prova - Copia

INTERVISTA – Roberto Della Casa: “Porto nel cuore College e quello schiaffo ad un mostro sacro come Alberto Sordi. Al cinema non esiste più la commedia di una volta”

Dopo l’anteprima di aprile, pubblichiamo oggi la nostra intervista integrale a Roberto Della Casa, grande caratterista della commedia italiana che ha lavorato con i più grandi registi italiani del genere: da Steno (Stefano Vanzina) a Carlo Vanzina a Pier Francesco Pingitore, da Neri Parenti a Dino Risi, da Luigi Comencini a Sergio Martino, fino ad arrivare ai mostri sacri Alberto Sordi e Mario Monicelli. Partecipò al primo storico Vacanze di Natale (1983), mentre in tv, oltre all’esperienza ne Il Bagaglino, lo si ricorda per la sua comicità nei panni del ferreo ma buffo Capitano Salice nella serie cult College (1989), diretta da Castellano e Moccia. Oggi Roberto Della Casa continua a recitare in teatro e nel 2012 ha avuto l’onore di essere chiamato da un certo Woody Allen per il suo To Rome With Love. Niente male.

Roberto Della Casa in "Fracchia la Belva Umana" (1981)

Roberto Della Casa in “Fracchia la Belva Umana” (1981)

Lei è stato un grande caratterista, soprattutto negli anni d’oro della commedia all’italiana. Praticamente ha lavorato con tutti i registi del genere. Quali erano i filoni di quegli anni?

Se Capitani e Risi facevano la classica commedia all’italiana, quella commedia tout court, i Vanzina e Pingitore erano invece il termometro del momento. Il primo Vacanze di Natale di Vanzina, che è diventato un cult, fotografava quella società di allora: tutti quelli che andavano in vacanza a Cortina, la meta ambita di quella media borghesia riccoide dove si intrufolavano anche i borgatari romani, perché stare a fianco dei siuri era in (ride ndr.)! Pingitore invece lavorava allo spettacolo teatrale de Il Bagaglino in cui si faceva satira politica. Mi ricordo su tutti Pippo Franco e Oreste Lionello. Era molto seguito e offriva tanto materiale. Le cose più riuscite poi finivano al cinema, dove venivano particolarmente amplificate.

Ne Il Tassinaro invece è stato diretto niente meno che da Alberto Sordi…

Di Sordi mi rimane sempre nel cuore l’episodio in cui gli tiro uno schiaffo (ride ndr.)! Mi vanto di aver dato uno schiaffo ad un colosso del cinema italiano! Mi ricordo tutte le mie remore durante le prove, di schiaffeggiare un mostro sacro come lui. Invece Sordi stesso mi diceva che la cosa doveva essere fatta seriamente: “Tirami uno schiaffo!”. Quindi superai la mia titubanza, anche se poi quando me lo ridiede lui…si fece sentire eccome (ride ndr.)!

La sequenza dello schiaffo ad Alberto Sordi ne "Il Tassinaro"

La sequenza dello schiaffo ad Alberto Sordi ne “Il Tassinaro”

Che ricordo ha invece di Mario Monicelli?

Era una persona molto particolare, uno di quegli stampi tutti d’un pezzo. Sul set era forte e severo, non stava a perdersi in tante chiacchiere. Dava le direttive a tutti, una professionalità e una visione d’insieme pazzesca. Se non eri subito sveglio si incazzava. Una volta mi ricordo che riprese Diego Abatantuono davanti a tutti perché non si ricordava una battuta e si stoppò. “Fai un pick up e poi la aggiungi” disse Diego. Monicelli si imbufalì: “No, adesso te la impari a memoria!”. Si creò un silenzio generale. Con Monicelli era così, si stava sempre in campana. Ma anche grazie a questa sua durezza riuscivi a tirare fuori molto da te stesso. Un carattere forte che si è visto poi anche nel gesto estremo che ha fatto.

Che giudizio ha invece della commedia italiana di oggi?

Non ne vedo tanta, non vado molto al cinema a vederla. Ne ho visti alcuni di film e purtroppo non ho un giudizio particolarmente positivo. Forse la mia sarà anche una presa di posizione. Però quando ho visto quei nuovi pseudo-comici che hanno successo in tv e passano al cinema ho sempre trovato delle trame molto deboli che si basano molto sul personaggio. A mio parere qualche giovane emergente interessante c’è, però quando devono fare il grande passo verso il film crolla tutto.

