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Torino Underground Cinefest, Mauro Russo Rouge: “Non ci fermiamo, il cinema è un’arma di sopravvivenza”

Come vi abbiamo anticipato qualche giorno fa, la settima edizione del Torino Underground Cinefest, in programma dal 22 al 28 marzo, si terrà in streaming. Una scelta coraggiosa che rispecchia in pieno lo stile proattivo del Direttore Artistico del Festival, Mauro Russo Rouge, e dei suoi due soci, Matteo Valier e Annunziato Gentiluomo. Il team non si è fatto schiacciare dalla difficilissima situazione che l’intero Paese sta vivendo per fronteggiare l’emergenza epidemiologica COVID-19, ma con entusiasmo e intraprendenza ha ridisegnato la formula e la fruizione dell’evento permettendo ad una platea potenzialmente molto vasta di godere dei titoli in programma direttamente da casa.

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Intervista a Mauro Russo Rouge

Non sappiamo ancora come evolverà la situazione complessiva. A oggi è difficile anche solo immaginare quando sarà possibile tornare in una sala cinematografica. Quel che è certo è che questa settima edizione del Torino Underground Cinefest è già entrata nella storia. Ne abbiamo parlato con Mauro Russo Rouge, non solo Direttore Artistico del Festival, ma regista “indipendente”, “controcorrente” e “fuori dagli schemi” (ricordate il suo Ira?).

Mauro, la situazione legata all’epidemia da COVID-19 ha portato alla cancellazione di eventi culturali e cinematografici. Il Torino Underground Cinefest invece manterrà il calendario preannunciato (22-28 marzo) e si svolgerà in streaming. Da quali considerazioni è nata questa scelta così coraggiosa?   

Una scelta quasi obbligata legata al fatto che nessuno di noi ha la minima idea di quando si tornerà alla normalità. La sensazione è che potrebbe durare molto più di quanto immaginiamo. Non potevamo pensare di spostare il festival dopo l’estate e allora ci siamo messi in gioco optando per un’edizione un po’ alternativa. Abbiamo chiuso due partnership importanti con due piattaforme diverse, la veterana MYMOVIESLIVE e la recentissima INDIECINEMA attiva da fine dicembre scorso.

Profonda angoscia e un grande senso di incertezza dominano questi giorni. Questa edizione in streaming può diventare anche un bellissimo esperimento/test: un festival sperimentale, nuovo, innovativo e che può raggiungere un numero di spettatori ancora più grande. Tu cosa ne pensi? Cosa ti aspetti?

Mi aspetto dei grandi numeri. Sono alcuni anni che nutro l’idea di affiancare una sessione in streaming alla parte live, ma finora non l’avevo mai concretizzata, focalizzandomi e facendomi assorbire dall’evento live. Questo periodo drammatico ci ha dato la possibilità di fermarci a pensare e di sperimentare. Desidero credere che questa versione special del festival porti speranza e bellezze nelle case di chi ci sceglierà. 

Mauro Russo Rouge

Mauro Russo Rouge

Se non fosse arrivata questa maledetta epidemia il Torino Underground Cinefest si sarebbe svolto all’Ambrosio Cinecafè, in una sala molto capiente, per soddisfare il pubblico del festival, sempre più numeroso con il passare del tempo e delle edizioni. Oltre alle feste di Apertura e Chiusura, ovviamente non ci saranno neanche gli eventi speciali Fuori Concorso e gli interventi di ospiti prestigiosi. Quale tra queste forzate rinunce ti ha dato più dispiacere?

La decisione di non fare più il festival è arrivata con il decreto dell’11 marzo, anche se in realtà era già nell’aria da svariati giorni. La speranza che i cinema non chiudessero ci ha accompagnati fino a quel giorno, ma con il senno di poi sono certo che sarebbe stato meglio chiudere tutto molto tempo prima. Adesso forse ci troveremmo in una situazione meno drammatica. Chissà. Non ci resta che sperare. Erano previste 63 proiezioni in 7 giorni di festival, oltre 20 autori da tutto il mondo, un ospite internazionale, l’editor francese Hervé Schneid (“Delicatessen”, “Neruda”, “Il favoloso mondo di Amelie”, etc.). Una settima edizione che avrebbe confermato l’internazionalità del festival, che ci avrebbe consacrato come grande evento. Quindi per rispondere alla tua domanda, il dispiacere l’ho provato per tutto quello che sarebbe stato il TUC 2020 e per quell’anima che di anno in anno conquista sempre di più.

A proposito, come consegnerete i premi?

Il 29 marzo comunicheremo i vincitori, contatteremo quindi gli autori, spediremo loro le apposite targhe e bonificheremo il miglior lungometraggio e il miglior cortometraggio. Abbiamo pensato inoltre di garantire, quando tutto ritornerà alla normalità, una giornata ad ingresso gratuito per presentarli al nostro pubblico, in una sorta di giornata di premiazione e di celebrazione del TUC.

Dai 5 giorni di Festival dell’anno scorso ai 7 di quest’anno. L’anno prossimo, ottava edizione, i giorni diventeranno 8. La vostra filosofia, tua e dei tuoi soci, Matteo Valier e Annunziato Gentiluomo, è quella di alzare l’asticella ogni anno. Qual è la vostra visione?

Sì, è proprio così: mai sederci sugli allori. Per il 2021 otto saranno i giorni di festival che ci daranno la possibilità di riscattare questa stagione e che soprattutto ci permetteranno di avere una selezione ufficiale ancora più corposa. Quest’anno 63 film, ma la mia visione è di un festival con oltre 100 titoli, e con qualche sorpresa in più.

Il team del Torino Underground Cinefest

Il team del Torino Underground Cinefest: Mauro Russo Rouge tra Annunziato Gentiluomo (a sinistra) e Matteo Valier (a destra)

Il Torino Undergound Cinefest non si è fatto schiacciare dalla situazione. Quelli che stiamo vivendo sono giorni delicati. Che messaggio vuoi lanciare a tutti i potenziali spettatori del festival?

Agli spettatori dico di non lasciarci soli, di non abbandonare chi fa cinema e chi si preoccupa di divulgarlo. Sostenete la cultura perché, se prima ne avevamo bisogno, adesso rappresenta un’esigenza per sopravvivere. Saranno mesi difficili, ma ci sarà la possibilità di arricchirsi e reinventarsi. Qualcosa succederà. Col mio team desidero dare speranza e sostegno attraverso l’arte: anche per questo abbiamo voluto portare avanti, in modo alternativo, il progetto e non farci schiacciare dalla paura paralizzante. 

Mauro, secondo te, soprattutto adesso, perché il cinema può salvarci sempre?

Perché è messaggero di culture diverse. Diffonde bellezza, verità, nutre e… intrattiene. 

Intervista di Giacomo Aricò