a casa. Viene torturato e costretto a scrivere la propria ammissione di colpa, poi viene rilasciato. L’ uomo, che credeva un tempo di essere invincibile, ora è dominato dalla paura. Viene però a scoprire che anche gli altri assassini vengono rapiti e torturati e, pedinandone uno, scopre il nascondiglio dei loro comuni persecutori, le “Ombre”. Queste intendono combattere il marcio dell’intero sistema, ma presto scoprono che i deboli non fanno che seguire gli ordini dei potenti e dei ricchi trasformandosi in folli ed idioti senza volontà…

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Riportiamo di seguito, integrale, l’intervista al regista che è stata diffusa.

Chi è OH Min-ju, la giovane liceale che viene uccisa all’inizio del film?

Gli spettatori del film avranno ucciso la propria OH Min-ju” racconta il regista. Qualunque cosa o chiunque essa sia, devono avere la loro ‘OH Min-ju’ per guardare questo film fino alla fine. E accetteranno o rifiuteranno il finale. Se non ti senti come se ti avessero ucciso, non vi è alcun motivo per guardare questo film. Ho girato il film pensando che ci siano alcune persone che lo capiranno. Ma anche se non ci fossero, non importa. Questo è la realtà attuale e ciò che siamo”.

A chi si è ispirato per OH Min-ju, la studentessa liceale?

Prima di vedere il film, c’erano due persone e un incidente che avevo in mente. Dopo averlo visto, ho pensato che il film fosse abbastanza esplicativo e che non avrei dovuto parlarne direttamente. Volevo parlare di persone specifiche in un caso specifico, ma mentre guardavo il film, mi sono presto reso conto che non dovevo. Ho pensato che il nome stesso potesse essere un grande suggerimento per il pubblico e che forse noi tutti avessimo perso e danneggiato ‘OH Min-ju’ (OH Democrazia). Piuttosto che guardare l’introduzione come se si trattasse solo della morte di una ragazza del liceo, penso che sarebbe più facile da capire se la si considerasse simbolicamente come danno, morte e perdita.

Eventuali motivazioni o ragioni che l’hanno portata a girare questo film adesso?

Ho pensato che molte persone che vivono nella Repubblica di Corea, me compreso, vivono in uno stato di indigestione. Senza la necessità di parlare di un caso specifico, innumerevoli eventi traumatici continuano a scioccarci. Oltre a tutto questo, è una risposta alla mia domanda: chi sono io? Che ruolo sto vivendo? Ecco perché ho detto prima che era la mia ammissione e confessione al defunto presidente Roh Moo-hyun. Ho pensato che fosse il momento in cui queste cose dovrebbero essere chieste ed esplorate attraverso un film. Ho letto molti articoli su quanto fosse un peccato che non ci fossero film coreani in concorso a Cannes quest’anno. Ma in realtà avrei voluto fare “One on One” indipendentemente dal festival cinematografici internazionali. Perché tratta di questioni locali della Corea, e già sapevo che sarebbe stato difficile per il resto del mondo interpretare il film. E quindi, non mi sono soffermato sull’essere invitato a festival cinematografici internazionali.

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Perché ha confessato: ‘Io sono un vigliacco’ nelle note di regia?

Ci sono eventi scioccanti che accadono nella nostra società ogni giorno. Penso di essere incluso in quegli eventi, grandi o piccoli. E significa dalle multe ai casi che hanno origine dall’avidità di denaro, onore, e potenza. Io, proprio io, non sono libero da tutto questo.

Qual è il motivo per cui nei suoi ultimi film cura anche la fotografia? Ne trae vantaggio come regista o ci sono altri motivi?

Ho iniziato a seguirla da solo da “Pieta”. “Pieta” è stato girato congiuntamente a un DOP, ma per “Moebius” sono diventato il direttore della fotografia principale insieme ad un assistente. La ragione principale è il tempo e il denaro. Non ero sicuro del numero di sale in cui sarebbe uscito il film. Così dovevo mantenere al minimo il budget del film. Penso che il vantaggio di girare da solo sia nel non interrompere le emozioni degli attori. Il più delle volte servono circa trenta minuti per spostare la macchina da presa e resettarla, ma da solo lo posso fare in un minuto. Così le emozioni degli attori non hanno bisogno di essere tagliate o interrotte e possono essere catturate tutte dalla cinepresa. Non so come sarà la fotografia nei miei prossimi film, ma penso ci sia spazio per miglioramenti perché non sono un direttore della fotografia professionista e il risultato non è ancora quello che desidero. Dal momento che le riprese sono state fatte con una sola macchina da presa, ci sono alcune difformità nella luminosità. Sento di dovermi scusare per queste lacune nella qualità delle riprese.

Kim Ki Duk

Kim Ki Duk

Perché nel film è presente un gruppo terroristico chiamato “Le Ombre”?

Ci sono delle classi sociali fisse e specifiche nella società coreana. Indipendentemente dal lavoro, dagli onori, o dal potere di cui possiamo disporre, noi pensiamo di non essere felici. Se mi si dice che avere una bella casa e molti soldi equivalga alla felicità, non ho niente da dire. Ma la maggior parte di noi crede che felicità significhi non avere nemici intorno a sé, nella propria sfera di vita. In questo senso la nostra società ha ora raggiunto il suo picco di ostilità e una rabbia latente è in procinto di esplodere. Le sette “Ombre” che appaiono in “One on One” sono così e la loro lama è rivolta contro quelli che sono al potere. Le “Ombre” si travestono come quelli al potere e li terrorizzano. Non sto cercando di dire se questo sia giusto o sbagliato. Spero che gli spettatori giudicheranno da dove sia iniziata la rabbia e che tipo di tensioni crei nella nostra società.

Cosa suggerisce la fine in cui il “Sospetto 1” uccide l’”Ombra 7”? 

Non è la fine che voglio in questa società. Credo che mostri solamente che questa sia la condizione in cui si trova la nostra società ora. Sebbene le “Ombre” insieme volessero cambiare il mondo, hanno lasciato il gruppo uno dopo l’altro e alla fine il loro sogno di una società orizzontale è fallito. Penso che le loro vite miserabili siano come le nostre, quando cerchiamo di accontentarci del presente. Forse “Ombra 7” è un eroe che ha fatto un passo avanti per cambiare la nostra realtà, ma è scomparso, perché noi ci siamo arresi e non l’abbiamo aiutato.