Roberto Della Casa (a destra) nella commedia teatrale "Trappola per Topi"

Roberto Della Casa (a destra) nella commedia teatrale “Trappola per Topi”

Una volta eravamo i maestri nelle commedia. Ora ci danno lezioni dall’estero?

Rispetto alla cinematografia americana, e anche a quella francese, io trovo una grande debolezza nelle sceneggiature. Si tende a fare il compitino, senza approfondire, senza cercare quella scintilla in più. Facciamo commediole in cui ci si affida molto alle battute dei comici in questione che vanno a riempire tutte queste carenze di scrittura.

Cosa ne pensa dei nuovi comici che cominciano nel web?

Qui si rivela tutta la mia età (ride ndr.)! Io e il web siamo due mondi diversi! Però vedo che hanno successo queste web-series. Qualche amico me le ha fatte vedere, alcune le trovo divertenti. Forse rappresentano il futuro. Ma è un mondo talmente distante da quello che facevo io…

Passando alla tv, lei recitò in College, un telefilm cult degli anni ’80!

Mamma mia ragazzi, quella è stata davvero una bella serie (sorride ndr.)! Un successo incredibile, la davano in continuazione in tv, in una maniera martellante. Ancora oggi i ragazzi mi fermano per strada dicendomi che sono cresciuti con College. Io a loro rispondo sempre: “speriamo di non aver fatto danni!” (ride ndr.).

"College", telefilm cult

“College”, telefilm cult

Oggi non ce ne sono più così forse…

Non so se si possono fare ancora, forse sono proprio cambiati i tempi…

Lei ha avuto l’onore di partecipare in To Rome With Love di Woody Allen: che soddisfazione è stata per lei?

È stato un premio per me. Mi piace parlarne perché nel cinema oggi si viaggia con le raccomandazioni, con gli amici di. A me chiesero di fare un provino davanti ad una telecamera. Il mio provino, insieme a tanti altri, l’hanno poi inviato in America e l’ha visionato Woody Allen: è stato lui in persona a scegliermi. Una cosa davvero unica. Solo il fatto che lui abbia visto il mio profilo e mi abbia scelto per me rappresenta la ciliegina sulla torta della mia carriera.

Che esperienza è stata girare quel film?

È stata un’esperienza bellissima. Il film secondo me, se non il più brutto, è uno dei più brutti che ha fatto (ride ndr.)! Probabilmente l’ha girato con la mano sinistra o forse non lo voleva neanche fare. Però partecipare per me è stato molto interessante. Nelle mie scene ho recitato insieme a Penelope Cruz, che è una ragazza adorabile, di una simpatia estrema. C’era un’atmosfera particolare, guardavamo in giro tutti i curiosi che si avvicinavano e noi ci sentivamo importanti: “stiamo lavorando con Woody Allen!”.

Insieme ad Alessandro Tiberi e a Penelope Cruz in "To Rome With Love"

Insieme ad Alessandro Tiberi e a Penelope Cruz in “To Rome With Love”

Tra i suoi film a quale è più affezionato?

Soprattutto i suoi primi, visto che ero più giovane e visto che sono quelli più comici come piacciono a me. Poi io sono piccolo come lui, mi rivedevo nei suoi personaggi goffi e imbranati (ride ndr.)! Ho letto molte delle sue commedie, spesso ho preso dei suoi sketch per portarli in teatro. Tra gli ultimi invece mi è piaciuto tantissimo Midnight In Paris.

Com’è Woody Allen sul set?

Esattamente come lo vedi quando recita nei suoi film, tutto titubante, è così anche nella vita. Quando dava indicazioni parlava pianissimo, bisognava avvicinarsi per sentire cosa diceva!

CAMERALOOK

John Wayne in Ombre Rosse di John Ford. È legato ad un mio ricordo d’infanzia. Mi fa venire in mente il paesino dove sono cresciuto e dove mio nonno mi portava al cinema la domenica. Un’atmosfera che mi è rimasta nel cuore e un film mitico.

Intervista di Giacomo Aricò