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The Square, la geniale fotografia alla società delle contraddizioni di Ruben Östlund

Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, esce oggi al cinema The Square, il film di Ruben Östlund che ha sorpreso pubblico e critica con un mix irresistibile di ironia e provocazione, analisi sociale e umorismo “scorretto”, soprattutto sul mondo dell’arte contemporanea. Protagonisti sono Claes Bang, Elisabeth Moss e Dominic West.


Protagonista del film è Christian (Claes Bang), curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma, nonché padre amorevole di due bambine. Nel museo c’è grande fermento per il debutto di un’installazione chiamata The Square, che invita all’altruismo e alla condivisione, ma quando gli viene rubato il cellulare per strada, Christian reagisce in modo scomposto, innescando una serie di eventi che precipitano la sua vita rispettabile nel caos più completo.

Riportiamo ora le note di Ruben Östlund suddivise in diversi punti-chiave.

Diffidenza crescente

Nel 2008 è stata creata per la prima volta in Svezia un’area residenziale privata e chiusa all’esterno, a cui solo i proprietari possono accedere. È solo uno dei molti segni del fatto che le società europee stanno diventando sempre più individualistiche, via via che il debito pubblico cresce, la spesa sociale diminuisce e le differenze tra ricchi e poveri si allargano sempre di più. Anche in Svezia, un tempo considerata la società più egualitaria al mondo, la crescente disoccupazione e la paura del futuro hanno spinto le persone a diffidare degli altri e della società stessa“.

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“Effetto spettatore”

“Le vere rapine che hanno ispirato il film hanno avuto luogo di giorno in una città tranquilla come Göteborg, nei centri commerciali, sul tram, nelle piazze e gli adulti non hanno nemmeno reagito, malgrado molti di questi eventi accadessero proprio vicino a loro. Questa forma di inibizione della possibilità di aiutare il prossimo quando sono presenti anche altre persone, viene chiamato dagli psicologi e sociologi “effetto spettatore” (bystander effect): la probabilità che qualcuno presti il suo aiuto è inversamente proporzionale al numero di persone presenti, a causa del meccanismo della “diffusione di responsabilità” (diffusion of responsibility) che in molti casi prevale nei grandi gruppi”.

Un’altra epoca

Quando mio padre era ragazzo, negli anni ’50, le società occidentali dovevano ancora avere un senso di responsabilità condivisa. I suoi genitori lo lasciavano andare da solo a giocare al centro di Stoccolma all’età di sei anni, mettendogli una targhetta con l’indirizzo intorno al collo nel caso si fosse perso. Questo ci ricorda che all’epoca gli altri adulti erano visti come membri degni di fiducia all’interno di una comunità, capaci di aiutare un bambino nei guai. Il clima sociale di oggi non sembra aumentare la coesione di gruppo, né la nostra fiducia in generale nella società, al punto che tendiamo a vedere negli altri adulti una minaccia verso i nostri bambini. È con questi pensieri in mente che alcuni anni fa, insieme a Kalle Boman, produttore e professore di cinema all’università di Göteborg, ho sviluppato l’idea di The Square come progetto artistico orientato sul tema della fiducia all’interno della società e del bisogno di riconsiderare alcuni valori attuali“.

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All’origine del film

Il titolo del film è preso proprio da questo progetto, la cui prima esibizione risale all’autunno 2014 al Vandalorum Museum di Värnamo, città nel sud della Svezia. L’installazione è poi diventata permanente al centro della piazza della città: se qualcuno si trova al centro del quadrato illuminato a led, ha il dovere di agire se qualcun altro ha bisogno di aiuto. Anche la nostra mostra allestita a Värnamo, poi ripresa nel film, ruota intorno all’idea che l’armonia sociale dipende da scelte semplici che ognuno di noi compie ogni giorno: i visitatori del museo dovevano scegliere tra due porte, una con scritto “I trust people”, l’altra con “I mistrust people” (mi fido/non mi fido delle persone). La maggior parte del pubblico sceglieva la prima, ma poi aveva i sudori freddi quando gli veniva chiesto di lasciare cellulare e portafoglio sul pavimento del museo… Questa contraddizione illustra quanto sia difficile comportarsi seguendo i propri principi“.

