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João Salaviza, il primo lungometraggio si chiama Montanha

João Salaviza, regista portoghese già vincitore con i suoi corti del Festival di Cannes (Arena, 2009) e dell’Orso d’oro a Berlino (Rafa, 2012), ha presenta oggi a Venezia Montanha, film selezionato dalla 30esima Settimana Internazionale della Critica.

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Salaviza, classe 1984 (foto copertina), è un autore che nella “breve durata” si è già fatto valere (tanto da conquistarsi, giovanissimo, una retrospettiva al Centre Pompidou di Parigi), e che per il suo esordio nel lungo ha scelto di raccontare la “linea d’ombra” attraversata dal quattordicenne David in una calda estate a Lisbona che sembra non finire mai: suo nonno sta morendo, e il vuoto che lascia costringe il nipote a diventare l’uomo di casa. David, però, non si sente pronto ad assumere questo nuovo ruolo: eppure, senza accorgersene, più cerca di sfuggire all’età adulta, più le si avvicina.

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Un film, come altri della selezione di quest’anno (su tutti il nepalese Kalo Pothi), che guarda il mondo ad altezza di ragazzo: tenero e rabbioso insieme, fragile e duro, David (interpretato, e non è un caso, dal suo omonimo David Mourato) è il protagonista di un romanzo di formazione che racconta l’energia pronta ad esplodere dell’età forse più crudele, di certo la più spiazzante, segnata com’è dall’ingresso nel mondo degli adulti, dalle angosce, dai turbamenti del primo amore (e del primo bacio). Perché l’adolescenza è come una montagna da scalare, che si può presentare improvvisamente ripida.

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