The Beguiled

Pregevole è L’Inganno di Sofia Coppola

Dopo aver esplorato personaggi del 18mo, 20mo e 21mo secolo che si trovano ad una svolta della loro vita, la regista Sofia Coppola fa un viaggio nel 19mo secolo con L’Inganno, il suo adattamento cinematografico del romanzo omonimo (The Beguiled) di Thomas Cullinan. Un film che ha vinto il Premio per la Miglior Regia all’ultimo Festival di Cannes e che sarà al cinema dal 21 settembre.


L’Inganno è un thriller psicologico e d’atmosfera pieno di tensione che si svolge in un collegio femminile nel Sud degli Stati Uniti nel 1864, durante la Guerra di Secessione americana. Le giovani donne che ci vivono (le splendide Nicole Kidman, Kirsten Dunst e Elle Fanning), protette dal mondo esterno, soccorrono un soldato nordista (il tenebroso e affascinante Colin Farrell) ferito e lo portano al riparo. Mentre gli offrono rifugio e curano le sue ferite, la casa viene invasa dalla tensione sessuale e da pericolose rivalità, e i tabù vengono infranti in un’imprevista serie di eventi. Tra emozioni intense e distruzione.

Ne L’Inganno, la Coppola (rimasta intrigata dalla storia del film del 1971, The Beguiled, diretto da Don Siegel) ha voluto esplorare il tema delle donne isolate durante la Guerra Civile. La regista, sempre formidabile nel tratteggiare personaggi femminili, inquadra sia il loro cameratismo che il loro isolamento. In tempo di guerra, la loro esistenza è fortemente ritualizzata. Si svegliano e lavorano in giardino a un determinato orario. Poi c’è la preghiera, la musica, le lezioni di francese, la cena, e poi si va a dormire. Tutto viene scombussolato dall’arrivo di un uomo che le porta alla competizione e all’egoismo. E anche alla perdita dell’innocenza.

Nicole Kidman

Nicole Kidman

La storia, tipica del genere Southern Gothic, vede ribollire le loro pulsioni sotto la superficie fino a che arrivano a un punto massimo per poi esplodere. Per questo il film esplora anche come gli aspetti più animaleschi del comportamento umano possano essere provocati – e pervadere – anche quando non ci si trova in prima linea. Del resto la violenza del cuore umano è un tema senza tempo, che prescinde dal periodo in cui si svolge la storia. Ancora una volta Sofia ha lasciato il segno, senza inganno.

Giacomo Aricò


EXTRA – Intervista a Sofia Coppola

Vi proponiamo di seguito un estratto dell’intervista rilasciata alla produzione dalla regista Sofia Coppola.

Lei ha detto che tenta di fare film personali. Cosa c’è di personale in L’Inganno per Lei?

Non lo capisco mai fino a molto tempo dopo, e questo succede con ogni film. Cose che ho visto e persone che conosco ne diventano parte. Sono sempre stata affascinata dal modo in cui le donne interagiscono tra di loro e ho visto come, a volte, cambiano quando c’è intorno un uomo.

Colin Farrell

Colin Farrell

Allora è L’Inganno il Suo ritorno al tema di comunità femminili che si sono evolute o si stanno evolvendo? Ne Il Giardino Delle Vergini Suicide ci sono delle sorelle in una comunità; in Marie Antoinette, c’è una corte che è un intero mondo; e in Bling Ring, c’è una cricca che finisce coll’infrangere le leggi.

Si, le dinamiche di gruppo – specialmente femminile – mi hanno sempre interessato. Penso che le dinamiche tra donne possano essere molto più sottili e sotto la superficie mentre quelle tra uomini sono più aperte, manifeste. Sono stata attratta da questa storia perché era su un gruppo di donne – e mi ricordava un po’ Il giardino delle vergini suicide, dove le ragazze sono tagliate fuori dal mondo – e perché non avevo mai davvero fatto un film su donne di varie età che si trovano in momenti differenti delle loro vite e su come si relazionano le une con le altre. Nella storia, ognuna di loro si rapporta all’uomo in maniera diversa.

Quando e come si è imbattuta nel romanzo di Thomas Cullinan The Beguiled (L’Inganno) che ha ispirato il film? Ha pensato di cambiare l’ambientazione del libro?

La mia amica e scenografa Anne Ross mi aveva prima parlato del film The Beguiled (La note brava del soldato Jonathan) di Don Siegel, che io non avevo mai visto ma che sapevo essere molto apprezzato. L’ho guardato e la storia mi si è fissata in testa – la sua stranezza e le sue svolte inaspettate. Non avrei mai pensato di ri-fare un film, ma ero curiosa e ho comprato il libro su cui si basava. Ho pensato, ‘perché non raccontare di nuovo la storia dal punto di vista delle donne?’ In questo modo L’Inganno sarebbe stato una reinterpretazione; la premessa è vincente perché le dinamiche di potere tra uomini e donne sono universali. C’è sempre un mistero tra uomini e donne. La gente continuava a dirmi che avrei potuto ambientarlo in un altro periodo. Ma io ero affascinata dal Sud dell’epoca della Guerra Civile americana e da come, a quel tempo, le donne venivano cresciute ed educate in relazione all’uomo, ad essere delicate e attraenti e anche delle buone padrone di casa. Il loro ruolo girava intorno all’uomo, ma poi gli uomini se ne sono andati e non c’erano più… com’è stato per loro essere lasciate da sole a sostenersi e sopravvivere?

Kirsten Dunst

Kirsten Dunst

Che cosa ha scelto di mettere in evidenza del romanzo o, al contrario, di tralasciare, nel Suo racconto?

C’erano degli elementi che mi sembravano esagerati; anche se la storia è piuttosto amplificata, volevo che fosse il più possibile realistica e credibile possibile. Nel libro il soldato è irlandese. Quando ho incontrato Colin Farrell e ho sentito il suo naturale accento irlandese, ho pensato che sarebbe stato bello mantenerlo e rendere McBurney ancora più esotico per le donne. Ad un certo punto facciamo riferimento al fatto che lui è un mercenario che è stato pagato per prendere il posto di un altro uomo (come soldato unionista). Io volevo che lui affascinasse e seducesse in modo da rendere meno ovvio che è solo un problema. Dal punto di vista delle donne è, “Io voglio credergli.” E con Colin, questo è possibile.

Nel film del 1971, c’era un personaggio afro-americano, Hallie, interpretato da Mae Mercer. Ha preso in considerazione la sua storia per il suo film?

Non volevo avere il personaggio di una schiava ne L’Inganno perché quello della schiavitù è un tema molto importante e non volevo rischiare di passarci sopra in maniera leggera e superficiale. Questo film racconta di un gruppo di donne lasciate sole durante la guerra.

Elle Fanning

Elle Fanning

Ha detto che la storia è stata amplificata. Si è divertita a farsi prendere dagli elementi thriller della trama?

Mi sono ricordata di Misery (Non Deve Morire), dove l’uomo è un ospite barra prigioniero, un film del 1990 che ho visto quando è uscito e che è rimasto nel retro dei mei pensieri. E’ stato molto impegnativo perché non avevo mai fatto niente di simile a questa storia – è fuori dalla mia zona di comfort, ma l’ho fatto comunque a modo mio. Ho dovuto spingere di più delle cose, perchè di solito sono contenuta. È stato divertente avere una trama e una bella ambientazione poetica, una cosa nuova per me.