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Ornella Is Cinema: i 60 anni della Muti, la donna delle emozioni

cover1Un giorno dopo la Festa della Donna, compie oggi 60 anni una delle attrici più belle e talentuose che il cinema italiano abbia mai avuto: Ornella Muti. Attrice seria e capace, fin da giovanissima l’abbiamo vista crescere al cinema attraverso i suoi personaggi. Ragazza intrigante e sensuale, donna irresistibile e ancora oggi carica di fascino. Per ripercorrere la sua vita artistica, abbiamo deciso di intervistare il giornalista e scrittore Andreas Fox, autore di un interessante ebook appena uscito che vi consigliamo caldamente: Ornella Is Cinema – La Carriera della Muti in Emozioni (edito da Narcissus). Catanese di nascita, Andreas Fox studia Regia e Sceneggiatura all’Accademia di Bologna ed è anche attore in spettacoli teatrali e cortometraggi.

Oggi Ornella Muti compie 60 anni. Lei le ha dedicato il suo Ornella Is Cinema: di che libro si tratta? Perché secondo lei la Muti rappresenta il cinema? 

Ornella Is Cinema non è nient’altro che un umile e sentito omaggio che un giovane giornalista e studioso di cinema ha deciso di dedicare a uno dei personaggi che più di tutti è stato in grado di emozionare il pubblico negli ultimi decenni. Ed è proprio partendo dal concetto di ‘emozione’, che si sviluppa e prende forma l’opera: l’obiettivo è quello di togliere il velo all’interiorità dei personaggi interpretati da Ornella, mettendone a nudo virtù, limiti, sogni, paure. Una sorta di viaggio spirituale, in cui l’anima di un personaggio viene raccontata in relazione al contesto socio-culturale circostante. Pochi, a mio modesto avviso, sono riusciti come Ornella a regalare sentimento, passione, dolcezza a dei personaggi filmici. Ornella accarezza i suoi personaggi, li coccola, li vezzeggia, li ama come suoi figli, li tratta con emozione e dedizione. Ornella trasmette amore in ogni suo gesto, e l’amore è il sale  e la luce della vita, non solo del cinema.

Il sottotitolo del suo libro è “La Carriera della Muti in Emozioni”. Ce ne può parlare? Quali sono le emozioni che questa attrice ha saputo regalare al pubblico?

In Ornella scorgi prima il sentimento e poi tutto il resto: una bella lezione per tutti. Lei è in grado di emozionare il pubblico per il semplice fatto che è lei stessa la prima ad emozionarsi nell’interpretare un personaggio. La gente la ama perché lei è la prima ad amare profondamente ciò che fa. Personalmente, ho percepito tutto questo sin dal primo istante in cui mi sono imbattuto in una sua pellicola. Mi ha folgorato immediatamente, ed ho pensato: “Wow, questa persona ci mette tutta se stessa nel suo lavoro; adora fare l’attrice!” La capacità di emozionarti e di emozionare è ciò che ti lega alla gente, ed è la chiave per creare empatia con chi è disposto ad accogliere il tuo messaggio.

Ornella Muti

Ornella Muti

La Muti è considerata una dei più grandi sex symbol del nostro cinema. Quanto ha inciso questa sua bellezza sulla sua capacità di emozionare come attrice? Lei la considera più bella o più brava?

L’immagine, l’esteriorità, l’estetica sono fattori che contano molto nel cinema, e in particolare in un mondo edonista e vagamente superficiale come quello dei nostri giorni. Il grande merito di Ornella è stato quello di arricchire la propria innata e straordinaria bellezza con qualità come il coraggio, la determinazione, l’umiltà, la cultura. Per cultura intendo la capacità di nutrire la propria intelligenza attraverso un pensiero profondo e razionale, e tramite una sete sempre inappagata di sapienza e novità. Partendo da questo assunto, in Ornella ho sempre notato una grande volontà di sperimentare, conoscere, arricchirsi prima come persona e poi come professionista del cinema. Dunque, i suoi personaggi sono sempre stati meravigliosi tanto nell’esteriorità, quanto nell’interiorità: meravigliosi perché ricchi di valori umani .

Seppure piena di grazia e stile, Ornella Muti ha saputo, parole sue, “interpretare con coraggio anche ruoli profondi e difficili, lontanissimi dai cliché”. Può approfondire questo aspetto con qualche esempio?

Quando hai dalla tua parte la bellezza, ossia l’arma più potente dei tempi moderni, metterla da parte per valorizzare altre qualità è un grande atto di coraggio: in Ornella questo coraggio l’ho notato spesso, e sin dal principio. La Moglie Più Bella fu il suo debutto nell’universo cinematografico, e fu una delle sue prove più intense e complesse sotto il profilo emotivo. A dispetto del titolo, il profilo esteriore del suo personaggio non era molto approfondito, e durante la visione del film l’esclamazione naturale era : “Oh che brava questa ragazza!” Non eri minimamente portato a concentrarti sull’estetica. Pellicole successive quali Romanzo Popolare, La Ragazza di Trieste, Codice Privato, Domani accoglievano il medesimo spartito: il cliché della bellona suadente e avvolgente veniva accantonato per far spazio alle qualità umane del personaggio, e al talento dell’attrice. Poi, come ovvio e sacrosanto che sia, la bellezza di Ornella è stata messa in risalto molte volte nel corso della sua carriera, ma mostrarsi pienamente per quelle che sono le proprie virtù non è certo peccato.

