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Chloë Grace Moretz, cuore libero (e spezzato) ne La Diseducazione di Cameron Post

Vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival, dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, mercoledì 31 ottobre arriva nelle nostre sale La Diseducazione di Cameron Post, il film – tratto dal romanzo di culto di Emily M. Danforth – diretto da Desiree Akhavan con protagonista Chloe Grace Moretz.

Il film

Capace di affrontare con uno stile graffiante un tema ancora attualissimo e controverso, la vicenda è ambientata in una cittadina del Montana, nel 1993. Quando viene sorpresa a baciarsi con una ragazza durante il ballo della scuola, la giovane Cameron Post (Chloe Grace Moretz) viene spedita in un centro religioso, God’s Promise, in cui una terapia di conversione dovrebbe “guarirla” dall’omosessualità. Insofferente alla disciplina e ai dubbi metodi del centro, Cameron stringe amicizia con altri ragazzi, finendo per creare una piccola e variopinta comunità capace di riaffermare con orgoglio la propria identità.

Dal libro al film

La regista Desiree Akhavan ha ricevuto dalla casa editrice una copia del libro di Emily Danforth, La Diseducazione di Cameron Post, già nel 2011, prima che venisse pubblicato: “mi ha da subito colpito e commosso il modo in cui parlava del passaggio all’età adulta senza essere predicatorio o affettato – ricorda – e fin dall’inizio pensavo che se fossi riuscita a farne un film mi sarei concentrata sulla seconda parte del romanzo, ambientata al centro di conversione”.

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Pray Away the Gay

C’era qualcosa di davvero speciale nel libro – continua la regista – era ricco di ironia e aveva un gruppo di giovani personaggi ben delineati. Ognuno di loro finisce al centro di conversione per motivi diversi e ognuno reagisce alla situazione in modo diverso”. Inoltre la Akhavan stessa poteva attingere alla sua personale esperienza in un centro di riabilitazione, dove è andata ventenne per curare un disturbo del comportamento alimentare: “mi è piaciuto raccontare una storia ambientata in un centro di riabilitazione, il cui obiettivo è sempre farti stare meglio: ma cosa vuol dire esattamente stare meglio? È in realtà qualcosa che cambia da persona a persona. E nel caso del centro God’s Promise, come è possibile per Cameron stare meglio se non può to pray away the gay, come recita il classico slogan di questi campi religiosi? Questo è stato il nostro punto di partenza”.

Buone intenzioni, conseguenze tremende

God’s Promise è gestito dalla Dott.ssa Lydia Marsh, che lo ha creato dopo aver “guarito” suo fratello, il Reverendo Rick: “Lydia è una persona di grande intelligenza – afferma la regista – è sinceramente convinta di aiutare e proteggere i ragazzi del centro ed è molto generosa. Il problema è il suo modo di concepire la sessualità e il fatto che il risultato delle sue azioni sia spingere questi adolescenti a odiare se stessi. Le buone intenzioni a volte possono portare ad azioni terribili. Una domanda chiave del film è: può questo centro di conversione spezzare la volontà di una ragazza intelligente e consapevole come Cameron? Come ogni adolescente, anche Cameron può dubitare di se stessa. D’altra parte, fa parte del processo di crescita il momento in cui un’adolescente capisce che gli adulti non hanno tutte le riposte e bisogna decidere da sé cosa è giusto e cosa è sbagliato”.

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Chloe e Cameron

Chloë Grace Moretz ha molto apprezzato la sceneggiatura: “era uno dei copioni migliori che avessi mai letto. E soprattutto che questo era il tipo di cinema a cui volevo indirizzare tutta la mia carriera. Questo è un film positivo, che non impartisce lezioni. L’obiettivo principale era mostrare la bellezza dei rapporti che si creano tra i ragazzi del centro, che per la prima volta conoscono altri omosessuali come loro e per la prima volta capiscono davvero di non essere soli”.

Senza vergogna

Cameron ha una forte consapevolezza di sé – spiega la Moretznon nega la propria sessualità, né se ne vergogna. Fin dall’inizio sa cosa le sta accadendo, sa di essere finita a God’s Promise non perché ha fatto qualcosa di sbagliato, ma semplicemente perché è stata scoperta. È una persona straordinaria, che pur essendo finita in una situazione orribile non si chiude in se stessa ma cerca comunque di dare il meglio come persona”. Prima di iniziare le riprese, la regista e la protagonista hanno incontrato diversi ragazzi che hanno vissuto l’esperienza dei centri religiosi di conversione: “questi ragazzi sono stati molto coraggiosi nel condividere le loro storie con noi – continua la Moretz – e ci hanno raccontato le cose più inquietanti che gli sono successe. A noi interessava soprattutto capire se i rapporti che si sviluppavano tra i personaggi nel corso del film fossero credibili”.

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Cuore spezzato

Era importante per il film che le scene di sesso tra Cameron e la sua ragazza, Coley (Quinn Shepard) sembrassero autentiche: “abbiamo cercato insieme di rendere questi momenti meravigliosi e commoventi come il primo amore dovrebbe essere – spiega la Moretz tutti noi volevamo che le scene di passione tra le due ragazze fossero belle, intense, sensuali e poetiche nello stesso modo in cui quelle eterosessuali sono state per anni rappresentate sullo schermo. Si tratta di una storia d’amore ed era importante che gli spettatori sentissero davvero perché Cameron ha il cuore spezzato”.