COP

VENEZIA 72 – Il destino di Sue Brooks e la violenza di Cary Fukunaga aprono la gara. Michael Keaton torna a Venezia con gli scandali di Spotlight

Dopo l’apertura in alta quota di ieri con Everest, oggi la Mostra di Venezia entra nel vivo con i primi film in Concorso. Ad aprire la gara è Looking for Grace, una beffarda, movimentata e spesso divertente riflessione sui temi adolescenziali diretta da Sue Brooks.

"Looking for Grace"

“Looking for Grace”

Grace, la protagonista (foto copertina), è una irruente sedicenne che decide di scappare di casa. Dan e Denise, i suoi genitori, insieme al detective in pensione Norris, iniziano un lungo viaggio in macchina lungo tutta la regione del Wheatbelt nell’Australia Occidentale per cercarla. In preda ad una realtà sfuggente difficile da controllare, Grace, Dan e Denise imparano che la vita ti confonde ed è arbitraria, ma è meravigliosa.

Il regista Sue Brooks ha spiegato che ha voluto girare un film senza nessun percorso eroico: “se credete che siamo fautori del nostro destino, questo film non fa per voi, e se credete che abbiamo tutti un destino che sfugge al nostro controllo e che passiamo la vita a cercare di plasmarlo nella forma che pensiamo dovrebbe avere, allora forse questo film fa per voi”. Così le persone sono “normali e infelici, rimbalzano da una cosa all’altra in un mondo disordinato e confuso”.

Madre e figlia in un cameralook

Madre e figlia in un cameralook

Looking for Grace parla di come troviamo un senso nel caos della vita e di che cosa questo significhi. È un film drammatico e sarcastico che parla di bugie, di segreti, di dolori grandi e piccoli, e di amore: “non quello romantico – spiega Brooks – ma quello che provi quando tieni veramente a qualcuno. Per me è come l’amore in una famiglia, che è fatto molto delle cose che non dici e di come cerchi di proteggere le persone amate da se stesse e dal loro destino”.

Secondo film in Concorso è Beasts of No Nation di Cary Fukunaga. Basato sull’acclamatissimo ed omonimo romanzo dell’autore nigeriano Uzodinma Iweala, la pellicola racconta l’avvincente storia di Agu, un bambino soldato strappato alla sua famiglia per combattere nella guerra civile di un paese africano. Tema centrale del film è la violenza, a tratti brutale:  “la storia del cinema dimostra che siamo affascinati da essa – afferma Cary Fukunagadal nostro oscuro potenziale e dalle atrocità che lo accompagnano: la violenza potrebbe essere semplicemente la manifestazione esteriore più sobria della bestia che abbiamo dentro di noi, ma è anche ciò che rende l’uso dell’innocenza dei bambini nei conflitti ancora più orripilante delle guerre che invece celebriamo nelle nostre storie nazionali”.

"Beasts Of No Nation"

“Beasts Of No Nation”

Il peculiare paradosso dato dal nostro desiderio di una storia che racconti una “guerra giusta” e dalla perdita dell’innocenza di un bambino per ottenerla rende il questo soggetto paurosamente accattivante: “il film non cerca in alcun modo di essere definitivo o di farsi portavoce di una questione – continua il regista – perché la presenza di una “questione” non farebbe altro che distogliere l’attenzione dalla ragione più semplice che sta alla base delle storie, cioè quella di superare le distanze sia culturalmente che geograficamente, e di sentirsi uniti ad altri esseri umani e capirli, nonostante le scelte che devono fare”.

Verrà presentato invece Fuori Concorso, alla presenza di Mark Ruffalo, lo Spotlight di Thomas McCarthy. Oltre a Ruffalo, nel cast ci sono anche Michael Keaton, Rachel McAdams e Stanley Tucci. Il film narra l’avvincente storia vera dell’indagine compiuta, nel 2001, dal “Boston Globe” , vincitrice del premio Pulitzer, che ha sconvolto la città e provocato una crisi in una delle istituzioni più` antiche e affidabili. Quando “Spotlight”, il tenace team di reporter del giornale, scava nelle accuse di abuso su minori contro l’Arcidiocesi di Boston, la lunga indagine svela l’insabbiamento che per decine di anni ha protetto i livelli più alti del sistema religioso, legale e amministrativo della città, rivelandolo a tutto il mondo.

Michael Keaton e Mark Ruffalo in "Spotlight"

Michael Keaton e Mark Ruffalo in “Spotlight”

Spotlight getta nuova luce sulle indagini degli uomini e delle donne impegnati a denunciare questa vicenda: “questo film è un’ode al reportage d’inchiesta di alto profilo, sempre più scarso oggi, soprattutto a livello locale, negli Stati Uniti” spiega Thomas McCarthy. Per il regista, oggi la situazione è disperata perché “l’industria dei quotidiani negli Stati Uniti è stata decimata e non ci sono chiare alternative alla preziosa funzione che i giornali dovrebbero svolgere per i propri lettori. Sono legato a questa storia in modo molto personale e la mia speranza principale è quella di qualunque buon giornalista: raccontare una storia e raccontarla bene”.

Leave a Comment