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La Cucina Incantata – Intervista a Silvia Casini: “Hayao Miyazaki ci trasmette l’amore per il cibo”

La Cucina Incantata 1L’emozionante opera di Hayao Miyzaki – ovvero l’artista unanimemente riconosciuto come il maestro indiscusso dell’animazione giapponese – esplorata attraverso i piatti protagonisti dei suoi indimenticabili film. Questo è ciò che hanno fatto Silvia Casini, Francesco Pasqua e Raffaella Fenoglio con La Cucina Incantata, un bellissimo libro (edito da Trenta Editore e inserito nella collana 30 Più Uno) che propone una serie di ricette tratte dai capolavori del grande regista in tre stuzzicanti varianti. In particolare i tre autori – subito dopo la prefazione della doppiatrice Alessandra Korompay – hanno preso in esame 11 film diretti dal maestro Miyazaki, nello specifico: Lupin III – Il Castello di Cagliostro (1979), Nausicaä della Valle Del Vento (1984), Laputa – Castello Nel Cielo (1986), Il Mio Vicino Totoro (1988), Kiki – Consegne a Domicilio (1989), Porco Rosso (1992), Principessa Mononoke (1997), La Città Incantata (2001), Il Castello Errante di Howl (2004), Ponyo Sulla Scogliera (2008) e Si Alza Il Vento (2013). 

Intervista a Silvia Casini

Se a curare le ricette gastronomiche è stata Raffella Fenoglio, la parte cinematografica del libro è stata scritta da Francesco Pasqua e Silvia Casini che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Partirei dal titolo, La Cucina Incantata, un chiaro omaggio a La Città Incantata del Maestro Miyazaki. Oltre al gioco di parole, c’è un’anima comune tra quel film e il vostro libro? Come si può descrivere la vostra “Cucina Incantata”?

In generale, cinema e gastronomia sono interconnessi. La settima arte è piena di suggestioni olfattive. E non è un caso, infatti, che tutte le pietanze presenti nei lungometraggi di Miyazaki siano esteticamente invitanti e stuzzicanti; pazienza e cura del dettaglio nel “raccontare” sapori e profumi sono da sempre i suoi ingredienti imprescindibili. Una maestria del disegno tale da riuscire a trasmetterci tutta la fragranza di una verdura o la sofficità di un panino. Un’esperienza multisensoriale, che ci restituisce una quotidianità familiare attraverso piccoli gesti, che vanno dallo sfrigolare della pancetta al borbottio di una zuppa in pentola. In buona sostanza, Miyazaki ci rammenta che il cibo è rappresentazione di una cultura, specchio di un mondo. E grazie a La cucina incantata potrete ricreare a casa i piatti più iconici dei suoi film, ma non solo. Infatti, il ricettario cine-gastronomico propone una serie di ricette tratte dai film del grande regista, ma in tre stuzzicanti varianti, per chi è poco avvezzo alla cucina nipponica. 

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Nella cinematografia di Miyazaki la gastronomia è molto presente. Che ruolo ha il cibo nelle sue opere?

Gastronomia e cinema sono due mondi capaci di offrire esperienze sensoriali uniche e indescrivibili. Chi ha compreso a pieno questa filosofia è il maestro Hayao Miyazaki, che con le sue storie è riuscito a incantare grandi e piccini. E se c’è una cosa che non manca mai nei suoi lungometraggi è proprio il rapporto tra i personaggi e il cibo. L’impatto visivo delle sue opere è sempre variegato, festoso, pieno di un certo lucore e nel guardarle si ha persino la sensazione di aver messo in allerta tutti i sensi. A confermare questa impressione c’è l’amore di Miyazaki per il cibo. È indubbio che si ha l’acquolina in bocca davanti ai suoi banchetti, alle sue minestre fumanti, ai suoi stuzzichini invitanti. Per Miyazaki la gastronomia è cultura, è vita, è memoria, è cuore. Le sue storie toccanti sono ricche di magia, immaginazione, valori, tradizioni e anche cibi appetitosi. 

Il libro è composto da diversi capitoli e ad ogni film selezionato corrispondono diverse ricette. In che modo ogni storia incide anche sulla scelta dei piatti che vediamo (e che poi possiamo preparare e gustare)? Che relazione può esserci tra stato d’animo e carattere dei personaggi e il cibo che mangiano?

I film di Miyazaki ci ricordano che il rispetto e l’affetto lo dobbiamo anche al cibo, in quanto rappresentazione di una cultura; è un cibo che si fa, in altre parole, portatore di impegno, ringraziamento, emblema di sentimenti e solidarietà. Pensateci bene: qual è l’elemento che unisce l’universo di Ponyo a quello di Lupin, di Howl e di Porco Rosso? Non c’è un personaggio che non sia di buona forchetta: Ponyo col suo ramen, Sheeta col suo egg toast, Lupin III coi suoi spaghetti con le polpette, Porco rosso col suo salmone immerso nella besciamella, celebrano tutti la gratificazione, soprattutto emotiva, che il cibo dà loro. Certo, senza troppo esagerare, perché altrimenti si rischia di fare la fine dei genitori di Chihiro, la protagonista de La città incantata, trasformati in maiali per ingordigia! Ogni film viene analizzato dal punto di vista cinematografico, dopodiché ci sono le ricette originali e come specificato prima, alcune varianti più occidentali per chi non “mastica” la cucina nipponica. Così, tutti, ma proprio tutti, potranno ricreare a casa i piatti presenti nelle opere summenzionate. 

