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Chloé Zao racconta The Rider, il sogno di un Cowboy

Dal 29 agosto Wanted Cinema porterà nelle sale italiane The Rider – Il Sogno di un Cowboy, opera seconda dalla regista cinese Chloé Zhao che dopo un importante percorso festivaliero da Cannes a Toronto passando per il Sundance, si è aggiudicata il premio come Miglior Film 2018 della National Society of Film Critics. Il film, un western contemporaneo tra finzione e documentario, rielabora l’immaginario del cowboy attraverso la storia di Brady, una giovane stella nascente del rodeo che a seguito di un rovinoso infortunio vede i suoi sogni sfumare.

Il film

Dopo un tragico incidente a cavallo, il giovane cowboy Brady (Brady Jandreau) vede i suoi sogni sfumare: scopre infatti che non potrà più gareggiare. Tornato a casa nella riserva indiana di Pine Ridge, South Dakota, Brady lotta per superare il trauma dell’incidente, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Nonostante il momento difficile, il ragazzo non può pensare solo a se stesso, deve infatti badare alla sorella Lilly (Lilly Jandreau)che, affetta dalla sindrome di Asperger, non può contare sulle attenzioni del padre Wayne (Tim Jandreau). L’uomo, dipendente dal gioco d’azzardo, arriverà addirittura a vendere il cavallo preferito di Brady per saldare i suoi debiti. Frustrato e oppresso dal senso di inadeguatezza, Brady si allontana dal mondo e dagli amici del rodeo e inizia a spendere la maggior parte del suo tempo con l’amico Lane (Lane Scott), anch’egli in riabilitazione intensiva dopo un incidente. La lontananza dai cavalli diventa però insopportabile e Brady torna così ad allenarsi. Ma dovrà prendere una decisione: dedicarsi alla guarigione con l’aiuto della sua famiglia e dei suoi amici, o rischiare tutto per mantenere l’unico senso di sé che abbia mai conosciuto.

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L’idea

L’idea del film è nata a Zhao nel 2015 durante una visita nella riserva di Pine Ridge, nel Sud Dakota, dopo essersi imbattuta in un giovane cowboy Lakota, Brady Jandreau. Il ragazzo, nonostante la sua carnagione chiara, è membro della tribù Sioux Lower Brule e dall’età di otto anni si guadagna da vivere come addestratore di cavalli selvaggi. Brady sembra cogliere e anticipare ogni movimento dell’animale come fossero connessi in una sorta di danza: uno cede il passo all’altro fino a instaurare un legame di totale fiducia. E’ un evento così portentoso da osservare che la regista ha subito iniziato a raccogliere le idee per realizzarne un lungometraggio, ma seguito di un grave incidente subito nel 2016 durante un rodeo, il giovane oggi vive con una placca di metallo in testa e soffre di problemi di salute associati a una lesione cerebrale. Il film è interpretato da Brady stesso, dalla sua famiglia e dai suoi amici, tutti attori non professionisti.

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Chloé Zao racconta…

Mentre ascoltavo Brady riflettere sui primi mesi della sua vita dopo l’incidente ho capito che doveva essere lui ad interpretare se stesso nel film, e lo stesso doveva accadere per i suoi familiari e amici. Tutto il cast proviene dalla riserva, incluso il padre di Brady; Tim, un cowboy della vecchia scuola che gli ha insegnato tutto ciò che sa, la sua vivace sorellina Lilly, che ha la Sindrome di Asperger e si esprime completamente libera da inibizioni, i suoi amici del rodeo che condividono le speranze, le paure e i sogni di Brady e uno dei suoi migliori amici Lane, che è completamente paralizzato dopo un incidente che ha messo fine alla sua promettente carriera di cowboy con i tori. Attraverso il viaggio di Brady ho voluto esplorare la nostra cultura riguardo alla mascolinità e offrire una versione più sfumata del classico cowboy americano. Ho voluto anche far vedere un ritratto autentico del ruvido, onesto e bellissimo cuore dell’America che amo e rispetto profondamente“.

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