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The Lighthouse, da Robert Eggers a Stanley Kubrick (e viceversa)

Un anno dopo l’uscita di The Vanishing – Il Mistero Del Faro (2018), il thriller psicologico diretto da Kristoffer Nyholm, nel 2019 Robert Eggers (dopo l’ottimo esordio nel 2015 con l’horror The VVitch) ha realizzato The Lighthouse, una storia che condivide la medesima ambientazione e genere cinematografico. Il film, interpretato da Willem Dafoe e Robert Pattinson, da qualche settimana è disponibile su Amazon Prime Video.

Robert Pattinson e Willem Dafoe in "The Lighthouse"

Robert Pattinson e Willem Dafoe in “The Lighthouse”

The Lighthouse

Presentato a Cannes 72, The Lighthouse è un horror psicologico girato in bianco e nero e ambientato su un’isola remota al largo delle coste del New England (nel film di Nyholm invece la vicenda, realmente accaduta, si svolgeva sulle Isole Flannan, nelle Ebridi esterne della Scozia). Anche in questo caso, come per The Vanishing, lo spettatore assiste ad uno scontro tra i protagonisti esclusivamente maschili (tre nel film di Nyholm, due in quello di Eggers), in un crescendo di tensione e follia ben nutrito dal forte senso di isolamento provato dai personaggi. Il parallelismo tra i due film, simili ma molto diversi, non è però l’aspetto che intendo indagare in questo articolo. Quello che invece ho trovato molto interessante è la visione dell’Uomo di Eggers, così particolarmente vicina a quella di Stanley Kubrick.

L’Uomo Scisso di Kubrick

L’Occhio di Stanley Kubrick ha sempre inquadrato – film dopo film (o meglio, capolavoro dopo capolavoro) un Uomo dominato da due anime: Ragione e Istinto. Una dicotomia facilmente declinabile in Conoscenza/Ignoranza. O in Uomo Civilizzato/Uomo Bestiale. All’origine della parabola umana, se pensiamo a 2001: Odissea Nello Spazio, c’è un atto violento e millenni di evoluzione non hanno dato come risultato che un uomo duale, scisso, che ha perso il controllo sul proprio agire e sul mondo: un uomo su cui il progresso e la tecnologia hanno esercitato effetti devastanti e, al contempo, un uomo ancora mosso da quegli istinti primordiali che la cultura razionalista non è riuscita a dominare del tutto.Al centro di ogni film di Kubrick c’è infatti la Violenza dell’Uomo, inquadrata attraverso storie ed epoche diverse: dai primi film (Fear And Desire, Rapina A Mano Armata, Il Bacio Dell’Assassino) alle pellicole antibelliche (Orizzonti di Gloria e Full Metal Jacket), da Spartacus a Lolita, dal Dottor Stranamore al clamoroso Arancia Meccanica, da Barry Lyndon ad Eyes Wide Shut.  L’uomo kubrickiano è un essere frantumato, alla ricerca di un’identità.

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L’Isola come l’Overlook Hotel

Fuori dalla lista dei lungometraggi di Kubrick ho tenuto, volutamente, due titoli che Eggers ha citato in questo film: Shining e il sopracitato 2001: Odissea Nello Spazio. Due pellicole che riemergono fortemente in The Lighthouse. Cominciamo da Shining: nel film Ephraim Winslow (Robert Pattinson) si è recato sull’isola per lavorare un mese come guardiano del faro, sotto la supervisione dell’anziano e irascibile custode, Thomas Wake (Willem Dafoe). Ad un certo punto si scoprirà che Ephraim Winslow è in realtà Thomas Howard, giocando con uno dei temi principali di Shining: il Doppio (un doppio nome, un doppio Thomas). Il sopracitato Uomo Duale (e quindi Uomo Doppio) di Kubrick coincide con i personaggi di Eggers. Due Thomas, due diversi Thomas per ogni Thomas. Anche nel loro caso assistiamo a molteplici versioni che corrispondono alle dicotomie descritte sopra. Ci sono i Thomas “Professionisti” (e quindi nella loro veste “Civile”): il Thomas Howard che deve imparare dal severo Thomas Wake il mestiere, ovvero diventare il guardiano del faro. Allo stesso modo ci sono i due Thomas “Bestiali”, dominati da istinto e bisogni primari: assistiamo al giovane Howard che si masturba e all’anziano Wake emettere, senza ritegno ne decoro, peti.

