Sul Vulcano

Una vita sospesa, in bilico Sul Vulcano, l’applaudito docufilm di Gianfranco Pannone

Dopo gli applausi allo 67° Festival di Locarno, arriva domani al cinema Sul Vulcano, il nuovo film-documentario di Gianfranco Pannone che sarà distribuito da Istituto Luce-Cinecittà.


Una storia di una ‘terra pazza’ che rappresenta i dissesti e lo splendore di un Paese intero. Un viaggio visivo, antropologico, politico, che ha per compagne le musiche di un autore come Daniele Sepe, e le voci date ai testi letterari da un cast d’eccezione: Toni Servillo, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Gifuni, Leo Gullotta, Iaia Forte, Enzo Moscato, Renato Carpentieri, Aniello Arena.

Protagonisti sono Maria, Matteo e Yole: tre vite ai piedi del Vesuvio, in un luogo unico al mondo, ricco di miti, storia ed evocazioni letterarie che vanno da Giordano Bruno al Marchese De Sade, da Giacomo Leopardi a Curzio Malaparte.

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Maria, che vive e lavora in un’azienda florovivaistica ai piedi di una villa vesuviana in abbandono, “coltiva” anche le proprie curiosità intellettuali ed è una custode discreta del vulcano. Matteo, pittore di talento, rimette in gioco le sue opere fatte con la lava, testimonianza di un legame profondo con la terra da cui non si è mai staccato. Yole, cantante “neomelodica”, vive la propria libertà di giovane donna conciliandola con un’autentica devozione per la Madonna, espressione popolare di un sacro che ha sempre caratterizzato il Vesuvio, da Dioniso/Bacco a San Gennaro.

E se il proverbiale fatalismo partenopeo, dietro cui vive ancora oggi una diffusa devozione religiosa, derivasse proprio dalla presenza del vulcano, che per ben due millenni ha dato e preso alla gente che vive sotto di lui? Ma oggi chi è più pericoloso? Il Vesuvio, che potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro, o l’uomo, che in meno di cent’anni ha prodotto danni d’ogni genere? E sorge spontanea un’altra domanda: com’è stato possibile, tra case abusive e discariche d’ogni genere, produrre tanta bruttezza in così tanta bellezza?

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Vi riportiamo di seguito, la dichiarazione del regista, Gianfranco Pannone:

Sul Vulcano è un film ambientato in un posto unico al mondo, il Vesuvio, e, collocandosi tra passato e presente, si propone come un racconto a più voci sul delicato rapporto Uomo-Natura, partendo dalla condizione storica dei napoletani, sempre in bilico tra filosofico fatalismo e dionisiaca vitalità. E se fatalismo e vitalità, rivisitati oltre gli alibi che da secoli quasi immobilizzano Napoli, venissero assunti a valori di una rinnovata rinascita, fortemente mediterranea, dell’uomo moderno?”

Tutto questo alla luce di un fatto, che chi vive su un vulcano porta storicamente dentro di sé: la Natura è più forte dell’uomo, persino oggi che l’uomo ha migliorato le proprie condizioni di vita. Ecco che una nuova ecologia, in cui l’uomo torna a valutare i propri limiti, diviene necessaria, facendo tesoro di una storia millenaria: quella, appunto, di un vulcano intorno al quale vivono, più o meno consapevoli, centinaia di migliaia di persone”.

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Esiste una “vesuvianità”? A conoscere alcuni tra gli abitanti dei paesi che circondano il Vesuvio, da Somma a Ottaviano, da San Sebastiano a Cercola, da Torre del Greco a Bosco tre case… sembrerebbe proprio di sì! In questa terra un po’ tutti si sentono figli del Vesuvio e, in apparenza senza sentirne il peso, portano addosso i segni di una presenza ricca di leggende, storie, racconti, che nel film si manifestano grazie al contributo artistico di alcuni importanti attori”.

Sono loro, infatti, a dar voce a figure importanti che, lungo duemila anni, hanno raccontato il vulcano: da Plinio il giovane a Giordano Bruno, dal Marchese De Sade a Giacomo Leopardi, da Matilde Serao a Curzio Malparte… E i testimoni, Maria, Matteo e Yole, pur avendo i piedi ben piantati nel presente, non sono affatto lontani da queste figure. Al contrario, le loro testimonianze comunicano, oltre che con le immagini del passato (quadri, incisioni e soprattutto il prezioso repertorio cinefotografico dell’Archivio Luce), proprio con le parole di quegli artisti che il Vesuvio lo hanno evocato da sempre”.

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Il Vesuvio è il centro del Mediterraneo. E ci spinge a una metafora della condizione umana, sempre in bilico tra la vita e la morte. Il proverbiale fatalismo partenopeo si regge tutto sulla presenza del Vesuvio e in origine era fortemente filosofico, come ci ha tramesso Giordano Bruno, che non a caso è nato a Nola, proprio ai piedi del vulcano. Chi vive da quelle parti sa bene quale sia il potere della Natura. Peccato che non pochi partenopei lo abbiano dimenticato!”.

E abbiano optato per un utilizzo criminale del territorio. Le case costruite sulle strisce laviche sono lì a testimoniarlo, come pure le ville vesuviane del ‘700 in abbandono…”.

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Eppure ho trovato anche molta energia sopra e in cima al Vesuvio, un’energia positiva, forse più forte della potenza del vulcano stesso. Sarebbe buona cosa che fosse quella a esplodere… Ma esiste una coscienza civile capace di smuovere gli animi? Esiste una volontà politica per cambiare le cose? Forse anche l’arte deve poter fare qualcosa… Insomma, basta delegare! Lo dico anche da cittadino”.

Gianfranco Pannone