Credit: Erik Simkins / Bleecker Street

Viggo Mortensen, auguri ad un attore “Fantastic”

Credit: Erik Simkins / Bleecker Street

Sabato 20 ottobre è il 60° compleanno di un grande attore, Viggo Mortensen. Lo festeggiamo ricordando la sua ispirata intepretazione in Captain Fantastic, il film Matt Ross, un’avventura familiare che lo vede protagonista. Una prova che lo ha portato a ricevere una nomination all’Oscar.


Nel cuore delle foreste del Pacifico Nordoccidentale, lontano dalla società e dall’influenza della moderna cultura consumista, Ben Cash un padre fuori dal comune (Viggo Mortensen) dedica la propria vita a trasformare i suoi sei figli in adulti straordinari. Riempie i giorni dei suoi sei figli con un’educazione rigorosa, imponendo loro un allenamento fisico e un’istruzione impegnativi, ma necessari per sopravvivere nelle terre selvagge.

Ben sta crescendo una tribù di “Re filosofi” dotati della resistenza cardiovascolare e muscolare dei migliori atleti, impartendo loro anche un’approfondita preparazione sui testi classici, che va ben oltre la loro età. Un giorno però una tragedia si abbatte sulla sua famiglia, costringendolo a lasciare quel paradiso, faticosamente costruito, per iniziare, insieme con i suoi ragazzi, un viaggio nel mondo esterno che metterà in dubbio la sua idea di cosa significa essere un genitore, e tutto ciò che ha insegnato ai suoi figli.

Viggo Mortensen (Credit: Wilson Webb / Bleecker Street)

Viggo Mortensen (Credit: Wilson Webb / Bleecker Street)

Per Matt Ross, sceneggiatore e regista di Captain Fantastic, la storia è un’esplorazione delle scelte che i genitori compiono per i loro figli: “sono affascinato da tutti i temi che ruotano attorno all’essere genitori – spiega – Ben ha abbandonato il mondo esterno e qualsiasi ambizione personale per dedicare la sua vita a essere il miglior padre possibile”. Per il regista la questione è: è il miglior padre del mondo, oppure il peggiore? Quello che fa è folle, oppure follemente bellissimo?

Ross ammette che mentre scriveva la sceneggiatura, si chiedeva la stessa domanda: Come essere genitore nell’America contemporanea? “È saggio permettere ai nostri figli di essere costantemente connessi alla tecnologia?” si chiede. “Dovremmo chiederci se è ragionevole permettere ai nostri figli di giocare a football, come facevo io da ragazzo. Poiché ci sono molte prove che dimostrano quanto sia pericoloso. Non devi per forza andare a vivere nella foresta e scalare rocce con i tuoi figli, come fa Ben, per correre dei rischi”.

I figli di Ben (Credit: Wilson Webb / Bleecker Street)

I figli di Ben (Credit: Wilson Webb / Bleecker Street)

Il personaggio di Ben è, per molti versi, fonte di ispirazione per Ross: “vorrei essere stato abbastanza coraggioso e altruista da abbandonare le mie aspirazioni e ambizioni di carriera per i miei figli – spiega – per Ben, tutto ciò che faceva prima di questo assume un’importanza secondaria rispetto a crescere i suoi figli. Fa tutto ciò pagando un prezzo, ed è attorno a questo tema che ruota il film”.

Le scelte di Ben sono molto più estreme rispetto a quelle che potrebbe fare qualsiasi altro genitore. Per dieci anni, Ben e la sua famiglia hanno vissuto al di fuori di tutto, in un luogo remoto, dove cacciano e coltivano il loro cibo. Lui e sua moglie Leslie hanno scelto di crescere i loro figli in maniera totalmente diversa da quella che è la normalità, e la loro scelta genera dei dilemmi: il fine giustifica il mezzo? “Lui fa delle cose che potremmo legittimamente mettere in discussione, poiché mettono in pericolo le loro vite” osserva Matt Ross.

(Credit: Erik Simkins / Bleecker Street)

(Credit: Erik Simkins / Bleecker Street)

Ben non fa vivere i suoi figli sotto una campana di vetro, anzi fornisce loro delle risposte oneste alle loro domande, come farebbe con degli adulti: “non so se sia l’approccio più giusto – spiega l’interprete protagonista Viggo Mortensen – alcune persone lo ritengono scioccante. Come si può parlare di filosofia, scienza, sesso o morte a un bambino di sette anni? E’ una famiglia molto aperta la loro”.

Raccontare la storia di Captain Fantastic ha dato a Ross la possibilità di considerare cosa avrebbe fatto lui nei panni di Ben: “è proprio questa la domanda alla base della genesi di questo film – spiega il regista – Ben ha rinunciato a tutto per crescere i suoi figli in questo modo. Ma addestrandoli a sopravvivere in questo suo mondo, li ha resi incapaci di funzionare nel mondo reale. Questo film parla di un uomo alla ricerca di un equilibrio”.

(Credit: Cathy Kanavy / Bleecker Street)

(Credit: Cathy Kanavy / Bleecker Street)

Questa l’interessante riflessione conclusiva di Matt Ross: “c’è la nozione secondo cui i film d’autore indipendenti offrano nutrimento intellettuale. Ruotano attorno a dei personaggi, offrono meno cliché, più sfumature, e sono intellettualmente più stimolanti. E, dall’altro lato, c’è l’idea che i film di Hollywood tendano a non essere complessi o ricchi di sfumature, ma solo pieni di quell’emozione ed energia tipica di un giro sulle montagne russe. Entrambi sono destinati a fallire se è questo tutto ciò che hanno da offrire. Per me il Santo Graal è un film che sia intellettualmente stimolante e commovente allo stesso tempo. È quello che ho cercato di ottenere da questo film, sperando che spinga il pubblico ad analizzare la propria vita e le proprie idee”.

“Spero di essere riuscito a dare vita ad un viaggio divertente e appassionante, che possa farvi piangere e ridere, ma che vi dia anche qualcosa su cui valga la pena riflettere”.

Matt Ross