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Sola Al Mio Matrimonio, il femminile viaggio verso la libertà di Marta Bergman

Dopo essere stato presentato nella sezione ACID al Festival di Cannes, e dopo i grandi apprezzamenti di numerosi festival internazionali, tra cui il Rome Independent Film Festival (dove ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria e il premio alla protagonista Alina Serban come Miglior Attrice), giovedì 1 ottobre grazie a Cineclub Internazionale Distribuzione arriva nei nostri cinema Sola Al Mio Matrimonio, la pellicola diretta da Marta Bergman.

Il film

Pamela (Alina Serban), giovane Rom insolente, spontanea e piena di ironia, non assomiglia a nessun’altra ragazza della sua comunità. Vive con sua nonna e la sua bambina, ma sogna la libertà e mondi da esplorare. Rompendo con le tradizioni che la soffocano, parte alla volta dell’ignoto con tre sole parole di francese, un bagaglio e la speranza di un matrimonio in Belgio per cambiare il suo destino e quello di sua figlia, per essere finalmente una donna libera.

Marta Bergman racconta…

Volevo rendere omaggio a una comunità complessa, indecifrabile, ricca di persone piene di talento e umorismo. Da tutte queste cose è nato il personaggio di Pamela, una giovane donna che sogna, si proietta in qualcosa di più grande, in un altrove. È ciò che la distingue dalle altre ragazze del villaggio. Tracciando il suo percorso, scopre l’amore che nutre per sua figlia e trova in sé stessa le risorse per allevarla da sola. Volevo un personaggio che lo spettatore amasse per la sua audacia, la sua gioia di vivere e il suo desiderio di imparare“.

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Ho voluto che il film trovasse la sua coerenza nel legame forte, che prosegue nonostante l’assenza, tra madre e figlia. Così come sua madre, Bébé fa parte di una tradizione di personaggi femminili che in diverse generazioni, fanno sentire con forza le loro voci. Il loro destino è alla base della storia che racconto. La storia del film si inscrive nel contesto contemporaneo. L’Occidente e i suoi miraggi di una vita da sogno; nel villaggio di Pamela in ogni casupola c’è un’antenna parabolica aperta sul mondo. Le informazioni televisive che testimoniano della crisi economica del mondo occidentale e delle espulsioni dei migranti non cambiano la loro percezione. Non volevo però fare un film pietista e che bloccasse i personaggi in stereotipi“.