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VENEZIA 71 – Oggi tris: i racconti iraniani di Ghesse-ha, la commedia francese La Rançon de la Gloire e lo sguardo di silenzio di Oppenheimer

Dopo l’apertura di ieri, si accende la competizione nella Mostra cinematografica di Venezia che entra oggi nel vivo con ben tre film in Concorso che passiamo ora in rassegna. Si comincia a metà pomeriggio con Ghesseha (Tales), ambientato nell’Iran di oggi. La regista Rakhshan Bani-E’temad (detta la “signora del cinema iraniano”) torna ai personaggi descritti nei suoi film precedenti, soprattutto femminili, per raccontare storie di persone che rappresentano diversi strati sociali.

"Ghesseha (Tales)"

“Ghesseha (Tales)”

Si tratta di cineasti, intellettuali, semplici impiegati e hanno tutti una cosa in comune: sono appassionati e innamorati. Ghesse-ha è una storia d’amore di madri e figli, mariti e mogli, donne e uomini la cui passione dà loro la speranza e la forza di superare le difficoltà, di continuare le loro battaglie per il conseguimento di una vita migliore.

Dopo trent’anni di lavoro nel cinema, i personaggi dei miei documentari e dei miei lungometraggi sono ancora vivi ai miei occhi e io vivo con loro” ha spiegato la regista. “Pur trattandosi di una versione completamente indipendente, per me e per le persone che hanno visto i miei film precedenti, Ghesseha riesamina la sorte e le condizioni sociali di queste persone negli ultimi trent’anni“.

"La Rancon de la Gloire"

“La Rancon de la Gloire”

Verso l’ora di cena si prosegue con La Rançon de la Gloire di Xavier Beauvois con Benoît Poelvoorde, Roschdy Zem, Séli Gmach, Chiara Mastroianni, Nadine Labaki. Qui ci troviamo invece alla fine degli anni ’70 nella cittadina di Vevey, sulle sponde del lago di Ginevra. Quando Eddy, un belga di quarant’anni, esce di prigione, viene accolto dal suo amico Osman. I due fanno un patto: Osman lascia che Eddy viva nel suo capanno e, in cambio, Eddy si prende cura della figlia di sette anni di Osman, Samira. Un giorno, però, in televisione viene annunciata la morte di Charlie Chaplin, che lascia agli eredi un’enorme ricchezza. Eddy si ritrova a sognare a occhi aperti e a meditare una strana idea: se rubasse il corpo del defunto attore per chiedere un riscatto alla famiglia?

RanconDeLaGloire

L’idea non è quella di tracciare in modo verosimile la triste epopea dei due amici, né di fare un documentario su un evento che in fondo non merita poi tanta attenzione – ha precisato Beauvoispiuttosto si tratta di scivolare a poco a poco verso una commedia agrodolce, un film sia buffo che commovente… Quella che si potrebbe chiamare commedia all’italiana, in cui si fa un omaggio umile e sincero all’uomo che, per usare le parole di Einstein, “era compreso da tutti mentre nessuno al mondo comprende me”.

"The Look Of Silence"

“The Look Of Silence”

La giornata si conclude infine con The Look Of Silence, il documentario di Joshua Oppenheimer che prosegue il precedente e drammatico The Act of Killing. Si analizza ancora il tema del genocidio in Indonesia, le purghe anticomuniste del 1965, affrontandolo da un’altra prospettiva che offre una visione della tragedia da parte delle vittime. In particolare segue la storia di un uomo sopravvissuto, il cui  fratello è stato torturato fino alla morte durante la rivoluzione da un gruppo di ribelli; storia già raccontata dal punto di vista degli assassini nel documentario del regista The Act of Killing. In The Look of Silence si osserva la famiglia dell’uomo ucciso, in particolare il fratello minore, che decide di incontrare gli uomini che hanno massacrato uno di loro.

Il regista Joshua Oppenheimer

Il regista Joshua Oppenheimer

Se il precedente The Act of Killing ha messo in luce le conseguenze che l’uomo si trova ad affrontare quando fonde la realtà quotidiana sul terrore e sulle menzogne, The Look of Silence “indaga ciò che un superstite prova in una realtà del genere” spiega Oppenheimer. “Mi auguro – continua – possa essere una poesia su un silenzio generato dal terrore, una poesia sulla necessità di rompere quel silenzio, ma anche sul trauma che si produce quando il silenzio è stato rotto. Forse il film è un monumento al silenzio, e serve a ricordarci che anche se desideriamo passare oltre, distogliere lo sguardo, pensare ad altro, nulla potrà rimettere insieme quel che è stato distrutto. Nulla potrà risvegliare i morti. Dobbiamo fermarci, riconoscere le vite spezzate e sforzarci di ascoltare il silenzio che segue“.