Valori e azioni

In The Square ci troviamo di fronte alla debolezza della natura umana: quando proviamo a fare la cosa giusta, la parte più difficile non è essere d’accordo su dei valori comuni, ma comportarsi davvero secondo quest’ultimi. Ad esempio, come dovrei pormi verso i mendicanti se voglio promuovere una società più giusta e egualitaria dove la distanza tra ricchi e poveri scompaia? Dovrei mantenere uno stile di vita privilegiato che mi permette di dar loro qualcosa ogni giorno o dovrei cambiarlo radicalmente in modo di ristabilire un equilibrio maggiore tra me e loro? La crescita della povertà e del numero dei senzatetto nelle città occidentali ci presenta questo tipo di dilemma ogni giorno“.

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Una contraddizione vivente

Anche il protagonista del film, Christian, è un personaggio con vari aspetti contraddittori: è insieme idealista in quello che dice e cinico in quello che fa, è un uomo di potere ma anche un debole e via dicendo. Come me, è un padre divorziato con due figlie, come me lavora nel campo della cultura ed è sensibile alle domandi sociali e esistenziali poste dall’installazione “The Square”. È convinto che quest’ultima sia un’idea eccezionale e spera davvero che l’arte possa cambiare il modo di pensare delle persone, ma al tempo stesso è un camaleonte sociale che sa bene come interpretare il suo ruolo di alto profilo nelle istituzioni, districandosi tra le aspettative di sponsor, artisti, visitatori, ecc. Christian affronta interrogativi che tutti affrontiamo, circa il prendersi delle responsabilità, il fidarsi del prossimo e l’essere degno di fiducia, sul fatto di comportarsi moralmente. E quando si trova di fronte a un dilemma, le sue azioni entrano in conflitto con i principi per cui si batte: Christian appare allora come una contraddizione vivente, come molti di noi“.

La controversia necessaria

Con il suo approccio satirico, The Square porta alle estreme conseguenze le peggiori tendenze dei nostri tempi, come il modo in cui i media ignorano le proprie responsabilità nell’amplificare i problemi di cui parlano. Nel film, i PR assunti dal museo sostengono che l’idea alla base dell’installazione “The Square” sia troppo “perbene” e nessuno sarebbe interessato: per spingere i giornalisti a scriverne occorre una controversia e il progetto secondo loro sembra mancare di un aspetto conflittuale. Anni fa, il codice etico della stampa avrebbe impedito a un giornale o a un’emittente televisiva di mostrare immagini scioccanti, di dubbia provenienza o manipolate. Ma da quando le spese e i posti di lavoro sono stati tagliati nella maggior parte delle testate e i giornalisti sono rimasti sopraffatti di lavoro, i media si sono affidati a un crescente sensazionalismo, diventato ormai la norma: finché una foto o un video hanno un contenuto esplosivo, non importa di quale contenuto si tratti e i social media ne rilanciano la diffusione in tutto il mondo“.

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Il cinema e il pensiero critico

The Square prova ad affrontare tali questioni attraverso l’ironia e usando spesso una comicità dell’assurdo. La clip ovviamente falsa creata dai PR del museo per promuovere la mostra esemplifica il ruolo dei media nel modo in cui noi guardiamo alla realtà e la fraintendiamo. Credo sia essenziale analizzare questo ruolo, perché le immagini in movimento restano il più potente mezzo d’espressione che abbiamo mai avuto, nonché il più pericoloso che mai. Al tempo stesso, un mezzo come il cinema può fornirci una straordinaria chiave d’accesso al mondo e a nuove esperienze, stimolando il pensiero critico verso aspetti della vita che diamo per scontati“.