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La Timidezza Delle Chiome, i gemelli inquadrati da Valentina Bertani crescono cercando un posto nel mondo

Dopo essere stato presentato con entusiasmo e un ottimo riscontro di pubblico e critica nella Sezione Notti Veneziane delle Giornate degli Autori nell’ambito della 79° Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, giovedì 10 novembre arriva nei cinema La Timidezza Delle Chiome, un film di Valentina Bertani che racconta la vita di due gemelli omozigoti in cerca di un loro posto nel mondo. Si tratta di un film character driven, capace di raccontare il difficile periodo di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta di due adolescenti con disabilità intellettiva.

Il film

Quando la scuola finisce e comincia l’età adulta, Benjamin e Joshua Israel, due gemelli omozigoti di origine ebraica, iniziano a sentirsi oppressi. Mentre amici e compagni di classe pianificano una nuova vita, loro non riescono a immaginare il futuro. Avere vent’anni e un naturale carisma unito a una buona dose di spavalderia non basta se hai una disabilità intellettiva e il mondo in cui vivi non sembra essere fatto per accoglierti. Sentendosi esclusi, Benjamin e Joshua si confrontano con i limiti imposti dagli altri senza avere paura di sbatterci contro. Joshua desidera fare sesso per la prima volta, mentre Benjamin insegue l’utopia di un amore. Anche se i due entrano spesso in conflitto tra loro, il loro legame è impossibile da sciogliere. Impareranno presto che crescere significa dare spazio all’altro senza fargli ombra.

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Valentina Bertani racconta…

“Durante la realizzazione de La Timidezza Delle Chiome, io e i capi reparto del film abbiamo frequentato Benjamin e Joshua in modo costante per cinque anni. I gemelli sono diventati per noi come membri di una famiglia allargata. Dall’affetto che nutro nei loro confronti è nata l’esigenza di realizzare un documentario character driven, capace di raccontare il loro difficile periodo di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta. Il lasso di tempo dopo la maturità per un adolescente è una fase fondamentale della vita perché precede improvvisi cambiamenti: paure, amicizie che somigliano ad alleanze ed amori struggenti. È il momento in cui bisogna scegliere chi si vuole diventare da grandi. Credo sia un’esperienza unica per lo spettatore quella di poter osservare da un punto di vista inedito un modo di vivere poco rappresentato negli audiovisivi: quello di due adolescenti con disabilità intellettiva“.

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“Ho raccontato per immagini la paura di Benjamin e Joshua di rimanere bloccati a casa con i genitori mentre gli amici sono partiti per nuove città, si sono fidanzati e si sono iscritti all’università. È quella paura che, invece di abbatterli, li ha portati a reagire in modo inaspettato, sovvertendo le dinamiche prestabilite seguite fino a quel momento. Quella tra cinema di finzione e cinema documentario è una soglia, ed è proprio lavorando su questo confine labile che ho concepito il film: ho insegnato a Benjamin e Joshua a non percepire la macchina da presa, relazionandosi tra loro e con gli altri in modo naturale, senza condizionamenti dovuti alla presenza della troupe. Ho seguito i gemelli dal giorno del loro esame di maturità al momento in cui sono usciti dal percorso della scuola e si sono ritrovati adulti in una società abilista, accompagnandoli anche nelle fughe alla ricerca della propria identità e indipendenza dalla famiglia. Questo film ha rappresentato per me un’esperienza umana e professionale unica: ho avuto la possibilità di dirigere due ragazzi con disabilità intellettiva valorizzando le loro capacità attoriali, supportandoli in un racconto libero e autentico di sè stessi e della loro esperienza all’interno della società contemporanea”.