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L’amore e il profondo rispetto che Miyazaki ha per la cucina è sapientemente tradotto in immagini, dettagli, suoni. Sembra quasi di sentire il profumo di piatto, il suo calore, la sua consistenza. In che modo il Maestro riesce a trasformare questo amore in disegno? Personalmente, cosa ti colpisce di più (o ti fa venire più appetito) di questa rappresentazione?

La gastronomia miyazakiana ricopre, come già accennato, un importante aspetto simbolico considerato che ogni singola portata assume un ruolo cardine nello sviluppo della storia – ora rassicurante, ora nostalgico – sottolineato dall’amore che i personaggi emanano quando sono tra i fornelli. Ogni dettaglio diventa così un pretesto per saldare e trasmettere il forte legame tra cibo e memoria, tra gusto ed emozioni, per apprezzare l’unione familiare o tra amici, restituendo significato alla sacralità dell’esistenza. Ogni pasto è un chiaro segno dell’intima comunione tra società giapponese e arte culinaria, intesa non solo come appagamento dei desideri primari, ma soprattutto come gioia sensoriale.

Il cinema di Miyazaki è amato in tutto il mondo e i suoi capolavori sono anche un mezzo per diffondere la cultura gastronomica giapponese. Quanto secondo lei ha inciso sulla nostra voglia di assaggiare queste pietanze?

È indubbio: guardare i film di Miyazaki significa perdersi in un labirinto di sentimenti ma, anche ritrovarsi nei ritmi e nelle vite dei protagonisti degustando con loro, seppur idealmente, certi piatti (forse) mai provati. La verità è che impossibile resistere a certe sequenze gastronomiche, perché gli ingredienti usati sono variopinti e saporiti; gli intingoli densi e allettanti. C’è anche da dire che la filosofia sottostante i lungometraggi di Miyazaki mette sempre in evidenza le caratteristiche di Madre Natura: equilibrio puro, necessario e armonico. Ecco perché nelle sue opere il gusto si lega ai colori e agli oggetti disposti sulla tavola: le portate, sapientemente cucinate, rimandano all’ancestrale armonia del creato. Proprio per tutti questi dettagli maniacali nel disegno, ogni volta che guardiamo una pellicola di Miyazaki ci viene appetito, ben sapendo che sono soltanto pietanze magicamente raffigurate. Una magia…

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Ancor di più, però, sono i messaggi universali d’amore, la bontà d’animo, che arrivano al cuore del pubblico. Un cinema edificante, di sentimenti, di emozioni positive. In questo terribile momento che stiamo vivendo quanto il cinema può essere “un’arma” di resistenza? Mi riferisco alla capacità delle storie narrate su grande schermo di smuovere le coscienze e di creare un senso di unità e di fratellanza, e di ferma condanna a tutto ciò che è violenza e morte e che distrugge la pace e la vita.

Senza ombra di dubbio, la produzione cinematografica è una forma di resilienza che induce lo spettatore alla riflessione. E anche rimanendo in campo miyazakiano, sì Hayao è il maestro della magia, della leggerezza, della fantasia, della sensibilità, ma è anche un cineasta che propone temi sociali importanti. Il suo enorme potere immaginifico, le sue metafore eleganti, le sue creature sorprendenti, la sua animazione curata e poetica, rendono il suo cinema un vivo piacere per gli occhi e il cuore. Perché i suoi film contengono messaggi umani, sociali e etici. Il tutto condito da colori sfavillanti, panorami suggestivi, brani sognanti e un omaggio perpetuo a Madre Natura. La sua arte visionaria ci ha regalato città sul mare, lande incantate, castelli erranti, porci volanti e foreste da tutelare. I suoi personaggi, poi, tendono continuamente alla trasformazione. Grazie alle esperienze e alla sofferenza, sperimentano un processo di guarigione, che germina in una sana rinascita. Intimo, straordinario, fiabesco e dinamico, il cinema di Miyazaki è toccante, riflessivo e rivoluzionario. Uno dei temi affrontati è anche l’orrore della guerra, perché il maestro non ha mai eclissato le sue ferite, le ha sempre tenute esposte, esorcizzandole con il suo meraviglioso e prodigioso sentire. Ci sono sequenze belliche efferate ne Il castello errante di Howl, in Principessa Mononoke, in Porco Rosso, in Nausicaä della Valle del vento, in Si alza il vento, ecc. che lasciano intendere il pensiero di Miyazaki: detesta le armi, la violenza e la cupidigia. Le sue storie traggono spesso spunto dal suo vissuto traumatico e si oppongono al militarismo bieco, con l’amore, il candore, l’empatia, la gentilezza e l’innocenza. Un altro elemento peculiare del suo stile è lo stupore. Si nasconde ovunque: dai sogni di gloria di un giovane aviatore a un succulento piatto di ramen, dall’evocazione del proprio nome a una scopa piena di speranza e magia. Miyazaki ci ha insegnato che non solo gli uomini, ma anche gli oggetti e persino i luoghi hanno una propria narrazione interiore, fatta di miti e leggende. Ecco perché nei suoi film i castelli camminano, i gatti parlano e i boschi sono pieni di spiriti. Tutto è vita, scoperta, incantagione.

Intervista di Giacomo Aricò