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Treno di Parole – Intervista a Silvio Soldini: “Raffaello Baldini un poeta vicino a me. Vicino a noi”

Lunedì 8 aprile, al CineTeatro Volta di Pavia (ore 19.30 aperitivo, ore 20 proiezione) – per la rassegna cinematografica Il Mio Film – verrà presentato uno dei più belli documentari realizzati nel 2018, presentato in anteprima alla 13esima Festa del Cinema di Roma. Stiamo parlando di Treno di Parole (QUI il nostro approfondimento), l’ultima opera dietro la macchina da presa di Silvio Soldini. Un lavoro attraverso il quale il regista intende far conoscere da vicino al grande pubblico una figura per molti aspetti straordinaria, uno scrittore e giornalista purtroppo poco noto: Raffaello Baldini. Nonostante l’impegnativa scelta di usare nei suoi versi il dialetto del suo paese, Santarcangelo di Romagna, Baldini è considerato da molti esperti uno dei massimi poeti dell’ultimo Novecento. Il documentario si avvale dei preziosi contributi degli attori Ivano Marescotti, Gigio Alberti, Silvio Castiglioni, Rudy Gatta.

Raffaello Baldini 

Considerato dalla critica uno dei più grandi poeti italiani della seconda metà del Novecento, sono in pochi, in verità, a conoscere Raffaello Baldini. Ciò è sicuramente dovuto allo scoglio del dialetto romagnolo e all’inevitabile ma riduttiva etichetta di “poeta dialettale”. In gran parte però dipende dal fatto che ha sempre e solo scritto poesia, anche con i suoi monologhi. E la poesia, di cui pur tanto il mondo oggi ha bisogno, non è più popolare. Ecco perché si è deciso di realizzare questo film: nell’assoluta convinzione che la sua opera, attualissima, debba e possa conquistare un pubblico più ampio.

Il film documentario Treno di Parole, nato da un’idea di Martina Biondiruota attorno alla sua opera poetica e drammaturgica, attingendo alla grande varietà di materiale che lui ci ha lasciato: le registrazioni delle poesie lette dalla sua stessa voce in dialetto santarcangiolese e in italiano, i filmini in 8 mm da lui girati negli anni ’60- ’70, le sue fotografie, gli appunti-audio con cui fissava le idee per poesie e monologhi, le riprese effettuate nelle scuole in cui era invitato a tenere letture, le interviste radiofoniche e televisive.

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Intervista a Silvio Soldini

Abbiamo avuto l’immenso piacere di parlare dell’opera di Raffaello Baldini e di Treno di Parole con il regista in persona, Silvio Soldini.

Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma dello scorso ottobre, Treno di Parole arriva al Cineteatro Volta di Pavia. Cosa rappresenta per lei Raffaello Baldini? Perché è importante far conoscere la sua opera?

Credo che Raffaello Baldini sia un grandissimo poeta, che ha scritto prevalentemente in dialetto e per questo è rimasto in disparte, semisconosciuto. È molto importante far conoscere la sua opera perché ha un’ironia e una capacità di entrare nei drammi del nostro tempo davvero unica. È un’opera che – nonostante parli, in fondo, di un microcosmo – riesce ad essere universale.

Perché è stato troppo spesso dimenticato?

Più che dimenticato non è stato conosciuto. Il fatto che scrivesse in dialetto è stato determinante. È stato letto e compreso solo da poche persone, ovvero da chi conosceva il dialetto di Santarcangelo, che non è il dialetto romagnolo. Al punto tale che Ivano Marescotti, l’attore che più di chiunque altro ha diffuso la sua opera, ha dovuto tradurre i suoi scritti nel dialetto di Bagnacavallo, quello usato a Ravenna per intenderci.  

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Baldini era uomo antico o al passo con i tempi?

Quella del dialetto è una scelta linguistica che lo lega a qualcosa di arcaico. Mentre le tematiche, su tutte quella della nevrosi, è assolutamente al passo con i nostri tempi. Per questi motivi direi che Baldini era al tempo stesso entrambe le cose, sia antico che molto contemporaneo.

Provando a fantasticare, secondo lei cosa penserebbe e cosa direbbe Raffaello Baldini del nostro tempo?

Non so cosa direbbe del nostro mondo e del nostro tempo. Probabilmente si sentirebbe ancora meno a casa di come si sentiva nel suo.

Come si può descrivere la sua poesia?

È un flusso di coscienza di vari personaggi, non sono sempre gli stessi che parlano. Ognuno deve dire quello che prova, deve esprimere quello che è successo nello scontro con la realtà. È un Treno di Parole, come dice il titolo del mio film, è un continuo parlare ed è un continuo parlarsi addosso. Con una grande musicalità, soprattutto quando la si ascolta in dialetto.

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Secondo lei, solo la voce di Baldini era in grado di leggerle e renderle al meglio?

La capacità di Baldini di leggere ed interpretare la sua opera era veramente ad alti livelli. Non era quello che tutti si aspettano da un poeta. La sua interpretazione, la sua lettura, era un modo di portare in vita le parole. Le sue non sembravano nemmeno più poesie ma monologhi, di personaggi inventati da lui. 

Non solo testi, ma anche fotografie e filmini 8 mm. Dalle parole alle immagini. Com’era lo sguardo sul mondo di Baldini?

Era la prima volta che facevo un film su una persona che non è più tra noi. Fortunatamente abbiamo trovato non solo delle fotografie ma anche dei filmini. Alcuni girati da lui stesso, altri che invece lo riprendono mentre legge le sue poesie davanti ad un pubblico. Attraverso tutto questo materiale ho cercato di comporre un film che fosse anche poetico. E che fosse anche ironico. E che avesse anche una musicalità vicina a quella dell’opera di Baldini. Mi sarebbe dispiaciuto non trovare alcuna parentela tra il mio film e il suo sguardo, il suo ritmo, la sua ironia.

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Schivo, riservato, meticoloso nel lavoro, timido, ma anche capace di sorprendenti exploit e della più acuta ironia. Baldini ha saputo raccontare i grandi temi umani: la solitudine, lo spaesamento, le nevrosi quotidiane, l’amore, la morte, il perdono. È per questo che ancora estremamente attuale e illuminante?

Assolutamente sì, credo che la sua poesia sia ancora molto attuale. La cosa bella che ho scoperto facendo questo film è la sensazione di averlo conosciuto anche senza averlo mai incontrato davvero. Questa sua riservatezza, la sua meticolosità nel lavoro, la sua timidezza e la sua ironia sono tutte qualità che sento vicine a me. È per questo che mi è venuto facile fare questo film: c’è qualcosa che sento e che mi accomuna a lui.

Intervista di Giacomo Aricò


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