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Voglio Mangiare Il Tuo Pancreas, l’anime struggente di Shinichiro Ushijima

La distanza tra loro, non ha ancora un nome.  Due ragazzi, due personalità agli antipodi e un segreto ad unirli. Un segreto, un incontro, due destini. Solo dal 21 al 23 gennaio arriva in sala Voglio Mangiare Il Tuo Pancreas,  il nuovo struggente lungometraggio di Shinichiro Ushijima tratto dal romanzo Kimi no Suizō wo Tabetai di Yoru Sumino, che ha conquistato la critica vincendo, con i libri della saga, il Japan Bookseller Award nel 2016 e vendendo oltre 2,6 milioni di copie. Il film verrà distribuito da Nexo Digital (elenco sale qui) per la Stagione degli Anime al Cinema.

L’avvincente storia racconta del ritrovamento, da parte di uno studente delle superiori, del diario di una compagna di classe, Sakura Yamauchi. Ma quel diario custodisce un segreto, perché Sakura soffre di una gravissima malattia pancreatica. I suoi giorni sono contati, ma la ragazza ha deciso di affrontare la tragedia con leggerezza e allegria, e il suo compagno, custode del segreto, decide così di trascorrere sempre più tempo con lei. Nonostante i due abbiano personalità agli antipodi, quel tremendo segreto li avvicinerà sempre più.

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Il libro che ha ispirato il regista è stato inserito dalla prestigiosa rivista di critica letteraria giapponese “Da Vinci”, al 2° posto nella classifica dei migliori romanzi pubblicati nel Paese del Sol Levante nel 2015, e ha dato vita a un film in live action che ha incassato in Giappone oltre 32 milioni di dollari, ricevendo la nomination per il miglior film dell’anno al Japan Academy Award 2017. Anche l’omonimo manga giapponese di Voglio Mangiare Il Tuo Pancreas, disegnato da Kirihara Idumi, ha ottenuto un rating di gradimento del 93% presso gli utenti di Google.

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Il lungometraggio è stato prodotto da Aniplex mentre il produttore esecutivo è Keiji Mita. La direzione delle animazioni e il design dei personaggi sono a cura di Yuichi Oka, mentre sia regia che sceneggiatura sono di Shinichiro Ushijima. Le musiche che accompagnano il film sono di Hiroko Sebu.

“Ciò che ci separa non ha ancora un nome…”