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Tom Hanks cerca l’affare del secolo Aspettando il Re

Tom Hanks è dal 15 giugno al cinema con Aspettando il Re, il film diretto da Tom Tykwer e tratto dal romanzo Ologramma per il Re di Dave Eggers. Nel cast ci sono anche Sarita Choudhury e Alexander Black.


Alan Clay (Tom Hanks), un uomo d’affari in crisi che per rimettersi in pista vola in Arabia Saudita nel tentativo di concludere con il re l’affare del secolo. Inizialmente disorientato da usanze locali incomprensibili ed estenuato dall’attesa del re che tarda a riceverlo, Alan cerca di portare avanti il suo progetto con l’aiuto di un bizzarro tassista e di una bravissima dottoressa di cui si innamora. Mano a mano che l’amicizia tra i tre si rafforza, le barriere culturali crollano e Alan comincia perfino a immaginare di ricominciare tutto da capo lì, dove tradizione e modernità si fondano in modo misterioso e affascinante.

Il regista tedesco Tom Tykwer, è rimasto entusiasta del libro di Dave Eggers: “tratta temi decisamente attuali, pur mantenendo un certo stile classico che lo rende un romanzo senza tempo. Mi è sembrato un mix fantastico, e così ho cominciato a tormentare tutti per cercare di realizzare il film nel più breve tempo possibile”.  Nell’adattare la storia di Eggers per il grande schermo, Tykwer ha sfruttato le doti naturali di Tom Hanks per poter tirar fuori gli elementi comici dalla difficile situazione in cui si trova Alan Clay: “il romanzo ha uno strano senso dell’umorismo, che si accompagna però a molti momenti profondamente malinconici e tragici”, racconta Tykwer.

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Riguardo al suo personaggio, Tom Hanks spiega: “all’inizio del film Alan è alla deriva: ha appena divorziato, il suo impiego alla Reliant Corporation è precario ed è preoccupato di riuscire a mantenere un rapporto con sua figlia”. Il padre di Alan, interpretato da Tom Skerritt, aumenta lo sconforto del figlio, ricordandogli al telefono il punto più basso della sua carriera: l’aver provocato la bancarotta della Schwinn Bicycle Company, un tempo società florida, dopo il trasferimento in Cina di centinaia di lavorazioni.

È come se Alan si trovasse solo su un iceberg, o nel deserto, secondo i casi – afferma Hanks ti chiedi se abbia qualche amico. Poi gli viene anche una ciste sulla schiena e, alle tre del mattino, lui pensa che quella ciste finirà coll’ucciderlo lentamente, proprio come quell’iceberg di solitudine che si scioglie lentamente finirà per scomparire e per farlo sprofondare. Il povero Alan si trova proprio in una situazione difficile, ma un po’ fa ridere perché percepisci un’assurda contraddizione: lui cerca di dare un senso a ciò che accade in quel Paese straniero mentre non riesce a dare un senso nemmeno alla sua vita”.

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Nel suo adattamento Tykwer ha cercato di trovare spunti di comicità anche nella situazione di Alan: “ho cercato di fare il massimo per rendere il film una commedia – afferma – anche se è una storia cupa, su una persona che si trova in una situazione davvero difficile, in quello che vive Alan c’è allo stesso tempo qualcosa di assurdo”. Secondo Tom Hanks, Clay arriva in Arabia Saudita senza sapere niente del posto, avendone un’immagine stereotipata e caricaturale: “nonostante non sia un tipo allegro, quando cerca di vendere il suo futuristico ologramma in 3D e raduna il suo team, Alan torna ad essere l’Alan Clay di un tempo, un uomo pieno di energia e vitalità. E da lì scaturisce la commedia”.

Nella miglior tradizione hollywoodiana della black-comedy, Aspettando il Re suscita risate inframmezzate da momenti dolce-amari: “abbiamo realizzato una commedia sulla crisi e sul fatto che il nostro sistema economico sta crollando e che un’apocalisse sembra attenderci dietro l’angolo – afferma Tykwerabbiamo utilizzato la commedia come strumento per comprendere la tragedia, come un palloncino che fai scoppiare con uno spillo in modo che quando esplode l’energia che sprigiona sia divertente. Nonostante tutti i problemi di Alan, spero che il film faccia divertire il pubblico”.

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Per Tom Hanks, questa è la storia di un uomo che si imbatte in un’oasi spirituale ed emotiva dopo aver vagato nel deserto: “perché fare un film su un tizio al quale va tutto storto? Questa è una cosa che può funzionare benissimo in letteratura, ma per com’è il cinema la storia richiedeva qualcos’altro: per dirlo in una parola, la speranza”.