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Scarlett Johansson è il super cyborg di Ghost in the Shell

Una atletica e combattiva Scarlett Johansson è l’eroina protagonista di Ghost in the Shell, un adattamento live-action del manga originale giapponese di Shirow Masamune. Il film – da domani al cinema – è diretto da Rupert Sanders e, oltre alla Johansson, vanta un grande cast internazionale: Pilou Asbæk, Takeshi Kitano, Juliette Binoche, Michael Carmen Pitt, Chin Han, Danusia Samal, Lasarus Ratuere, Yutaka Izumihara, Tawanda Manyimo e Kaori Momoi.


In un futuro non troppo lontano, il Maggiore (Scarlett Johansson) è il primo essere del suo genere: un’umana salvata da un terribile incidente e modificata ciberneticamente allo scopo di ottenere il soldato perfetto, il cui compito è quello di fermare i criminali più pericolosi del mondo.

Quando il terrorismo raggiunge un nuovo livello che prevede la capacità di penetrare nelle menti delle persone e controllarle, il Maggiore è l’essere più qualificato per contrastarlo. Mentre si prepara ad affrontare un nuovo nemico, il Maggiore scopre però che le hanno mentito: la sua vita non è stata salvata, le è stata rubata. Quindi non si fermerà davanti a nulla pur di recuperare il proprio passato, scoprire chi le ha fatto ciò e riuscire a bloccarlo prima che possa fare la stessa cosa ad altri.

Scarlett Johansson

Scarlett Johansson

Fin dalla sua pubblicazione nel 1989, Ghost in the Shell, il manga originale di Masamune Shirow, ha conquistato un vasto numero di seguaci in tutto il mondo, tra cui alcuni registi influenti come Steven Spielberg, James Cameron e i fratelli Wachowski. Nel corso degli ultimi tre decenni, la popolarità di Ghost in the Shell ha continuato ad aumentare, con i suoi temi centrali che diventano sempre più pertinenti: “è una parabola sui pericoli della tecnologia – spiega il produttore Avi Arad, l’ex presidente, CEO e fondatore dei Marvel Studios – una storia che solleva questioni filosofiche interessanti legate ad un ambiente futuristico, ma che sono altrettanto rilevanti per il mondo contemporaneo. Esplora ciò che ci definisce come individui, la nostra storia messa a confronto con le nostre azioni”.

Rupert Sanders conosceva già molto bene il primo film in versione anime di Ghost in the Shell, che ha sempre ritenuto una pietra miliare nella storia del cinema moderno per il modo in cui riesce a fondere un ambiente tipicamente giapponese con gli elementi classici della fantascienza: “il film di animazione per adulti è decisamente spettacolare – spiega il regista – ha fissato lo standard per un’estetica globale futurista. Il personaggio del Maggiore è straordinariamente emozionante perché lei è potente e sexy. E un essere umano ed è una macchina e come regista ho trovato molto affascinante il mix di questi elementi”.

Rupert Sanders sul set con "Beat" Takeshi Kitano

Rupert Sanders sul set con “Beat” Takeshi Kitano

Ad interpretate il Maggiore è una super Scarlett Johansson che ha arricchito il suo personaggio conferendole un’interiorità che Sanders trovava mancasse al suo corrispettivo animato: “nella versione anime, il Maggiore è abbastanza distaccato da tutto, il che la rende al tempo stesso seducente e misteriosa – spiega – ma in questo film, abbiamo bisogno di capire quello che sta vivendo interiormente. La nostra storia porta il pubblico a comprendere ciò che le sta accadendo nel profondo e questo consente al personaggio di crescere”. Per il regista, l’attrice ha arricchito il personaggio di “una qualità infantile e ciò è molto importante perché questa storia è un po’, in un certo senso, la storia di Pinocchio: è molto abile nel lasciarci avvicinare al personaggio per brevi momenti per poi respingerci di nuovo”.

La lotta al terrorismo informatico porta inaspettatamente il Maggiore ad intraprendere un percorso di ricerca interiore, come afferma Scarlett Johansson: “Rupert ed io abbiamo discusso molto di come lei sia alla ricerca della propria identità e della verità sulle proprie origini. Questo personaggio arriva a credere di avere sia una vita che le è stato data, che una vita da lei scelta. Questo è il vero motivo per cui ho voluto fare questo film. Trovare la propria identità reale, il senso di isolamento che è parte dell’esperienza umana, così come il senso di connessione che noi tutti condividiamo – sono temi per me molto importanti”.

Il Maggiore

Il Maggiore

Riflettendo sul film, Rupert Sanders ha trovato un sottotesto ancora più profondo nell’idea che, per quanto ci provino, gli scienziati della Hanka Corporation non riescono a cancellare l’umanità del Maggiore: “la tecnologia non può semplicemente ignorare l’anima. La nostra personalità continuerà comunque ad esistere in qualche forma. Il personaggio del Maggiore subisce una delicata metamorfosi, un processo di comprensione e adattamento a ciò che le è successo, nel bene e nel male. In tutto questo c’è un messaggio veramente potente e desideravo farlo arrivare al pubblico: chiunque siamo e qualsiasi cosa ci sia accaduta è proprio quello ciò che ci ha forgiato. Ed è questa la nostra forza e il nostro potere”.

“L’umanità sta implodendo, come un serpente che si mangia la coda. Le città sono costruite su altre città, le persone sono fatte di altre persone e di computer”.

Scarlett Johansson