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Citizen Rosi, mezzo secolo d’Italia nel cinema civile di un grande Maestro

Dopo essere stato presentato come Evento Fuori Concorso alla 76ª edizione della Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, solo dal 18 al 20 novembre arriva al cinema Citizen Rosi, il documentario diretto da Didi Gnocchi e Carolina Rosi dedicato all’opera di un grandissimo regista della Storia del Cinema Italiano, Francesco Rosi.

Il documentario

Francesco Rosi ha inventato un nuovo stile narrativo per un cinema che prima di lui non esisteva. I suoi film nascevano da ricerche e inchieste sulla realtà del paese: lavorava sui documenti, su “ciò che era noto”. Ha raccontato il ‘potere’ che  corrompe e si corrompe quando si mischia alla criminalità. Il racconto si snoda attraverso i film di Rosi messi in fila non nell’ordine in cui sono stati girati, ma in base alla precedenza storica dei fatti di cronaca che raccontano. In questo modo, il documentario, non  racconta  solo il lavoro di Rosi, ma  restituisce anche mezzo secolo della storia d’Italia. I suoi film di impegno civile Salvatore Giuliano, Lucky Luciano, La Sfida, Il Caso Mattei, Cadaveri Eccellenti, Tre Fratellihanno obbligato a riflettere intere  generazioniMa soprattutto Rosi ha anticipato la narrazione di una democrazia inquinata dalla corruzione fin dalla sua nascita. Ci accompagnerà in questo viaggio la figlia Carolina, testimone fin da bambina del lavoro del padre, che ha assistito con amore e pazienza fino alla morte. È Rosi stesso, in tanti frammenti delle sue interviste, a dare senso e intensità al suo cinema. Tanti gli intervistati, magistrati, giornalisti, registi e amici.

Francesco Rosi sul set di "Le Mani Sulla Città"

Francesco Rosi sul set di “Le Mani Sulla Città”

Didi Gnocchi e Carolina Rosi raccontano…

Citizen Rosi non è nato come un classico documentario di puro tributo celebrativo. Francesco Rosi stesso, non avrebbe voluto. I suoi film, rappresentano un tale valore nella storia del nostro paese, valore cinematografico e civile, che abbiamo deciso di lavorare su più registri. Quello cinematografico/artistico e quello della ricostruzione giornalistica dei temi trattati da Rosi. Un ulteriore piano, privato e quindi sentimentale, è quello che ci ha permesso di unificare i due piani narrativi con la voce e il volto di Carolina Rosi, figlia del regista. È lei quindi a tessere il filo emotivo e quello artistico e storico. Le sequenze dei suoi film ci portano di volta in volta dentro nodi cruciali della storia del nostro paese che vengono commentati sia da Rosi stesso, attraverso materiale di repertorio, che da persone di ambienti diversi: dal mondo del cinema, al mondo della cultura, della giustizia e del giornalismo“.

Francesco Rosi sul set di "Salvatore Giuliano"

Francesco Rosi sul set di “Salvatore Giuliano”

Il racconto si snoda attraverso i film di Rosi messi in fila non nell’ordine in cui sono stati girati, ma in base alla precedenza storica dei fatti di cronaca che raccontano. In questo modo, il documentario, non racconta solo il lavoro di Rosi, ma restituisce anche mezzo secolo di storia d’Italia. A partire da ciò, abbiamo voluto fare un ulteriore passo avanti. Cosa è accaduto dopo? Dei grandi temi affrontati da Rosi, dei grandi misteri della storia d’Italia, dei problemi che i suoi film hanno posto, oggi cosa sappiamo in più di allora? Su quali sentenze, su quali documenti, possiamo contare oggi? Cosa avrebbe scelto di raccontare Rosi del nostro tempo e quanto il suo cinema ha aiutato almeno due generazioni a prendere coscienza della realtà? La regia ha continuamente incrociato questi piani: sequenze di film, ritorno ai luoghi dove Rosi girò, interviste, repertorio storico e giornalistico“.

Francesco Rosi

Francesco Rosi

Come dicevamo è la presenza di Carolina Rosi, filmata nella casa che fu del padre e nello studio appena ricostruito, a tenere insieme e a dare senso e intensità alla materia. Lei tra le fotografie, i ritagli di giornali, i libri; lei dentro il mondo del padre, dentro le curiosità, le passioni, i valori e le battaglie della vita. E infine c’è l’inserimento di alcune brevi sequenze che punteggiano qua e là il documentario: ciò che rimane di un materiale ripreso con una piccola telecamerina amatoriale che doveva essere di puri appunti e che invece diventa tenera traccia della memoria: Carolina che rivede insieme al padre qualche tempo prima che se ne andasse, tutti i suoi film“.