Contrapposte sono inoltre le loro versioni “Sobrie” e “Sbronze”: scontrosi, cupi, arrabbiati, severi nel primo caso; euforici, divertenti (quasi idioti), più amichevoli e generosi (ma anche terribilmente violenti, senza spoiler), una volta bevuto l’alcol. Un aspetto che ci riporta alla mente il Jack Torrance di Stephen King e Stanley Kubrick, un uomo violento, disturbato, con un passato da alcolizzato, che in Shining tornerà a bere una volta che ritrova (nella sua mente folle) il barman dell’albergo Lloyd che gli serve del bourbon. Un “bicchierino” che lo porterà, stressato anche da Wendy, nella famosa camera 237 dove incontrerà nella vasca del bagno la Ragazza-Che-Diventa-La-Vecchia-In-Decomposizione. Sembra essere lo stesso fantasma che Thomas Howard trova, in The Lighthouse, nella Sirena che prima lo attira e poi lo terrorizza con un urlo insostenibile. Una visione onirica (che si accompagna anche al vecchio che galleggia nell’acqua) che rende l’Isola del film un vero e proprio personaggio (malefico) della storia proprio come l’Overlook Hotel. Un luogo che confonde, che aliena, che porta alla pazzia, che attira quasi gli stessi Uccelli di Hitchcock. Ma sopratuttto un luogo che non ti lascia via di fuga: in Shining una tormenta di neve rende il luogo isolato e inaccessibile, in The Lighthouse, allo stesso modo, ogni tipo di imbarcazione (per recuperare i protagonisti, e quindi salvifica) non può giungere per via delle tempeste e del mare indomabile.

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Il Faro come il Monolito di 2001: Odissea Nello Spazio

Ma il vero mistero proposto da Eggers è quello riguardante il Faro. Un oggetto/entità che Thomas Wake tiene ben lontano dal suo sguattero. Cosa nasconde? Quel faro, per restare sul parallelismo con Kubrick, ricorda infatti il Monolito di 2001: Odissea Nello Spazio, ed eccoci al secondo film. Nel capolavoro di Kubrick, nato da La Sentinella di Arthur Clarke, il Monolito è l’unione simbolica di concetto e materia (un parallelepipedo scolpito nella pietra), è sia qualcosa che ci è assolutamente lontano (l’alieno) ma al tempo stesso vicino e familiare, tangibile. Rappresenta le nostre paure, è l’immagine mentale destinata a diventare specchio delle nostre proiezioni psichiche, poiché in Kubrick le paure coabitano con la razionalità. In 2001, ogni apparizione del monolito è accompagnata da un contatto rituale o animalesco, ha un carattere iniziatico, genera una specie di culto. È sempre uno svelamento che marca un salto qualitativo nell’essere dei personaggi. Appena prima del finale, nel film di Kubrick assistiamo al viaggio verso la Verità e la Conoscenza Assouluta: l’uomo-arco si lancia verso il futuro e si trasfigura, il suo sguardo è sottoposto a una iper-visione, il viaggio definitivo, un’esperienza sensazionale che si sarebbe conclusa con la sua rinascita. Lo stesso volto devastato dell’astronauta Floyd, sembra essere lo stesso di Thomas Howard nel finale di The Lighthouse, quando finalmente entra nella “stanza” del Faro. Quella luce, Divina, lo abbaglia e lo stravolge.

Ma per l’Uomo di Eggers non ci sarà né evoluzione né rinascita. Divorato dagli Uccelli, sopraffatto dalla Natura ma soprattutto dalla sua Mente.

Giacomo Aricò