Fotogramma La veduta luminosa 2

La Veduta Luminosa di Fabrizio Ferraro, un canto d’amore per la Natura sofferente

Martedì 2 marzo nella sezione Forum del 71° Festival Internazionale del Cinema di Berlino è in programma La Veduta Luminosa, il nuovo film diretto da Fabrizio Ferraro con Alessandro Carlini, Catarina Wallenstein e Freddy Paul Grunert. La pellicola, l’unico lungometraggio di finzione a rappresentare l’Italia, sabato 6 marzo 2021, in anteprima e in prima visione, verrà trasmesso su Rai3 all’interno di Fuori Orario Cose (Mai) Viste.

Il film

Mr Emmer (Alessandro Carlini), un regista scomparso da tempo, viene ritrovato da Catarina (Catarina Wallenstein), l’assistente di un produttore assente (Freddy Paul Grunert). I due partono in auto verso Tubinga, inoltrandosi nella Foresta Nera alla ricerca dei luoghi di Friedrich Holderlin, in un viaggio preparatorio per un mai abbandonato progetto di film sul poeta. Ma le cose non vanno secondo i piani del produttore e durante il viaggio le ispirazioni si rivelano un ostacolo alla realizzazione di qualsiasi opera. Un canto d’amore per la Natura sofferente.

Fabrizio Ferraro racconta…

Con la veduta luminosa abbiamo affrontato l’Hölderlin che accetta l’assenza di attrazione per il fuoco divino e vede il voltarsi obbligato degli umani per una natura non più casa divina. Il nostro Hölderlin cerca di rimanere presente in questo spazio sospeso, in questo doppio rovesciamento: un interspazio, non occupato né dal tradimento e dalla scomparsa del Dio, né dal tradimento dell’uomo. Ma appunto cosa si intende per tradimento dell’uomo? Credo che per tradimento potremmo intendere questa torsione verso il solo dato e ordine misurabile. Oggi siamo nella fase più avanzata di questo voltarsi, in cui vivono tutti gli aspetti di una certa vecchiaia degli umani, che in caduta rifuggono nel richiamo sicuro per il dogma scientifico – tecnologico. Per questo, ancor di più, si sente il bisogno di questo stare nel mezzo delle due finalità. Perché è proprio questo voltarsi reciproco dei due ordini, questa distanza, che riesce a far sentire e a possedere l’altra dimensione: ci si avvicina realmente solo a quello che è estraneo, mentre quel che è prossimo non sarà mai prossimo“.

Fotogramma La veduta luminosa 1

Mi ritornano in mente anche le parole di Pascal, che si avvicinano a quello stare in ascolto del film, senza voler significare… “il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce, lo si constata in mille cose”. Forse anche per questo motivo è stato possibile lavorare su un piano dell’immagine che non evidenzi la geometria e l’ordine misurabile su un piano di superficie. Questo chiarisce la necessità di costruire, come hai notato, una macchina ottica che rimettesse in circolo il movimento dei fotoni, privandoli del rimbalzo lineare verso la macchina da presa. Un tentativo per riuscire a creare un luogo di luce sospesa, per vedere simultaneamente questo recto e verso, queste due parti come la medesima prigione, in cui non si sa più chi confina e imprigiona l’altro, quale parte è imprigionata. E così il nostro film“.

Una semplicissima storia, un semplicissimo incontro (d’amore) tra chi ha fallito perché soverchiato dall’impossibilità di controllare le immagini con la parola – il signor Emmer – e chi cerca di far emergere un dato nella magia del visibile, con un lavoro di organizzazione, costruzione – la giovane Catarina. Un avvicinamento impaurito e affascinato da questo loro voltarsi di spalle l’un l’altro. Un differente modo di stare, di essere presenti nella trasparenza dello zoo, dell’auto, della foresta. Posizioni quasi contrapposte. E allora, forse, lo spazio e la distanza che intercorrono tra la parola e l’immagine ci dicono ancora che questo nostro piccolo lavoro ha un senso e corrisponde ad un bisogno: mantenere il più possibile questa distanza, questa non corrispondenza, nonostante sembri trionfare l’immagine-parola come unicum“.

Fotogramma La veduta luminosa 3

Tutte queste parole per condividere in estrema sintesi un pensiero, quello di continuare a costituire questa dimensione dello stare, sospesi nell’interspazio tra i due mondi rovesciati e traditi, ma anche per questo, sempre vicinissimi“.

“Se io delirassi, mi strapperei le bende e allora scorrerebbe il mio sangue là dove deve, dentro questa terra di dolore. Questa terra di dolore! e nuda! che io volevo rivestire con i boschi sacri…”.