(foto Lepera)

Carosello Italiano, lo spettacolo che festeggia 70 anni di Repubblica

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Giovedì 2 giugno alle 21 al Teatro Argentina di Roma è di scena l’identità nazionale raccontata attraverso un “carosello” teatrale per riflettere sul senso di appartenenza al nostro Paese e sul significato di sentirsi italiani, nel giorno in cui l’Italia celebra la nascita della Repubblica. Con Carosello Italiano – Ovvero Cosa Vuol Dire Sentirsi Italiani? i giovani attori con e senza disabilità del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, diretti da Roberto Gandini, portano sul palcoscenico 70 anni di Repubblica, una storia di impegno e passioni, di contrasti e sofferenze, declinata attraverso le vicende dell’Eneide che diventa metafora di migranti e profughi in fuga, epopea di una cultura e società che affonda nei temi del “confine” e della “terra straniera”. Lo spettacolo, dedicato alla Festa della Repubblica Italiana, sarà in replica il 3 e 4 giugno (ore 10.30) e il 5 giugno (ore 19).

(Foto Lepera)

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«Durante i primi incontri laboratoriali, abbiamo pensato che per parlare dell’italianità avremmo dovuto domandarci innanzitutto cosa voleva dire per noi sentirci italiani e ci siamo resi conto che il compito era difficile, anche perché negli ultimi tempi la cronaca ci imponeva rapidi e continui capovolgimenti di significato rispetto a parole come nazione, identità culturale, regole di convivenza civile – racconta il regista Roberto Gandini che riflette sul concetto di “italianità”Diventava allora più facile ragionare sui nostri difetti, capire quel che siamo, magari usando lo sguardo degli stranieri, ripensando ai preconcetti che all’estero si hanno sugli italiani, piuttosto che trovare quei tratti comuni che ci fanno sentire un popolo. E allora, partendo dalle osservazioni di Carlos e Melissa, due ragazzi del Laboratorio i cui genitori non sono nati in Italia, proprio attraverso il loro modo di vedere un po’ distaccato, abbiamo trovato le idee per lo spettacolo. E subito sono emersi i nostri difetti: pressappochismo, trasformismo, esterofilismo, e alla fine sono diventati una scena a più quadri».

Infatti, sono dodici i quadri che danno forma allo spettacolo e che traggono ispirazione dalla letteratura per ragazzi, come nel caso della storia risorgimentale La piccola vedetta lombarda di Edmondo De Amicis da Cuore, oppure dal Dizionario dei gesti italiani di Bruno Munari, dal quale è nata La Canzone dei Gesti, un tratto imprescindibile che caratterizza il popolo italiano. Ad aiutare e guidare lo spettatore nel compito di riflettere e raccontare l’Italia troviamo Enea, lo straniero in fuga dalla guerra, che fonda una nuova civiltà dopo aver superato difficoltà sovrumane. Così l’Eneide è metafora per raccontare un aspetto della nostra cultura che ci accomuna a tanti altri popoli: l’emigrazione e l’immigrazione. «Delle tante vicende dell’Eneide abbiamo scelto quelle a cavallo fra il V° e il VI° libro e cioè la morte di Palinuro e la discesa nell’Ade – continua Roberto Gandini – Quel Palinuro che scivola sul fondo del mare da un “barcone”, ci sembrava attuale, ci sembrava parlasse di oggi, come succede ai classici che, come dice Calvino, non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire».

(Foto di Lepera)

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Questo viaggio, intrapreso per capire quel che siamo partendo da quello che sembriamo, dagli stereotipi a quelli che sono i denominatori comuni che ci fanno sentire un popolo, viene proposto dai ragazzi con e senza disabilità del Piero Gabrielli che, con i loro entusiasmi e le loro fragilità, ci suggerisco un modo diverso di stare insieme, di sentirci italiani. «Il titolo dello spettacolo è venuto cercando una musica per un balletto – continua Roberto GandiniÈ saltata fuori la sigla dell’antica trasmissione televisiva “Carosello”, alla quale abbiamo aggiunto “italiano”, anche per non confonderlo con il film di Ettore Giannini “Carosello napoletano”. Una poesia di Giorgio Caproni “Falsa indicazione” ci ha ispirato lo sketch in versi “L’alberello”: “Confine” diceva il cartello. / Cercai la dogana. Non c’era. / Non vidi dietro il cancello / ombra di terra straniera. Altri spunti ci sono venuti ripescando dal passato del nostro paese, storie d’italiani che hanno perso la vita, diventando “Màrtiri”, non avendo, il più delle volte, nessuna vocazione al martirio».

Info: www.teatrodiroma.net