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INTERVISTA – Milena Vukotic: “Il terrorismo non può spegnere i nostri sogni. Recitare per me è sempre un’emozione”

È stata una giornata terribile martedì 22 marzo. Una nuova (ennesima) data che sarà impossibile cancellare. Un nuovo incubo vissuto ad occhi aperti, tra il fumo, le urla, i pianti, la disperazione. Dopo le bombe e le esplosioni di Bruxelles, lacrime, di dolore e di paura. Eppure la vita non si ferma, non può fermarsi. Martedì 22 marzo al Teatro Fraschini di Pavia è andato in scena Regina Madre, lo spettacolo magistralmente diretto e interpretato da Antonello Avallone. Al suo fianco, sul palcoscenico, una Signora e una grande attrice: Milena Vukotic.

Milena Vukotic e Antonello Avallone

Milena Vukotic e Antonello Avallone

È lei la Regina Madre di questo spettacolo che emoziona, diverte, commuove, disturba e fa riflettere. Ed è inutile fingere: per quanto il teatro, così come il cinema, rappresenta un momento di evasione, stasera è più difficile del solito non pensare alle immagini viste ai telegiornali. Eppure su quel palcoscenico Milena Vukotic ci ha messo l’anima, mossa da un’immensa passione. Una passione che da oltre mezzo secolo mette al servizio dell’arte: teatro, cinema, tv. Recitare emozionandosi ed emozionando chi la guarda.

Assolutamente calata nel personaggio, regala momenti di bravura che fermano il tempo. La madre che interpreta è ricca di sfumature e contraddizioni, cambia spesso registro, vulnerabile ma invincibile. La vediamo ridere, piangere, urlare, ballare. È praticamente sempre in scena, per uno spettacolo che dura due ore. Un’energia incredibile che sorprende tutti e che ci fa capire che le nostre risorse psicofisiche sono infinite se ci dedichiamo ad una cosa che amiamo. Seppur stanca e provata da una giornata che è stata difficile per tutti, mi riceve con una gentilezza d’altri tempi nel suo camerino. È davvero una Signora.

In scena con "Regina Madre"

In scena con “Regina Madre”

Cosa le regala questo spettacolo?

Le emozioni si ripetono continuamente, mai uguali. Cambiano con le giornate e gli umori, non si crea mai un’abitudine. Alla base c’è un grande lavoro e una grande energia, conservata dentro, che al momento giusto viene fuori.

Oggi è stata una giornata terribile per gli attentati a Bruxelles. Cosa prova un attore in momenti come questi? Come affronta il palcoscenico?

Purtroppo quello che è successo è terribile e veramente molto inquietante. Non possiamo restare indifferenti. Noi che facciamo un lavoro che continuamente ci porta altrove, ed è meraviglioso anche per quello, non possiamo fare a meno di renderci conto che la realtà è più forte di tutto il resto.  Bisognerebbe lottare continuamente, prima di tutto per conservare i sogni. Dobbiamo poi fermarci e riflettere, dobbiamo cercare di capire quanto stiamo rovinando la vita dell’universo. Tutti. Perché le cose si ripetono, sembra che le lezioni delle Guerre siano sparite o quasi. Invece bisognerebbe continuamente ricordarsene e ognuno nel suo piccolo dovrebbe almeno prenderne coscienza.

Milena Vukotic e Massimo Ranieri

Milena Vukotic e Massimo Ranieri ne “La Macchinazione”

Esce al cinema La Macchinazione, il film sul delitto di Pier Paolo Pasolini. Cosa ha significato per lei prendere parte a questo film? Chi era Susanna Colussi Pasolini?

Susanna Colussi è stata una figura molto importante per suo figlio Pier Paolo. Un punto di riferimento. Per me è stato molto importante partecipare a questo film perché anch’io, come il protagonista, ho avuto lo stesso attaccamento con mia madre, una figura assoluta per me. Quindi, poterla interpretare è stata una grande goduria. Susanna Colussi ha accompagnato e sostenuto Pasolini per tutto il tempo. Anche lei scriveva, è infatti l’autrice di un romanzo, molto poco conosciuto (Il Film dei Miei Ricordi, ndr.). Tra loro c’era una simbiosi, non solo da madre a figlio, ma anche come raffinatezza intellettuale.

Cosa spera che arrivi al pubblico di questo film?

Il film, so di essere di parte ma penso di essere obiettiva, è semplicemente straordinario.  La Sceneggiatura è di altissimo livello e  Massimo Ranieri bisogna vederlo per rendersi conto di quanto è magnifico. Spero che questo lavoro possa arrivare come merita. Spero che arrivi l’emozione e la sensibilità con la quale David Grieco l’ha realizzato.

In "Giulietta degli Spiriti" (1965)

In “Giulietta degli Spiriti” (1965)

Ettore Scola, Mario Monicelli, Mauro Bolognini, Alessandro Blasetti, Lina Wertmüller, Dino Risi, Steno, Carlo Lizzani, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Luis Buñuel, Andrej Tarkovskij, Nagisa Oshima, Walerian Borowczyc, Franco Zeffirelli. Questi solo alcuni dei grandissimi registi con cui ha lavorato. Che fotografia ci può regalare sul cinema che ha vissuto?

È stata una grande emozione e un enorme privilegio poter lavorare con loro. Quello era un cinema che raccontava storie, attingeva a tutti, arrivava a tutti. Era un cinema che non aveva la preoccupazione di arrivare per forza agli incassi.

Dall’alto della sua enorme esperienza, le chiedo: come sta il cinema italiano nel 2016?

Ci sono dei grandissimi talenti, solo che hanno poche opportunità di potersi esprimere perché ormai domina il commercio, il guadagno, lo share. Ma i talenti non mancano: cambiano i tempi ma gli uomini sono sempre gli stessi, l’Italia è sempre stata la culla di grandi artisti, in tutti i campi. È questa La Grande Bellezza.

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Oggi il mondo corre velocissimo, siamo travolti dal web, dalla comunicazione virtuale, dipendenti dalla tecnologia. Secondo lei il potere del cinema, o di un teatro, rimarrà sempre lo stesso?

Quello che regala la sala buia è qualcosa di assolutamente unico e immortale. Certe atmosfere e certe sensazioni non si possono sostituire con nessun oggetto tecnologico.

Cosa prova lei quando recita?

L’immensa emozione che mi dà l’oggetto del mio desiderio, sia esso un palcoscenico o una macchina da presa. È un’emozione mai fissa, un’emozione che si rinnova ogni volta.

CAMERALOOK

Tutti gli sguardi in macchina di Buster Keaton.

Intervista di Giacomo Aricò