Giovanissima in "La Moglie Più Bella"

Giovanissima in “La Moglie Più Bella”

La sua carriera cominciò da giovanissima, già protagonista, a soli quindici anni, de La Moglie Più Bella. Cosa rappresentò per la Muti questo film?

La Moglie Più Bella rappresentò un durissimo battesimo del fuoco ma che mise immediatamente in luce le qualità sopracitate di Ornella. Franca Viola, la figura che sta alla base dell’interpretazione di Ornella, fu un’icona sociale degli anni Sessanta, un personaggio profondo e ‘delicato’. Il concetto di delicatezza, in questo frangente, vuole sottolineare la cura certosina del dettaglio anche minimo che un impegno del genere richiede. Ornella fu bravissima proprio perché interpretò la parte con misura e attenzione, dimostrandosi più matura della sua carta d’identità. Poi, un altro dato significativo è rappresentato dal fatto che, all’epoca, produttori e registi nostrani erano molto più propensi di oggi a rischiare parte del proprio patrimonio e della propria credibilità su un giovane alle prime armi.

Qual è stato o quali sono stati i film che invece l’hanno consacrata come attrice matura e sempre più consapevole del proprio innato talento?

La prima maturità artistica di Ornella risale alla metà degli anni Settanta, e vede la luce con la pellicola Romanzo Popolare di Monicelli. Emotivamente e psicologicamente il personaggio di Vincenzina fu un’altra bella gatta da pelare per una donna ancor giovanissima; ben figurare accanto ad un meraviglioso mattatore come Ugo Tognazzi, un dominatore della scena, fu poi un vero esame di laurea superato a pieni voti. Successivamente, l’acme della maturità sarebbe arrivato nel corso degli interi anni Ottanta, il periodo aureo di Ornella. Tre film, a mio avviso, rappresentano concretamente la pienezza e la completezza professionale da lei acquisita: Storie di Ordinaria Follia, La Ragazza di Trieste e Codice Privato. In questo lungo viaggio verso l’apice della gloria e del successo fu accompagnata da alcuni tra i registi che lei più ha amato, e che più sono stati in grado di valorizzarla. Marco Ferreri, un reazionario entusiasta; Pasquale Festa Campanile, regista con pennello e macchina da presa; Citto Maselli, cineasta sublime e documentarista graffiante. Riserverei poi una menzione speciale a Ben Gazzara, attore statunitense forse poco conosciuto oggigiorno, ma che fu tra i più significativi compagni d’avventura di Ornella.

In "Storie di Ordinaria Follia"

In “Storie di Ordinaria Follia”

Come considera Ornella fuori scena? In To Rome With Love di Woody Allen la vediamo in una parte da diva. Lei la considera tale?

Non conoscendola personalmente, mi risulta arduo dare un giudizio su Ornella al di fuori del contesto cinematografico. L’unica cosa che posso affermare è che ho sempre avuto la netta percezione di un qualcosa che appartenesse alla sfera del mito, non distante da figure quali, ad esempio, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale. Dunque, se definiamo Ornella Muti una diva, non andiamo certo lontano dal vero.

Il suo libro ha selezionato quindici film della sua carriera, anche in base alla loro importanza sociale e storico-culturale. Qual è quello che lei trova più importante degli altri?

La Moglie Più Bella rappresentò il rifiuto dell’orrida costumanza del matrimonio riparatore nella Sicilia degli anni Sessanta. Il film, dunque, fu di inestimabile valore sociale ma mi sento di menzionarne altri. Romanzo Popolare fu lo spaccato di un’Italia grigia, soffocata dall’austerità morale e finanziaria, in cui il personaggio di Vincenzina rappresentò una volontà di progresso e di futuro. Nessuno è Perfetto trattò la promiscuità sessuale ai tempi della scoperta dell’HIV-AIDS. La Ragazza di Trieste, in ispirazione alla legge Basaglia e alla chiusura dei manicomi, raccontò i nuovi orizzonti nel rapporto tra un malato mentale e la società circostante. Codice Privato fu uno spaccato dell’alienazione dell’uomo agli albori dell’epoca tecnologica. Domani rappresentò la solitudine del dramma. Ognuno di questi film, e potrei citarne altri, ha dato un grosso contributo culturale e storico al nostro Paese.

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Infine le chiedo qual è il personaggio di Ornella che le è rimasto nel cuore e perché.

Per puro gusto personale ho amato molto Ornella nelle vesti di Chantal in Nessuno è Perfetto; il personaggio comunicava grande forza e dolcezza, oltre ad un’immensa determinazione nel far valere i propri diritti di persona, allo stesso tempo, speciale e ordinaria. Ci tengo poi moltissimo a concludere con una menzione particolare per l’hostess dell’episodio Senza Parole de I Nuovi Mostri. Quell’episodio rappresenta la più forte e violenta emozione che il cinema mi abbia mai regalato. Per questo e per molto altro, grazie mille Ornella. E tanti auguri di cuore.

Intervista di Giacomo Aricò