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Una Nuova Prospettiva, i rifugiati tra 1942 e 2020 nel corto di Emanuela Ponzano

Il cortometraggio Una Nuova Prospettiva di Emanuela Ponzano è l’unico film italiano in concorso nella nuova sezione competitiva Torino 38 Corti della 38esima edizione del Torino Film Festival. La proiezione del cortometraggio è prevista su Mymovies.it il 26 novembre alle ore 14 (la visione sarà disponibile per 48 ore). Protagonista è il giovane talento ungherese Zoltan Cservak, già visto ne Il Figlio di Saul (Oscar per il Miglior Film Straniero nel 2016), affiancato da altri attori noti al grande pubblico come Donatella Finocchiaro e Ivan Franek.

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Il corto

In una foresta fitta, nella prima mattinata di un ‘epoca remota non identificabile, un ragazzino di 12 anni è concentrato nella sua caccia di oggetti preziosi insieme ad altri suoi compagni. C’è molta nebbia. Il ragazzino si è allontanato in un’altra parte del bosco più isolata e Il suo sguardo felice viene poi attratto da suoni particolari e stridenti che a tratti s’interrompono e poi riprendono. Il ragazzino decide di muoversi raggiungendo una vecchia capanna di legno abbandonata con una porta finestra. Dalla finestrella il ragazzino scopre una bambina che piange. Sembra persa. Il ragazzino rimane immobilizzato dai pianti della bambina che si accorge di lui. Al loro incrocio di sguardi decide di aprire la finestra ma una volta aperta il ragazzino scopre un nuovo orizzonte seguendo con lo sguardo la bambina che viene tirata da un uomo per riportarla in un gruppo vasto di persone davanti ad un muro di filo spinato.

Le immagini ci lasciano pensare che siamo forse nel 1942. Le persone gridano e sono ammassate davanti alla rete con delle guardie intorno con dei mitra. Il ragazzino guarda impaurito e si allontana progressivamente dalla finestra. Due ragazzi interrompono la sua vista sconvolta chiamandolo e dicendogli di spicciare, che è ora di tornare in paese e che si è fatto tardi. Il ragazzino e suoi amici corrono attraversando la foresta e arrivano in un nuovo campo di confine. I tre ragazzi passano il controllo alla frontiera ma lasciano dall’altra parte una massa di persone in fila lungo il filo spinato. Lo sguardo del protagonista osserva i volti delle persone rimaste indietro. Il ragazzino riuscirà a ritrovare la bambina? Dove si trovano? e quando?

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Emanuela Ponzano racconta…

Una Nuova Prospettiva è un film drammatico di carattere storico universale, che vuole ricordare come eventi cosi gravi come l’attualissimo problema dei rifugiati in attesa alle porte d’Europa sia legato profondamente e paradossalmente allo stesso motivo per il quale l’Europa è stata costruita dopo la seconda guerra mondiale. Ovvero non ripetere l’orrore dei campi di concentramento e favorire la pace tra gli Stati Uniti di Europa, contrastando il ritorno di nazionalismi e odio razziale. Personalmente sono stata molto colpita dalla visione del muro spinato, del confine (Hatar) ungherese dal 2015. Di come l’immagine di lunghe file di adulti e bambini disperati, con in braccio solo un sacco, ammassati contro una rete coperta da filo spinato e umiliati dalla richiesta di spogliarsi dei loro beni una volta accolti nei “campi d’integrazione”, mi ricordasse il lontano – ma forse non troppo – 1942. Se la Storia è ciclica, possiamo osservare che si ripete nelle sue forme più belle e più terribili“.

“Qual è allora la nostra posizione di spettatori coscienti davanti a questi eventi e cosa possiamo fare oggi rispetto al 1942, potendo contare su possibilità di comunicazione infinitamente maggiori? Continuiamo passivamente solo a guardare?. Questo cortometraggio vuole essere una sintesi tra un film di impegno civile, che tratta tematiche delicate e attuali, e un esercizio di stile, dal punto di vista visivo e fotografico. In una decina di minuti un ragazzino ribalta le sue e le nostre certezze, mette in continuità l’Europa del 1942 con quella del 2020, facendo emergere le nostre responsabilità sul mondo che stiamo costruendo“.

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Il filo spinato, oltre che immagine visivamente molto potente, simboleggia allo stesso tempo il divieto d’accesso ad un un luogo e il punto limite che marca il confine tra due terre. Questo punto è un no man’s land. Una terra di nessuno. Il confine oggi a chi appartiene? Che diritti per i bambini rifugiati. Che infanzia? Che protezione in queste condizioni? Quanti bambini dispersi e orfani? Ed infine il tema della diversità, della paura e dell’odio di una razza diversa che invade il nostro territorio. Una sveglia che ci invita ad accettare la responsabilità e a sviluppare , si spera, una nuova prospettiva“.