JOY

Jennifer Lawrence, quando il successo non cambia chi sei

In Joy, al cinema da oggi 28 gennaio, Jennifer Lawrence ha ritrovato David O. Russell e, come già successo per Il Lato Positivo, si ritrova con un nuova potenziale accoppiata di premi: Golden Globe e Oscar. Il primo l’ha già vinto, mentre per sapere se vincerà anche il secondo ci sarà da pazientare ancora poco più di un mese. Intanto la possiamo ammirare sul grande schermo in un ritratto incredibilmente sfaccettato che segue l’evoluzione di Joy Mangano da ragazza ribelle piena di sogni a quarantenne di successo in lotta per il proprio onore ed il proprio successo.

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La Lawrence, a soli 25 anni, ha già una lunga lista di ruoli alle sue spalle: dall’iconica eroina di Hunger Games, Katniss Everdeen, alla giovane vedova de Il Lato Positivo, passando per la ragazza in cerca di suo padre in Un Gelido Inverno e per la moglie gelosa di uno strozzino in American Hustle. Ma questo Joy di David Russell le ha permesso di interpretare un ruolo completamente diverso da quelli interpretati da lei finora: una donna che si è fatta da sé, che in quarant’anni ha trasformato se stessa da ragazzina sognante a casalinga a imprenditrice di successo, imparando a credere in se stessa ed a lottare per il potere ma rimanendo comunque fedele ai suoi ideali.

Joy Mangano è, probabilmente, il personaggio più complesso creato finora da Russell al cinema. Un personaggio in costante evoluzione, che si rifiuta di essere una cosa sola. È allo stesso tempo una creatrice intrepida, una madre single, una negoziatrice dal sangue freddo, una figlia costernata ed una donna che riesce a trovare la gioia nel tenere insieme tutte queste cose. Lawrence dice di essere stata particolarmente intrigata dall’idea di esplorare la vastità del personaggio di Joy: “è una donna che lotta non solo per raggiungere il successo ma anche per capire come si rimane felici una volta che si è ottenuto ciò che si voleva” spiega l’attrice.

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Dal canto suo David O. Russell spiega perché Lawrence, che molti considerano essere la sua musa, è stata la sua prima scelta per il ruolo di Joy: “ho sempre pensato che Jennifer fosse uno spirito anziano, è l’unica persona che riesco a immaginare in quel ruolo. Jennifer ha un gran cuore ed uno spirito selvaggiamente creativo. Come artista, so che è una persona che può esprimere molti mondi diversi, ed è aperta agli imprevisti ed alle improvvisazioni. Come persona, ho avuto il piacere di vederla compiere un viaggio straordinario”. Questo film rappresenta una nuova tappa di quel viaggio: “è la prima volta che Jennifer deve sostenere emotivamente un intero filmnota Russellstavolta le è toccato abbracciare per intero lo spirito di un’altra persona, ha dovuto compiere uno sforzo immenso per riuscire ad essere sempre al centro dell’attenzione, in ogni scena, a catalizzare l’energia su di sé”.

Per il regista, la Lawrence è riuscita a cogliere Joysia nei suoi lati più teneri e vulnerabili che in quelli più feroci e materni, catturandone sia lo spirito comprensivo e amorevole che quello più combattivo, che farebbe qualunque cosa per proteggere la sua famiglia ed i suoi affari”. Un percorso di crescita in cui ha dovuto “entrare in contatto con la bambina piena di magia e portarla dentro la giovane donna che sente ancora quello spirito bruciare dentro di sé ma ha perso le speranze, e poi ha dovuto portare quella giovane donna nella donna matura che è pronta a giocarsi tutto per rifarsi una nuova vita”.

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L’attrice era soprattutto affascinata dalla maniera in cui Joy si è dedicata alla famiglia per buona parte della vita – finché un giorno non ha deciso fare un salto nel buio. “Penso che in famiglia Joy abbia sempre sentito il dovere di essere lo scoglio a cui tutti gli altri si aggrappano – osserva  la Lawrence – per tanti anni ha messo in pausa i suoi sogni per aiutare gli altri”. È proprio perché ha sempre anteposto i bisogni degli altri ai suoi ci ha messo così tanto a realizzarsi davvero: “c’era qualcosa dentro di lei che aveva bisogno di essere espresso, e penso che sia per questo che la storia di Joy abbraccia un periodo di quarant’anni, perché a volte quello è il tempo che ci vuole per realizzare un’esistenza piena, per liberare la sua creatività che aveva soffocato troppo a lungo”.

Una fiducia che la Mangano ha ritrovato negli anni, scoprendo la propria forza interiore. E la cosa più difficile per la Lawrence è stata interpretare la Joy di mezza età: “accompagnare un personaggio attraverso quattro generazioni è stato emozionante, non l’avevo mai fatto prima. Eppure David è riuscito a rendere l’evoluzione di Joy una cosa perfettamente organica, naturale. Una cosa che ho notato è che con l’età ci si tende a calmare. Per cui ho modificato lievemente la voce ed i manierismi di Joy, per renderla più sicura di sé, più lenta nei movimenti”, ha spiegato la Lawrence.

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L’attrice ritiene che la chiave per comprendere visceralmente l’impatto del successo di Joy sia vederla alle prese con i suoi momenti più bui: “viene dedicato molto spazio agli anni in cui Joy non credeva in se stessa e nel suo potenziale, anni in cui si era lasciata convincere dagli altri che i suoi sogni erano assurdi”. Un sogno che si riuscirà a realizzare senza sacrificare la famiglia: “anche se spesso la fanno impazzire, la sua dedizione nei loro confronti non vacilla mai, neanche per un attimo – ride la Lawrence – in fondo tutti le vogliono bene e cercano solo di proteggerla”.

“Questa non è solo la storia di Joy. È una storia sulla famiglia, sull’immaginazione, sulla fiducia in se stessi, sulla spietatezza del successo e su quello che succede quando lo ottieni”.

Jennifer Lawrence

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