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Willem Dafoe in Un Sogno Chiamato Florida, la ricerca della magia di Sean Baker

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È da oggi in sala Un Sogno Chiamato Florida (The Florida Project), il nuovo film di Sean Baker per il quale Willem Dafoe ha ottenuto la nomination all’Oscar come Miglior Attore Non Protagonista. Presentato con grande successo alla Quinzaine des Realisateurs, il film ha avuto un lungo percorso di festival – da Toronto a New York, da San Sebastian a Londra, fino a Torino dove è stato il film di chiusura.


Il film

Un Sogno Chiamato Florida racconta la storia della vivace e piccola Moonee (Brooklyn Kimberly Prince) e del suo gruppo di amici le cui vacanze estive si riempiono della sorpresa, dello spirito di possibilità e del senso di avventura tipici dell’infanzia mentre gli adulti intorno a loro attraversano tempi difficili. Hanno circa sei anni e riescono ancora a trasformare una realtà fatta di fast food, trash televisivo e quotidiana miseria in un’avventura. Moonee è una piccola canaglia, la sua giovane mamma Halley (Bria Vinaite) si muove lungo il confine tra legalità e crimine e l’unico che cerca di tenere insieme le cose è Bobby (Willem Dafoe) il manager del Magic Castel Hotel dove vive Moonee.

Il film è ambientato a Orlando, Florida, la capitale mondiale delle vacanze, un paradiso ricco di sole al quale accorrono ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo; un regno incantato con una miriade di parchi tematici, spettacoli e resort. Però, a pochi passi di distanza, c’è un mondo completamente diverso in cui vivono i personaggi descritti da Baker senza pietismi e con una gran dose di allegria.

Sogno Florida 1

Lungo la US Highway 192

Il regista Sean Baker non ha dovuto guardare molto lontano per trovare l’ispirazione necessaria dopo il successo del festival di Sundance del 2015 dal titolo Tangerine. Baker ha deciso di rivisitare un progetto su cui rimuginava da cinque anni, che l’avrebbe portato dai mandarini (i “tangerine”, appunto) alla Florida, vale a dire la terra delle arance. Il co-sceneggiatore e produttore Chris Bergoch, percorrendo spesso la Irlo Bronson Memorial Highway, meglio conosciuta con il nome di US Highway 192, che è una delle principali arterie che portano direttamente al cuore pulsante di quel centro economico della Florida che è Walt Disney World, si è reso conto delle condizioni di vita decisamente poco magiche che caratterizzano le zone immediatamente limitrofe al parco di divertimenti Disney, ed è rimasto interdetto quando ha scoperto che molti dei motel lungo il suo percorso non ospitavano turisti ma famiglie.

I Motel senza sorriso

Molti dei motel che si susseguono su entrambi i lati della US Highway 192 sfruttano l’immaginario Disney. Molti, per esempio, sono ricchi di motivi legati a castelli e pirati. Fino a dieci anni fa, questi motel erano pieni di turisti, e tuttora sono ancora visibili alcune vestigia di quel periodo, tra cui, per esempio, le strutture che chiedono 35 dollari per un giro in elicottero e i negozi di souvenir dove molte T-shirt da pochi soldi sfruttano le immagini delle più recenti principesse. Dopo il collasso dell’economia locale e la diminuzione del flusso di turisti, alle reception di questi motel ha iniziato ad arrivare una nuova tipologia di visitatore: si tratta di chi ha perso il proprio lavoro e non ha la possibilità di pagare un deposito per vivere in un appartamento.

(foto di Marc Schmidt)

(foto di Marc Schmidt)

Il viaggio di Baker

Sean Baker ha sempre adorato i cortometraggi prodotti da Hal Roach della serie Simpatiche canaglie (Our Gang) degli anni Venti e Trenta dello scorso secolo. Baker ci ricorda quanto segue: “erano incentrati su un gruppo di bambini nel periodo della Depressione americana. Tuttavia, la loro condizione economica era un elemento di contorno, perché erano le divertenti avventure dei bambini a fare la parte del leone”. Come è accaduto per tutte le loro collaborazioni, la ricerca ha costituito un elemento chiave del progetto. Baker e Bergoch hanno fatto una full immersion nel cuore di Kissimmee, in Florida, compiendo anche molti viaggi di ricerca in questa zona nell’arco di tre anni e soggiornando in alcuni dei motel che sorgono lungo la US 192.

La figura di John Manning

Tra le persone intervistate, è spiccato John Manning (nel film Bobby, interpretato da Willem Dafoe), il gestore di uno dei motel ubicati lungo la US 192, “ma era tutt’altro fuorché il manager di un ufficio – spiega Bergoch si sporcava le mani, indossava più panni”. Sean Baker continua: “John ha risposto alle tantissime domande che gli abbiamo fatto, fornendoci una prospettiva davvero unica sulla vita nei motel. Era ovvio che i “residenti” gli stavano molto a cuore, e che si trovava nella difficile posizione di dover assumere il ruolo di figura autoritaria in un ambiente che a tratti gli era ostile”.

(foto di Marc Schmidt)

(foto di Marc Schmidt)

Trovare la magia ovunque

Per Bergoch la storia e i temi del film sono universali: “tutti siamo stati bambini, tutti abbiamo vissuto quegli anni di pura meraviglia, ingenuità, confusione, possibilità infinite e, soprattutto, avventura. La scuola rimaneva chiusa solo per due mesi, ma quei due mesi sembravano un’eternità. In quei momenti, che ti trovassi in un grande parco tematico, in un parco giochi o anche solo in un parcheggio, trovavi la magia ovunque. Baker si augura che il suo ultimo film conquisterà il pubblico grazie al suo umorismo, ai suoi personaggi coloriti e alla nostalgia: “vorrei che chi guarda il film amasse e prendesse a cuore questi personaggi così tanto da portarli a casa con sé, andare su Internet e cercare informazioni sul numero di famiglie e bambini americani che crescono nei motel. Per me sarebbe un successo che ha qualcosa di magico”.

“Questa è una storia incentrata su dei bambini che crescono all’ombra di un castello incantato”.

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